Incontri Magistrali

Una riflessione sulla centralità della figura della maestra in ambito artistico

Mercoledì 27 aprile si è svolta, presso lo storico Teatro dei Documenti di Roma, la prima dello spettacolo Il rondò del caffè ristoro, di Stefania Porrino. Precedentemente alla rappresentazione, si sarebbe dovuto svolgere l’incontro tra l’Autrice e la sua maestra Dacia Maraini, la quale non è stata presente per motivi di salute, rimediando con una telefonata in diretta.

Stefania Porrino ha parlato del suo rapporto con Dacia Maraini e con altre Autrici che l’hanno ispirata e guidata nella sua formazione artistica, offrendo al pubblico anche aneddoti di vita quotidiana.

La riflessione si è svolta essenzialmente su tre fronti. In primis, si è discusso delle tecniche del mestiere che vengono insegnate da un drammaturgo ad un suo discepolo. Poi, del rapporto latamente umano, laddove si deve creare quella simbiosi discente-maestro con uno scambio sinergico fatto di un continuo ed inesausto dare e avere; e la discussione si è ampliata a considerare la problematicità che sembra essere tipica oggi del trovare maestri in questo senso. Infine, si è parlato dell’importanza delle maestre d’arte “al femminile” e della differenza rispetto a quelli maschili.

A mio avviso, la discussione è stata estremamente interessante dal punto di vista più “corporeo”, nel senso di ascoltare una persona in carne ed ossa la quale ha effettivamente avuto come maestra una donna quale Dacia Maraini. Quanto alle questioni “tecniche”, si rischia di incappare in discorsi teorici senza fine: ovvero, si può insegnare a scrivere? È giusto che esista un’istituzionalizzazione del mestiere dell’attore? Sono domande evidentemente importanti, ma che evidentemente richiedono risposte da parte di specialisti del settore.

E anche la questione della scrittura “femminile” è, a mio avviso, una questione che sfiora complessi nodi scoperti della teoria letteraria. Esplicitando, si è citato una possibile riscrittura “al femminile” dell’Otello shakespeariano; ma il punto è che si sconfina in questo caso in prove di acume che rischiano di aver ben poco a che fare con il femminismo e che sono, semmai, più simili alla riscrittura del Don Chisciotte da parte di Salman Rushdie, laddove i punti di contatto tra il postmoderno e le riscritture femministe sono molti.

Ma, al di là di cerebralismi, il problema è che smuovere questioni simili significa smuovere castelli di teorie; riscrivere il finale di Otello non è la stessa cosa di pensare, come pensò il genio di Virginia Woolf, alla sorella di William Shakespeare che sarebbe potuta diventare una grande poetessa e non lo è stata. Qui, la questione è sottilmente differente, perché tange sistemi estetici che possono essere smossi, ma possono essere smossi se viene fornita al pubblico una spiegazione che non può non essere accademica e filosofica.

Il punto cruciale dell’incontro, invece, è proprio il rapporto umano che esiste tra discente e maestro che, al di là degli accademismi e delle teorie estetiche, è un rapporto virtuoso e da recuperare, specie nel campo dell’arte.

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Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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