Dispensiamo abbracci a pagamento

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Potrebbe sembrare uno slogan pubblicitario, ma da qualche tempo esistono anche i dispensori di abbracci, quelli veri. Un nuovo modo di lavorare, ma anche un ingegnoso modo per inventare nuove occupazioni, così diverse da quelle a cui eravamo abituati in passato.

La nostra società sta cambiando in modo vertiginoso. Cambiano le esigenze, cambiano gli obiettivi delle persone, ma soprattutto stanno cambiando i lavori. Alcuni mestieri che sono stati fondamentali nel passato, stanno sparendo o sono già spariti e i giovani non se ne ricordano nemmeno la figura o l’utilità. Si affacciano, però, tantissimi altri lavori, nuovi o particolari.

Nel ventennio passato hanno spopolato le figure legate alla comunicazione, soprattutto quella digitale. Tantissime figure professionali, infatti, sono nate e si sono evolute proprio grazie alle nuove tecnologie e allo sviluppo della rete Internet. Essendo lavori che spesso, anzi quasi sempre,si possono svolgere da casa o da soli, in remoto, questo ha aumentato la solitudine delle persone che si sono legate a tali mestieri. Poco rapporto reale con le persone, tanto con le macchine e le realtà virtuali, hanno sostituito anche i rapporti umani. Ma non solo lavoro. I giovani oggi sono coinvolti nel mondo virtuale dei videogiochi, dove possono vivere esperienze particolari, ma anche una realtà diverse dalla loro. Ecco allora che l’isolamento e la mancanza di affetti ha preso il sopravvento.

In USA, dove tendenzialmente le tecnologie si avvantaggiano di alcuni anni, su quelle che si sviluppano nel vecchio continente, sta nascendo, ma soprattutto si sta sviluppando, un nuovo lavoro: il dispensore di abbracci. Qualcuno storcerà il naso, lo chiamerà inutile e ridicolo come lavoro, prendendo in giro non solo chi lo svolge, ma anche chi ne richiede l’utilizzo. Chi lo fa, però, non si ferma a riflettere sulle reali situazioni sociali in cui viviamo. Sembra una banalità, ma l’abbraccio caloroso di una persona può donare molta più fiducia di mille parole, soprattutto quando parole, per eventi o fatti accaduti, non si possono trovare.

Non a caso una delle professioni più diffuse in questo ultimo ventennio, riguarda la sfera personale. Psicologi e attinenti, si sono moltiplicati e non per problemi legati a fatti essenzialmente drammatici, ma soprattutto perché, le persone che vivono in una società altamente competitiva, veloce e che richiede uno sforzo immane, per stare al passo con i ritmi frenetici della vita lavorativa e sociale. Spesso anche chi ci sta accanto non ha tempo o voglia di ascoltare le nostre parole, i nostri problemi, anche futili, ma che necessitano di essere espressi e dichiarati.

Ecco allora l’idea di andare a parlarne con uno psicologo, una persona che ascolta i nostri problemi, cerca con noi una soluzione e soprattutto ha del tempo da dedicare singolarmente alla persona. Certo, lo paghiamo, non è un amico, ma in mancanza di questi, lo psicologo ci aiuta a rilassarci, anche se dovesse essere per una sola ora a settimana.

Tutto questo, però, non riesce a compensare una mancanza sempre più rilevante e sentita, del rapporto umano con un’altra persona. Il contatto fisico, spesso lasciato in disparte a causa del lavoro stressante, oggi non esistono solo le solite 8 ore di lavoro, ma oltre a quello vengono richiesti altri impegni, soprattutto alle donne. Ed ecco affacciarsi nel mondo questa nuova figura: il dispensore di abbracci. Per comprenderne l’importanza, basta ricordare, per chi ha avuto la fortuna di averli, gli abbracci delle mamme, dei papà, dei nonni, delle figure che hanno allietato la nostra infanzia, dove un abbraccio permetteva di superare qualsiasi ostacolo, paura, dolore.

L’abbraccio non cambia la sua funzione una volta che siamo diventati adulti, anzi, ne aumenta l’efficacia, facendoci sentire meno soli, più vicini, sostenuti nelle difficoltà come nelle gioie. Una forma di affetto che spesso è sottovalutata. Eccoli allora tornare alla ribalta con una figura professionale come quella lavorativa.

Tornare a casa dopo aver ricevuto un abbraccio, anche se elargito da qualcuno che lo fa per lavoro, aiuta le persone a sentirsi meno sole, più forti, più determinate, convincendole anche che il lavoro svolto durante tutta la giornata, non è passato inosservato e nemmeno in secondo piano. Lo sapevano bene gli antichi che lo consideravano non solo una forma di saluto o benvenuto, o di augurio per una partenza, ma anche un riconoscimento.

Abbracciarsi è una forma di amore e rispetto che dovrebbe essere elargita con maggiore attenzione e si, anche gratuità, soprattutto in famiglia. Ma le nostre famiglie, i nostri amici, spesso sono troppo presi dalle loro vite, dai loro ritmi per ricordarsi che un sorriso, un abbraccio, possono donare immensa felicità. Allora ben venuto anche a chi fa di questo gesto un modo per vivere in un mondo che sembra sempre meno attento alle esigenze umane e sempre più a quelle economiche.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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