Il Divin codino, il film sulle magie di Roberto Baggio

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Su Netflix il film sulla carriera e sulla vita del divin codino: Roberto Baggio

Sarò di parte ma io il Divin Codino l’ho vissuto e se all’epoca Roberto Baggio era il beniamino degli italiani, io ero fra quelli che lo adorava e lo riteneva uno dei migliori giocatori, un fantasista del calcio, un instancabile lottatore. Un uomo che avrebbe potuto continuare a giocare, ma soprattutto che avremmo potuto portare con la squadra a quei famosi mondiali del 2002, dove avrebbe brillato con la sua classe.

Quando ho saputo del film dedicato a Baggio e la data d’uscita, come non mi capitava da tanto tempo, ho atteso la serata per poterlo vedere. Così il 26 maggio mi son seduta davanti al pc e ho guardato il film che aspettavo, il film che mi avrebbe fatto fare un viaggio nel passato, che mi avrebbe riportato alla mente uno stile e un modo di giocare che in pochissimi utilizzano oggi.

Ed è lo stesso Andrea Arcangeli, interprete di Baggio e provate a dirmi che non somiglia al campione di calcio, in particolar modo nello sguardo, che mi ha portata indietro nel tempo. Siamo agli inizi della carriera del campione italiano, giovanissimo atleta del Vicenza, dove un giornalista, per la prima volta, gli si avvicina e gli fa un’intervista dopo che alcuni esperti lo avevano indicato come la speranza del calcio e un talento italiano. Il film, un’ora e trenta di narrazione, troppo poco per raccontare trent’anni di carriera, si focalizza sugli esordi in campo del giovane calciatore e del suo arrivo a Firenze, sui mondiali del 1994 e sull’addio al calcio. Tre momenti che hanno caratterizzato anche la vita privata di Baggio, giocatore dai tanti talenti, ma anche molto sfortunato per gli infortuni che lo fermarono per mesi.

Insieme al calcio anche la fede del giocatore che da cattolico si convertì al Buddismo. Una scelta che in quegli anni ottanta, non venne vista di buon occhio dalla società, ma che, nonostante tutto, non rovinò il rapporto con i tifosi che continuarono ad amarlo e seguirlo sempre, insieme al suo caratteristico codino. E non lo abbandonarono nemmeno dopo la sconfitta dei famosi rigori contro il Brasile, ai mondiali del 1994, quando, per un calcio di rigore lanciato molto in alto, cosa che non gli era mai capitata, perdemmo la finale.

No, lui è rimasto sempre nel cuore di tutti e speranza per la nazionale, mentre tutti a gran voce lo volevano nelle edizioni successive, quelle del 1998, a cui partecipò e quella del 2002, dalla quale fu escluso, nonostante fosse diventato il trascinatore del Brescia in serie A e si fosse ripreso da un altro infortunio molto velocemente, per essere pronto per i mondiali. Una vita, la sua, caratterizzata da momenti di grande sofferenza, come lo furono i tanti infortuni: quello prima dei mondiali del 2020 ci riporta ad un altro infortunio, quello che lo aveva bloccato al suo arrivo a Firenze. Ma il film mostra anche un uomo che soffre e sa ritrovare la forza per reagire e riprendersi, per tornare alla sua vita, quella del calcio e alla sua famiglia, suo punto di riferimento fisso.

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La vita privata di Baggio, tenuta ben separata da quella pubblica, lo ha visto crescere in una famiglia numerosa, otto figli, che hanno imparato a cavarsela da soli e a conquistarsi con impegno e dedizione ciò che serviva loro. Poi la famiglia che costruisce lui, con la moglie e i tre figli, anche questi sempre un punto fermo per la sua crescita professionale.

Tra questi anche la sua vita professionale che ha caratterizzato il rapporto con gli allenatori che negli anni sono entrati in contrasto con Baggio, con il suo modo di vedere il calcio o il suo ruolo. C’è tanto anche di questo nel film che lo vede protagonista di alcune partite, giocate per vincere e non sempre con successo. Ma ci sono le immagini dei gol, delle sue giocate, eccezionali e incredibili, che gli hanno fatto acquisire vari titoli e riconoscimenti come quello del Pallone d’Oro del 1993 o l’inserimento voluto da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 giocatori più grandi ancora viventi, divulgata nel 2004.

Roberto Baggio è questo e molto altro ancora: è il fantasista e impeccabile giocatore di calcio, lo schivo personaggio pubblico che sfuggiva alle videocamere, il riservato padre e marito, il genio del calcio che non si arrendeva nemmeno dinanzi agli infortuni. Un modo di vedere e vivere il calcio e il ruolo del calciatore, molto diverso da quello odierno, fatto di social, visibilità continua, attrazione per il pubblico. E, nonostante ciò, Roby Baggio è rimasto nel cuore dei tifosi che, durante la sua trentennale carriera, lo hanno seguito e amato come solo i grandi campioni possono esserlo.

Bravissimo Andrea Arcangeli, che ha saputo dare vita, nel film, al giocatore, all’uomo, alla passione e alla determinazione che da sempre hanno caratterizzato Baggio. Peccato, e posso dirlo con grande rammarico, che ci siano stati solo un’ora e trenta minuti di un campione e che, di tutto quello che è stato raccontato, non c’è nulla di rivelatorio o poco conosciuto. In questi ultimi casi, forse perché Roberto Baggio era sì riservato, ma non nascondeva nulla.

Il Divin Codino | Trailer Ufficiale | Netflix – YouTube

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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