Pubblicato il: 14 Febbraio 2020

In partenza Artemia Off 2020

In Teatrando con

stravolgere, sperimentare e dare un altro punto di vista

Al Centro Culturale Artemia parte la rassegna Artemia Off, voluta da Maria Paola Canepa, direttore artistico del centro culturale, in continuo movimento tra innovazione e sperimentazione. Abbiamo rivolte a Maria Paola alcune domande sull’edizione 2020, la numero cinque.

Il centro culturale Artemia parte con una rassegna di teatro Off che animerà i week end di febbraio (da metà febbraio) dedicata alle diverse forme drammaturgiche. Cosa ha spinto Maria Paola a intraprendere questa avventura?
Cara Sissi, ti ringrazio moltissimo per questo spazio che dedichi a noi del Centro Culturale Artemia e più specificamente a questa rassegna la quale oramai da 5 anni mi sta personalmente tanto a cuore. Infatti la rassegna Artemia OFF è stata creata appositamente per dare spazio ad artisti con voglia di sperimentare. Il Teatro, come sappiamo, è un’arte viva ed in continuo mutamento, come l’essere umano, e questo mutamento è possibile grazie alla sperimentazione ed alla voglia di rischiare andando fuori dai binari e dai parametri. E’ fondamentale per un attore e/o regista conoscere perfettamente le basi solide di questa arte giacché solo così possono in un secondo momento, stravolgere completamente questi parametri. Questo è lo scopo di Artemia OFF, stravolgere e sperimentare per dare al pubblico un altro punto di vista.

Qual è stato il metro con il quale hai scelto gli spettacoli?

Intuizione e cuore. In questi anni ho conosciuto tanti artisti che sono saliti sul nostro palco e conoscendoli ed empatizzando umanamente con loro, ho imparato ad apprezzarli e ad apprezzare soprattutto quella irrefrenabile voglia di creare, che a più di uno leggo negli occhi (e che riconosco in me stessa). Io credo che noi direttori artistici abbiamo l’obbligo morale di stimolare questi progetti e questi artisti, e quindi due dei tre spettacoli in rassegna, ti confesso che sono stati richiesti ed incaricati proprio da me stessa. Si tratta dello spettacolo di Simone Calcagno e di Danilo Caiano.

Simone ha già debuttato con altri spettacoli ad Artemia, ed il suo stile con tematiche che hanno a che fare con i miti della storia, sono stati per lo più indirizzati ad un pubblico molto giovane, ma che sinceramente, grazie alla grande ricerca sia storica che scenica che ogni volta si ritrova a fare, sono risultati molto interessati e coinvolgenti sia per un pubblico di bambini come per quello adulto, dove ogni fascia di età veniva soddisfatta trasversalmente dai messaggi destinati ad ognuna di essa. Questa volta ho voluto stimolarlo e sfidarlo a creare una pièce dove non ci siano costrizioni legate alla presenza di un pubblico di bambini, mantenendo sempre il suo stile, ma liberandosi delle scelte studiate appositamente per una fascia di età “innocente” e ti posso assicurare che il risultato è strepitoso. Sono molto soddisfatta.

A Danilo Caiano invece, è il terzo anno in cui io stessa incarico specificamente di creare uno spettacolo per la rassegna. E’ un regista giovane che anni fa ha vinto il primo premio al nostro Festival di Corti Teatrali, (praticamente appena uscito dall’Accademia) e questo talento io lo voglio stimolare, perché mi piace, sento la responsabilità di accompagnarlo in questa fase del suo percorso non solo perché l’ho visto nascere artisticamente ma perché so che ha tanto da raccontare e solitamente lo fa attraverso spettacoli molto raffinati, con uno stile fresco ma allo stesso tempo molto profondo. Come solitamente gli dico nella mia lingua madre: “mi casa es tu casa” e sono felicissima che lui possa creare liberamente in questa “casa” che vuole essere un calderone creativo per gli artisti. Io ogni anno assisto con orgoglio alla crescita di questo grande artista e sono molto felice che oramai il suo nome si sia fatto notare all’interno della scena teatrale romana, da solo o affiancando altri grandi e noti artisti. Ne sentirete parlare ancora tanto di lui, lo garantisco.

Invece lo spettacolo di Antonio Mocciola ha avuto un percorso diverso, giacché come ogni anno, io pubblico il bando per presentare spettacoli da selezionare per la nostra stagione. Lo spettacolo di Antonio mi è stato presentato ad ottobre. Dalle caratteristiche che ha, ho subito capito che dovevo inserirlo in questa rassegna, ma poi, lo stesso Mocciola, ha pensato bene di partecipare al bando per il nostro Festival di Corti Teatrali presentando un corto molto particolare ed interessante che ovviamente ho inserito tra i concorrenti, ed ecco la sorpresa: ha vinto il festival! Quindi, con questi sviluppi, non posso che essere felice di aver avuto l’intuizione di accogliere il suo spettacolo all’interno di Artemia OFF.

Ci saranno tre settimane per immergersi nella visione di tre spettacoli annoverati tra le sperimentazioni. Andiamo a vederli nel dettaglio. Il primo sarà “Dracula – L’estasi del sangue” di Simone Calcagno. Qual è la particolarità di questo spettacolo?
Come lo stesso autore sostiene, questo spettacolo ha la volontà di smascherare quel male che oggi come ai tempi della storia del Conte Vlad, si nidifica nel tessuto sociale e di risvegliare uno dei tanti miti che l’umanità ha creato a propria immagine. Si tratta di uno spettacolo dove vengono utilizzati ed intercalati diversi stili di recitazione in un’ambientazione gotico-moderna, un dark horror molto elegante ed arricchito da scenografie ed effetti speciali molto particolari che gli stessi attori in scena si occupano di produrre. Non è uno spettacolo facile da portare in scena e questa difficoltà è egregiamente sostenuta da un cast molto competente, che non dovrà solo pensare alla recitazione ma anche ad una parte tecnica davvero molto ricercata.

Si proseguirà con “Storie del genere umano” di Danilo Caiano. Quali sono gli argomenti trattati da questo spettacolo e qual è la sua innovazione?
Lo spettacolo di Danilo Caiano parla di qualcosa di universale ma in maniera pratica. I personaggi che popolano questo spettacolo potremmo averli incontrati nella nostra vita. Possono essere l’uomo seduto accanto a noi nel bus, la vecchina che ci ha rubato il posto in fila al supermercato, potremmo essere noi stessi. Ognuno di noi ha un’interiorità, più o meno profonda, più o meno nascosta ma spesso passiamo accanto agli altri, senza pensare che ognuno di noi ha il proprio vissuto. La particolarità invece dello spettacolo è che tutti i personaggi sono interpretati da una sola attrice. Sei storie diverse, sei esseri umani che non sembrano intrecciarsi ma che in realtà, quello che li accomuna è il mettersi a nudo. Così, una sola attrice, diventa donna, uomo, giovane, vecchia, madre, impiegato, automobilista, giusto, sbagliato, a dimostrazione che il teatro è un gioco e ci da la possibilità di cambiare le regole, di credere che una sola persona possa essere una, due, sei, un’intera umanità.

Per ultimo, ma non per importanza, sarà in scena “L’ultimo minatore” di Antonio Mocciola. Cosa rappresenta questo spettacolo?
Questo spettacolo rappresenta letteralmente quanto “bipolare” può diventare la realtà di un popolo. Parliamo di un avvenimento veramente accaduto, raccontato attraverso la storia di un personaggio creato dall’autore, un minatore, un uomo che come tanti altri hanno subito il progresso e lo hanno pagato a caro prezzo. La Sardegna del 900 ha avuto una grande crescita, ma mentre la costa gallurese si riempiva di cemento e dollari (solo per poche tasche) il Sulcis, al capo opposto, sprofondava in una crisi senza ritorno, diventando in breve tempo, la regione più povera d’Europa. Assisteremo alla storia di Gavino, uno dei minatori dell’ultima miniera di carbone che nel 2018, nell’indifferenza generale dei media, chiuse i battenti.
Avvolto in strati di cellophane (come gli strati che ogni giorno deve attraversare per risalire dalla miniera) Gavino ci racconta come è nato, fin da piccolissimo, il suo lavoro, mentre alle sue spalle, più la descrizione si fa cruda e cruenta, scorrono le immagini della Sardegna dell’Agha Khan, la Costa Smeralda, i paradisi per ricchi, l’Isola del Nord, in violento contrasto con il racconto. Quasi come uno sberleffo alle sue parole.

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