Il nero dell’anima portato in scena da Luca Avallone

Un racconto che colpisce lo spettatore, fin da subito

Alcuni temi sociali, personali, umani, sono difficili da affrontare, anche con gli amici, ma ancor di più davanti ad un pubblico. Alcuni temi sono difficili, angoscianti, commoventi, toccano le corde più sensibili del nostro cuore. La morte è uno di questi argomenti, la morte di un giovane, ci tocca ancor di più.

Tutto il nero che ho, andato in scena all’Ar.Ma Teatro, è un testo riadattato a monologo, interpretato da Luca Avallone e diretto da Emiliano Russo.

Argomento principale è il suicidio, ultimo gesto scelto da un giovane intrappolato in una vita che non lo soddisfa, che lo lascia perennemente apatico, fino ad incattivirlo. La rabbia contro ogni persona, ogni movimento e gesto di persone, anche sconosciute, sono il solo modo con cui il giovane si identifica, fino ad essere l’unico modo che conosce per “sopravvivere”.

Un racconto che colpisce lo spettatore, fin da subito, quando si accendono le luci in sala e appare Luca Avallone, spoglio delle vesti sparse sul palco e che successivamente e lentamente, rivestirà quei panni, in un viaggio a ritroso. E’ nudo fisicamente, mentre si mette a nudo emotivamente. Passo dopo passo, momento dopo momento si entra con determinazione nelle vicissitudini di un giovane che non riesce a vivere, che non vede nel rapporto con gli altri una collocazione.

Ed è proprio Avallone, con la sua recitazione, che ci trasporta nel suo mondo. Non solo ce lo racconta, ma ce lo fa rivivere coinvolgendoci. Non siamo solo spettatori inermi, ma viviamo delle emozioni che arrivano dal palco. Una trasformazione pura, decisa, una metamorfosi che non si dissolve facilmente.

Luca Avallone ha questa grande capacità, farti vivere le emozioni del suo personaggio, così triste, arrabbiato, desolato, sconfortato, ma soprattutto farti toccare con il cuore un dolore infinito, come quello che attanaglia chi non riesce a vivere.

Avallone è un perfezionista, lo si nota nelle difficili interpretazioni, nei personaggi a cui deve dare un colore molto più marcato, in quelli dove è necessario trasmettere più di una sensazione. Sulla scena è solo, eppure la sua interpretazione, nonostante l’impegnativo personaggio, cattura l’attenzione e ci tiene incollati alla scena fino alla fine, che, imprevedibilmente, arriva troppo presto.

La regia, affidata ad Emiliano Russo, libera l’anima del protagonista e assicura una recitazione e un ambiente idoneo a raccontare una tragedia simile.

La scenografia, come detto in precedenza, presenta un letto al centro della scena, che cambia funzione all’occorrenza, divenendo, per esempio, un autobus, mentre attorno, sparsi in terra, ci sono gli abiti del protagonista. Questa, però, cambia e si evolve, con il lavoro scenico sul palco di Luca Avallone, che disegna in terra con dei gessi, richiamando oggetti e persone all’occorrenza.

Emblematica, fino alla fine, sarà una corda che il protagonista utilizzerà più volte. Bello, intenso, espressivo e sicuramente adatto ad un pubblico che sa gestire emozioni fortissime.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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