Ci metto la firma, il nuovo spettacolo di Francesca Romana Miceli Picardi

Ci metto la firma e l’inferno vi aprirà le sue porte

In scena al Teatro Petrolini dal 13 al 18 ottobre, “Ci metto la firma” scritto, diretto e interpretato da Francesca Romana Miceli Picardi, con Serena D’Ercole, Ilaria Giambini e Manola Rotunno. Abbiamo incontrato la regista e autrice dello spettacolo.

Siamo in compagnia di Francesca Romana Miceli Picardi, autrice, regista e interprete di Ci metto la firma, uno spettacolo divertente che porta sul palco tutte donne. Chi sono queste donne?

Buongiorno Sissi e sono assolutamente felice, lasciamelo scrivere, di questa intervista che è una ripartenza, ma anche un cordolo tra me e te che dura da anni.

Dunque, o anzi “Ordunque“, come direbbe Malacoda, la coach di Lucifera, al secolo Serena D’ercole che è la prima attrice che cito. Ilaria Giambini nella parte di Lucifera, Manola Rotunno la mia fidata signora Pina (di Milano) e me medesima nella parte della signora Rosa. La voce dell’inferno è di Maria Pia Iannuzzi. Alle luci Vanessa Lentini e come assistente alla regia Gaia De Grecis. Un gruppo compatto di Donne che lavorano nel Teatro e per il Teatro. E anche dal lato tecnico non sono lontane dall’arte. Le “mie” Donne.

Cosa racconta lo spettacolo?

Ci metto la firma” è un vero e proprio sequel di uno spettacolo andato in scena due anni fa: “Assunzione a tempo indeterminato“, nel quale le portinaie Pina di Milano e Rosa di Napoli, si “svegliano” in Paradiso, dove San Pietro ha bisogno di una sua personale assistente/portinaia. Le due per accaparrarsi il posto (a tempo indeterminato!!! l’unico luogo in cui ancora fanno questo contratto è proprio forse il Paradiso) verranno sottoposte a prove “durissime”. Prove che però ahimè nessuna delle due supera e San Pietro scocciato ed esausto delle due le spedisce all’inferno. Da qui nasce lo spettacolo odierno. Ma nell’inferno in cui si trovano Rosa e Pina, Lucifera ha perso la memoria e crede di essere Dracula. Malacoda è disperata perché tutto sta andando a rotoli e ha una sola possibilità: approfittare delle due portinaie per riuscire a far tornare la memoria alla sua adorata satanassa. Riusciranno le due nell’impresa?

Ci porti a visitare l’inferno, un posto che ha molti contro, ma potrebbe avere anche dei pro. Come si arriva a questa “consapevolezza”?

L’inferno è da sempre un antro nel quale le persone si calano inconsapevolmente. Per Italo Calvino esiste solo quello dei viventi, infatti. E sono molto d’accordo con Calvino.

La maggior parte degli esseri umani attraversa inferni indicibili. Non posso credere che “passata la soglia” gliene aspetteranno altri. Nessun inferno, nel momento in cui lo si vive ha dei pro. Se arrivano, l’essere umano lo capisce alla fine del “viaggio”. Uscire in piedi da battaglie personali o da macerie di guerra vere è proprio di quelli che io chiamo eroi.

La mia personale consapevolezza dei pro e dei contro di un inferno, risiede nella lucidità. Nella “tranquillità” con la quale vado verso ogni problema. Non avendo paura, soprattutto di sembrare fragile, impaurita o ansiosa. Le zone di confort non mi interessano più. Al massimo so, che esorcizzerò scrivendo un nuovo spettacolo! Altresì, l’inferno che racconto nello spettacolo è una mia visione ingenua e canzonatoria del male. Che da sempre, per quanto affilato e pericoloso come un bisturi è in verità banale e vanesio.

Nello spettacolo si ride, si canta, si balla e si riflette. La musica approda incisivamente nel racconto. Quali sono state le tue scelte musicali e perché?

Quando scrivo uno spettacolo nella mia testa arriva puntualmente la battuta di inizio e la battuta finale. Dalle parole nate, inizio a sentire brani di ogni tipo. Scelgo mano mano che scrivo il resto delle atmosfere. Creo una specie di contenitore musicale che possa accompagnare e rivestire parole e scene. Il perché nasce da un amore spassionato per la musica di cui sono fruitrice fin dalla nascita e che accompagna le mie giornate e segue i miei stati d’animo: idem succede per gli spettacoli.

Abbiamo anche detto che oltre a ridere si riflette. Qual è il messaggio che vorresti arrivasse al pubblico?

Il messaggio di questo spettacolo è piccolo, semplice e diretto ed è nella battuta finale dello spettacolo…. bisogna venirlo a vedere, per saperlo! Scherzi a parte, “Ci metto la firma” porta in sala la spensieratezza e l’ingenuità di due donne semplici, che vengono sbattute dal Paradiso all’inferno in men che non si dica. Eppure ci sanno ridere sopra. A volte, come diceva il Maestro Battiato “un po’ di leggerezza e di stupidità”, aiutano.

Ci troviamo a vivere un momento particolarmente duro per alcune categorie, tra cui quelle legate allo spettacolo. C’è un messaggio che vorresti inviare a tutti, spettatori assidui e non?

Il mio messaggio è uno solo: “Abbiate cura di voi, alzate la mascherina, ma non le barriere. Non fatevi rubare la vita.

Cosa porti, invece tu, personalmente, di questo periodo?

La voglia di ricominciare. Sempre. Con ancora più entusiasmo. Senza polemiche. Con la voglia di lottare per i diritti di noi lavoratori dello spettacolo. Ma con la consapevolezza dei limiti che ha il Paese in cui vivo per quel che riguarda la cultura. Accendere fuochi è il dovere dell’artista. Anche sotto pandemia. Il lockdown mi ha insegnato a saper aspettare.

Ecco… forse… l’attesa di qualcosa (o qualcuno) che ami è veramente un inferno da cui dover uscirne il più illeso possibile.

Che i sipari del mondo siano come battiti atriali sincopati. Buon lavoro a tutt* i coraggios* che non mollano.

E grazie a te Sissi.

Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo!

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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