Blade Runner49 ovvero: Essere Umano? Ma chi te lo fa fare…

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ATTENZIONE! contiene SPOILER 

Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve non aveva una “mission” facile: non far rimpiangere il grande classico di Ridley Scott. Ci è riuscito? Ma soprattutto a ’sti replicanti chi glielo fa fare di diventare come noi umani? Siamo davvero umani noi “esseri umani?”

Proviamo ad analizzare il film in modo molto fenomenologico: cioè commentando passo passo quello che abbiamo visto (e che ve credevate che era ’sta fenomenologia?). Partiamo dalle sequenze iniziali che come insegnano i “cianòfili” professionals sono come le mosse di apertura di uno scacchista: ti dicono dove va il film. E dove va? Beh va… la primissima sequenza in entrambi i movies, chiamiamoli per convenzione BR 1 e BR 2 (sì lo so suona inquietante, ma Blade 1 e 2 fa pensare a Wesley Snipes…), la vera scena iniziale è una sorta di “gobbo” che sintetizza la situazione. In BR1 semplicemente descrive una situazione di fatto, in BR2 giocoforza invece riassume ciò che è accaduto dal 2019 a oggi, cioè 2049. Non meravigliamoci che la sequenza iniziale non sia visiva ma letteraria: la scrittura è in fondo il nucleo originario di questo universo filmico, il seme infatti da cui nasce tutto ciò è di Philp K. Dick che dopo Shakespeare è l’autore più saccheggiato dal cinema. Insomma si tratta di un universo, non lo tieni non lo contieni in una sequenza, nei contorni di uno schermo. In fondo parla di noi.

Ok.

Dunque, veniamo a sapere che dal 2019 in poi, i replicanti, i lavori in pelle (leatherworks), si sono vieppiù ribellati, veri e propri rivoluzionari (altro che umani!) e dunque sono stati quasi tutti sterminati, ma la resistenza continua ancora; quella continua sempre; che ovviamente il disastro climatico ha portato carestia; che ovviamente è uscito fuori il solito scienziatocapitalista che ha salvato tutte e tutti (immaginiamo a che prezzo in termini di libertà etc…) e infine che questo “cattivone” munifico, vero e proprio dio umano si è appropriato dei brevetti di Tyrrel (il precedente capitalistascienziato cattivone) – come uno Zuckenberg qualsiasi che si compra whattapp, per dire – per reimmettere sul mercato i replicanti, stavolta schiavissimi e senza più possibilità che si ribellino agli umani, neanche se gli fanno marameo.

Detto ciò, veniamo all’occhio. Sì la prima sequenza visiva in BR2, ecco, è un occhio aperto, così come in BR1. Lì era l’occhio di Deckard (mica devo spiegare chi è? Ma soprattutto non ci interessa se era un replicante o no, vero? non è il punto. Se invece volete addentrarvi in questa inutile quete consultate pure la rete…) il quale rimaneva esterrefatto dalla formidabile visione (formidabile che in latino vuol dire anche pauroso) dell’edifico della Tyrrell Corporation (l’abnorme anche degradato ci attrae ci impietrisce, si tratta del sublime di cui parlano Kant e altri capoccioni, ma questo è un guaio, perché per noi humans è bella anche la monnezza oltre che la natura e dunque che ci sia un bel panorama naturale o un bel panorama urbano post industriale che cambia? E invece cambia). L’occhio di BR2 è invece del replicante K davanti al quale stavolta non si apre una fiammeggiante città alla Moebius (l’immenso fumettista francese che ha ispirato il visual design del film di Scott e dunque il nostro immaginario… per sempre): ma invece un panorama piatto lindo assoluto bianco livido obitoriale, esattamente l’opposto del primo, della serie “noi siamo uguale, ma anche diversi”. E si tratta di un panorama altrettanto inquietante, come un grado zero dell’immagine e se vogliamo della vita e della storia umana. Il paesaggio addirittura sembra come certe coltivazioni viste dall’alto, tipo dall’aereo, i campi a puzzle freddissimi così appaiono all’occhio.

L’occhio del replicante K.

Cioè il nostro hahaha.

Il buon K è obbedientissimo e non ci ha un minimo di dubbio esistenziale altro che quel punkettone byroniano di un Roy Batty (a proposito, ciao Rutger bevi anche per noi là dove stai ora) e la maschera inespressiva di Gosling che ormai (Gosling il mio programma di scrittura non lo segnala come errore … ciò è inquietante…) ci ha abituato a queste maschere deve andare a ritirare un lavoro in pelle che poi è il wrestler Bautista abbastanza in parte dài che poi ci ha una decina di minuti scarsi di presenza, ma che è attore a tutto tondo: I guardiani della galassia dice niente? Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Dave_Bautista.

Insomma in parole povere, K elimina ’sto replicante della prima ora (vecchio ma non obsoleto, direbbe Schwarzy- Terminator) e scopre che ci aveva pure un albero! Un povero rachitico albero, che di alberi ormai temiamo non ce ne sono ormai molti nel mondo e dunque uau, scandalo!!! E soprattutto per quei poteri che solo i replicanti obbedientissimi hanno, si accorge che sotto all’albero è seppellita una cassa con dentro le ossa di… Rachel. Ebbene signore e signori grande primo colpo di scena, Rachel la replicante bellissima interpretata dalla sfortunata attrice Sean Young (vedere wikipedia per vedere che fine ha fatto: certo ne abbiam tempo da perdere, ma è divertentissimo scoprire che hanno fatto gli attori, perderci nell’ipnosi delle connessioni), poteva figliare. Al che subito preoccupazione di Madame, la capitana di K e di tutta la polizia di Los Angeles, la quale gli dice di far sparire le prove perché se si viene a sapere che i replicanti possono figliare è la rivoluzione totale (e finalmente!) da parte dei replicanti e la Madame è una bellissima Robin Wright che non nasconde neanche una delle sue meravigliose rughe ed è di un sexy compresso da paura (anche qui il computer mio conosce in anticipo Robin Wright… li hanno programmati con tutto ciò che vogliamo scrivere? Altro che Blade Runner).

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Bien. Anzi no, mal, perché nel frattempo si interessa alla faccenda anche ovviamente lo scienziatocapitalista che non sogna altro che produrre replicanti fertili e infatti ne ammazza una poverina appena sfornata bella e fatta perché come tutte e tutti è sterile e lui ci ha manìe di grandezza anzi crede proprio di essere un dio e ne ha ben donde, visto che ha salvato l’umanità con le sue colture geneticamente modificate (e Bautista vi lavorava) e fornisce poi a umani e replicanti ologrammi di belle ragazze con cui sollazzarsi attraverso la società Joy e K ne ha una carinissima che gli vuol bene da matti che neanche una moglie ottocentesca e insomma non c’è attività in cui non abbia le mani in pasta. Sarà anche dio, ma è cieco però forse dei limiti ci sono ancora anche se prova a guardare attraverso sistemi particolari che non stiamo qui a raccontare. E lui poi ha una replicante cattivissima ma tostissima cui ha dato un nome umano e insomma batti e ribatti e alla fine K addirittura si convince di essere lui il figlio della replicante e dell’umano che poi è Deckard e lo va infatti a cercare a Las Vegas che è tutta una rovina perché c’è stata una specie di guerra nucleare e uno vorrebbe sapere di più se c’è stata una guerra (e pare che la versione blue ray del film sia tutta di queste chicche) è scoppiata una bomba al trizio e ci sono tutte queste statue semidistrutte che fanno scenario surrealista onirico fighissimo e la fotografia di Deakins che poi è quello che cura la luce dei Coen è di un figo mega da paura al punto che gli hanno dato l’Oscar ed è tutto un passare dal livido grigio super inquinato a barbagli di luce da tramonto spiagge Long Beach il che rende il tutto davvero… epocale. E se volete saperne di più su Deakins e la foto di BR2 vi consiglio questo link molto tecnico ma chiaro http://www.anonimacinefili.it/2018/03/09/blade-runner-2049-direttore-della-fotografia-roger-deakins/.

Senza dimenticare che K passa anche un attimo dalla discarica mega di Los Angeles che è una città nella città piena di rifiuti e di bambini sfruttati per estrarre nichel per andare nelle stramaledette colonie extramondo che almeno quelle non ce l’hanno ancora fatte vedere. E chissà se lo faranno BR3 che poi tante questione rimarranno appese, ma il film non ha avuto grande successo di pubblico.

Insomma, K e Deckard da bravi aspiranti padre e figlio si prendono a cazzotti per socializzare finché fanno amicizia solo che poi a Deckard il cattivone lo rapisce tramite la replicante tostissima e invece K scopre che la ribellione c’è sempre, che la bambina (non era lui ahimè il figlio prediletto messianico e menomale gli direbbe Freud) è viva e nascosta e che bisogna continuare a lottare solo lottando la vita ha un senso e glielo dice una “capa” della rivolta che poi era amica del Bautista morto circa 1 ora e mezza fa. Anzi per l’esattezza gli dice che “morire per la giusta causa è la cosa più umana che possiamo fare”.

E la capa dice pure che tutti possiamo credere di essere il figlio ed è perciò che crediamo e insomma K sommamente deluso però decide di aiutare il suo ex presunto papà e muore nel farlo uccidendo la povera Luv che crede di essere la numero uno ma nessuno davvero la ama ma quel che è peggio è che lei non ama nessuno sempre che non sia anch’essa una forma di amore la dipendenza dal suo padrone. Insomma K ha un ideale più alto di lei e perciò vince. Diciamo.

E così Ford-Deckard può finalmente incontrare sua figlia che meraviglia delle meraviglie è quella che innesta i ricordi nei replicanti per farli sentire un po’ più umani e farli produrre meglio… ma che avendo una tara genetica (e ce credo) sta chiusa in una sfera dove “produce” ricordi. E indovinate per chi lavora? Ma sì avete indovinato: per il cattivone di cui sopra che si chiama Niander Wallace (quasi quasi mi viene il sospetto di lavorare anche io per lui… in fondo a fare videolezioni sto sempre su google).

Ora al netto del tono scherzoso che abbiamo usato (forse per esorcizzare le tante tematiche forti e disperate presenti nel film e che si stanno per realizzare ovverosia: la nostra progressiva disumanizzazione); e al netto dei buchi di sceneggiatura (possibile mai che ’sto Niander che è praticamente un superuomo nicciano senza nessuna compassione e con l’unico obiettivo, l’unica ossessione di: more and more and more, non si accorge che la “figlia” ce l’ha proprio lui in casa?), beh possiamo dirlo, Blade Runner 2049 è un gran bel film, degno erede del BR1 – ma BR1 rimarrà nei nostri cuori forever! E anzi si spinge in là, esplorando tematiche come la paternità nell’epoca dell’evaporazione del Padre (e se i padri non vengono a noi, noi andiamo dai padri, direbbe Telemaco-Recalcati e pure K, solo che Recalcati la famosa psicostar lacaniana (ah se Jaques potesse parlare!) ultimamente assomiglia più a Luv o a Wallace); il tema del godimento virtuale e gadgettistico (c’è molto Lacan in questo film, un Lacan per fortuna poco recalcatiano), al punto che gli ologrammi femminili sono prodotti dalla Joy che vuol dire gioia ma anche “godimento” in inglese. Il tema soprattutto di cosa significhi essere “umani” nella nostra epoca e nel futuro prossimo venturo, al punto che sono i replicanti a volere quelle caratteristiche che ci rendono tali e cioè: la fede in un ideale e dunque: la lotta, l’utopia, il sogno insopprimibile in un mondo più giusto. Un replicante marxista va (oddio, se tipo invece dei replicanti a ribellarsi fossero gli abitanti di quegli slums e poverissimi agglomerati escresciuti gli uni sugli altri come si vedono nel film; o i bambini sfruttati nella dioscarica, pardòn discarica, invece di leatherworks in fissa con figliolanza e paternità, beh forse sarebbe ancora più interessante e futuristico il film di Denis).

Quasi come se Villeneuve avesse voluto provare a scrivere un suo elenco di “cose umane” da non perdere del tutto. O forse ci sta dicendo, che umani replicanti transumani (il transumanesimo è assai “in” in questo periodo); o postumani (ma anche postumi…), i valori per cui combattere sono sempre gli stessi.

Ma un dubbio però si insinua sottopelle (mamma: e se fossimo anche noi dei replicanti? In fondo Dick ne aveva di ’sti deliri a cui a volte crediamo…): ma quei lavori in pelle del film sono proprio sicuri di voler diventare “umani”? Visto ciò che l’Uomo sta facendo a se stesso e alla Terra, forse non è la cosa più saggia da fare.

E chissà che ad essere più saggi non fossero Roy, Pris, Zhora e Leon, cioè i replicanti di BR1, preoccupati com’erano solo di godere dei poteri che gli erano stati dati e di volere più vita possibile.

Accidenti anche loro umani, troppo umani!

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Ambivio Turpione

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