CittàNovecento

CittàNovecento non è solo un documentario sulla nascita di una città ma una riflessione su un luogo

Lunedi scorso presso il MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) di Roma si è svolta la proiezione del docufilm “CittàNovecento” per la regia di Dario Biello e le scene di fiction dirette da Pierluigi Ferrandini, che vede la partecipazione di Alessandro Haber, una specie di Virgilio che ci prende per mano e ci fa attraversare il tempo e incontrare uomini e donne che hanno fatto la storia di Colleferro. Insieme ad Haber i racconti di Pennacchi e le riflessioni di Cacciari ci guidano attraverso la storia di una città di fondazione, Colleferro. Come ci spiega Pennacchi una città di fondazione identifica “nuclei urbani e abitativi nati non spontaneamente, ma sulla base di una precisa volontà politica e di un progetto urbanistico e costruiti nella parte fondamentale, detta “nucleo di fondazione”, tramite un intervento unitario di solito realizzato in tempi brevi e con una precisa conformazione geometrica spesso caricata di significati simbolici e modelli ideali (città ideale)”

Il docufilm narra la storia di Colleferro, che da borgo industriale che vede il primo insediamento a ridosso della esistente stazione ferroviaria di Segni Scalo (l’attuale stazione della linea Roma – Cassino denominata Colleferro – Segni – Paliano), dove la Società Valsacco nel 1898 su un terreno rurale e avvalendosi di agevolazioni economiche finalizzate alla coltivazione della barbabietola, impiantò uno zuccherificio. Intorno alla fabbrica si sviluppò il villaggio tuttora noto come Colleferro Scalo. A seguito della crisi dello zuccherificio, l’impianto industriale viene riconvertito, nel 1912, in fabbrica di esplosivi ad opera del senatore Giovanni Bombrini e dell’ingegnere Leopoldo Parodi Delfino. I due probabilmente capiscono che le guerre balcaniche del biennio 1912-13, un conflitto per procura tra le potenze imperiali e dell’Intesa, non avrebbero avuto durata breve e infatti nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale la fabbrica divenne fondamentale per  la produzione di armamenti, assumendo una sua centralità nello sviluppo industriale della zona. Come per altre città di fondazione, intorno alla fabbrica si formò il primo nucleo abitativo. Delfino Parodi chiamò l’architetto, in realtà la sua formazione era ingegneristica, Riccardo Morandi che, probabilmente rifacendosi al falansterio di Charles Fourier, sviluppò quel primo nucleo, un villaggio denominato BPD,  con la costruzione di case per operai, la scuola, la chiesa dedicata a Santa Barbara, lo spaccio, il cinema. Una concezione “organicistica” tipica dell’epoca, siamo nel 1934 in pieno regime fascista, dove l’ordine economico capitalistico doveva annullare ogni autonomia individuale e ridurre il lavoratore ad agire dentro un sistema di controllo che passa dalla casa alla fabbrica, dalla chiesa alla scuola, annullando ogni forma di conflitto sociale.  Quel primo borgo industriale comincia così ad assumere la forma di una nuova città di fondazione, dove accanto agli edifici pubblici sorgono gli edifici privati con la realizzazione di un piano urbanistico che risente dell’architettura dell’epoca: il razionalismo. Morandi maturò nel corso degli anni un razionalismo costruttivo che lo portò ad applicarsi nello studio del cemento armato precompresso, il cui utilizzo possiamo ancora vedere nelle tante opere morandiane sparse in Italia e nel mondo, convinto della necessità di mettere a punto un organismo originale italiano; tra il 1936 ed il 1940 infatti progettò una serie di strutture di notevole importanza nel campo delle costruzioni industriali. Morandi dette così avvio per Colleferro ad un nuovo piano urbanistico sul tipo delle città giardino, come avvenne per diverse città di fondazione dell’epoca nel territorio dell’agro-pontino a seguito della bonifica delle paludi pontine (1932).

Il 13 giugno 1935 viene costituito il comune di Colleferro: “la città operaia”.

Il docufilm nel rendere omaggio alla genialità costruttivistica di Riccardo Morandi, non può non dedicare un ricordo alle  vittime della tragedia del viadotto del Pulcevera, meglio noto come “ponte Morandi”, dove una parte del ponte collassò il  14 agosto del 2018 causando 43 morti e 11 feriti. Purtroppo l’ignavia, la mancanza di controlli, la logica del profitto hanno fatto sì che un’opera frutto della genialità italiana, diventasse la tomba per tanti innocenti. Un’opera, come le tante che Morandi ha costruito, che sono il frutto della conquista dello spazio e un fatto di pura forma, dove trova sintesi l’opera dell’ingegnere e dell’architetto. Per Morandi opere come i ponti devono interagire con il paesaggio e con chi quel territorio abita. Il progresso per Morandi è un binomio stretto tra necessità (urbanizzazione, viabilità) e tutela del patrimonio naturale, in un giusto mix di contaminazione.

CittàNovecento quindi non è solo un documentario sulla nascita di una città ma una riflessione su un luogo, la città, dove vivere insieme, lavorare insieme, difendersi insieme. Un sistema complesso, dinamico e adattativo in continuo cambiamento. E Colleferro attraverso il suo polo industriale lo sta dimostrando: dall’iniziale zuccherificio, passando alla fabbrica di esplosivi fino alla crisi degli anni novanta. Ma la forte identità della città e la lungimiranza della sua giovane classe dirigente, rappresentata dal Sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, ne ha fatto riscoprire le radice su cui costruire il futuro. Nel 2018 Colleferro viene insignito del titolo di Capitale della Cultura del Lazio. E oggi, con uno sguardo rivolto al suo passato operaio, può guardare al futuro fatto di alta tecnologia che la proietta nello spazio per nuove sfide.

Il docufilm poi si apre e si chiude sui versi di un sonetto che D’Annunzio scrisse il 2 aprile 1989 in ricordo di una sosta presso la stazione di “Segni-Paliano” durante una delle sue tante avventure d’amore. Il sonetto ha per titolo “L’alberello”:

 “O tu, nell’aria, torto e senza fiori,

alberello di Segni Paliano

 che deridendo accenni di lontano

 alla inutile nostra impazienza.

 Or quando fiorirai, livido nano,

 se non dunque fiorisci a la presenza

 di lei che chiude la divina essenza

 d’ogni fiore nel sangue sovrumano?

 Ben ti compiango. Già di tra le spesse

 argentee frecce de la nube occhieggia

 languidamente a’ colli umili il Sole.

 E fende l’aria un sibilo…Oh promesse

 del desiderio! O come a noi fiammeggia

 ne l’anima secreta un altro sole”.

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

Leggi anche