Giulio Turcato in mostra al Castello di Santa Severa

Photo di @ Carolina Taverna

Ripercorrere la carriera artistica di Turcato vuol dire fare un salto indietro nella storia del ‘900

È in corso al Castello di Santa Severa la mostra Giulio Turcato. Colori mai visti. Allestita presso gli spazi interni del borgo medievale, la mostra comprende 30 quadri che abbracciano l’intera produzione dell’artista, dalla prima produzione precedente della seconda guerra mondiale sino all’ultima tela, realizzata nel 1992.

Ripercorrere la carriera artistica di Turcato vuol dire fare un salto indietro nella storia del ‘900 italiana: eventi storici, cambiamenti sociali ed economici hanno segnato profondamente la vita della popolazione come anche il fare arte.

Photo di @ Carolina Taverna

Nato nel 1912 a Mantova, Turcato si forma a Venezia alla scuola di nudo artistico e arriva a Roma nel 1943. Durante la Seconda guerra mondiale prende parte alla Resistenza, e al termine della guerra si trasferirà definitivamente nella capitale, dove stringerà rapporti ed esporrà con Emilio Vedova e Toti Scialoja, importanti artisti dalle ricerche non figurative. È nella stessa direzione che sta confluendo anche l’arte di Turcato, che nel 1947 firmerà il manifesto Forma 1, insieme ad altri artisti più giovani, come Carla Accardi e Piero Dorazio. A saldare il gruppo, l’idea di una ricerca artistica formalista e marxista: in aperta opposizione al principio togliattiano e di matrice sovietica di un’arte di regime che riconosce solo il realismo come possibile linguaggio artistico, Turcato e gli altri sostenevano ricerche visive formaliste, strutturate sull’importanze di colore e segno seppur non realistico, e dichiaratamente marxiste.

La spaccatura fra gli artisti è inevitabile, così come con lo stesso Togliatti, dal quale prenderanno le distanze sostenendo la necessità di una libera ricerca artistica verso un confronto con le nuove tendenze visive: al sorgere degli anni 50 la guerra fredda era già viva più che mai e i blocchi contrapposti di URSS e USA dominavano ogni ambito civile, sociale ed economico in Italia, inserendosi anche nel dibattito artistico. Turcato si distaccherà presto dal gruppo Forma 1 per aderire nel 1952 al Gruppo degli otto, capitanato dal critico Venturi, che tenterà di superare l’antinomia realismo/astrattismo, a favore di una ricerca visiva libera e autonoma.

Photo di @ Carolina Taverna

L’arte di Turcato continuerà poi a svilupparsi verso l’uso di nuovi materiali, come sabbia, gomma piuma e collage polimaterici, liberandosi da formalismi e astrattismi di inizio secolo verso la realizzazione di nuove opere, come le sue Superfici lunari degli anni ’70, momento artistico di grande sperimentazione non solo materica, ma anche ambientale, corporale e performativa.

La mostra al Castello di Santa Severa, parte dall’opera Interno con Sedia del 1928-30, ancora di stampo ottocentesco, mostrando i vari passaggi verso una ricerca che da astratta e geometrica si sposta verso l’astrazione, fino ad una ricerca autonoma di uso del colore e dei materiali del tutto personale in Turcato: una panoramica davvero interessante dove leggere anche i segni di una evoluzione storica immersa negli eventi mondiali che hanno segnato il ‘900.

Inaugurata lo scorso luglio, la mostra a cura di Silvia Pegoraro e progetto della Galleria d’Arte Marchetti unitamente all’Archivio dell’opera di Giulio Turcato, sarà visitabile fino al 3 ottobre.

https://www.castellodisantasevera.it/evento/giulio-turcato-colori-mai-visti/

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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