Intervista a Mimosa Campironi, interprete di Giulietta al Globe

Photo di Matteo Nardone

La nostra intervista alla giovane Mimosa Campironi, che interpreta Giulietta al Globe Theatre per la regia di Gigi Proietti

Al Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti di Roma è in scena la tragedia “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare per la regia di Gigi Proietti. Ad interpretare la “sfortunata” Giulietta, la giovane attrice e musicista Mimosa Campironi. Al cast di Romeo e Giulietta l’arduo compito di cominciare la stagione del Globe Theatre dopo la pandemia di Covid-19 che ha bloccato tutte le rappresentazioni live, ma anche quella di aprire il teatro dopo la scomparsa del direttore Gigi Proietti.

Ho il piacere di ospitare qui, sulle pagine di CulturSocialArt, Mimosa Campironi alla quale do il benvenuto.

Come dicevo prima, sei giovanissima, sei attrice e musicista, ma anche autrice. Mi viene spontaneo chiedertelo: ti senti più l’una o l’altra? Come vivi la dualità di un personaggio artistico che qui in Italia è difficile accettare, ma che in altre nazioni è normalità, mi riferisco al tuo essere attrice e cantante!

La mia identità è complementare di queste due possibilità: la musica e la recitazione. Non potrei pensarmi diversamente. Oggi nell’epoca della fluidità, anche la mia identità artistica lo è. Sono una persona molto curiosa e ossessiva: quando mi appassiono a un progetto o a una modalità, studio e cerco di renderla concreta.

Ti ritrovi ad essere protagonista del primo spettacolo in scena al Globe, quali sono le emozioni e gli stati d’animo che hanno caratterizzato questo “particolare debutto”?

Tornare sul palco con Romeo e Giulietta, dopo la scomparsa del nostro maestro e regista, Gigi Proietti è stato davvero intenso. Ho vissuto il dolore di rientrare al Globe senza di lui e allo stesso tempo la felicità di tornare a teatro dopo la chiusura a causa del covid. Il mio cuore e la mia anima sono su un’altalena, ma la soddisfazione di vedere tanto pubblico tornare al Globe per celebrare il maestro è tanta. Il teatro è sempre esaurito e gli applausi calorosi e tantissimi!

Dicevamo un debutto particolare, il primo senza la presenza di Gigi Proietti, cosa ti è rimasto, in particolare, dell’attore e dell’uomo Proietti?

È difficile disgiungere l’uomo dall’artista. Era impareggiabile. Tutte le sere lui accoglieva il pubblico prima dello spettacolo: saliva sul palco e introduceva la replica recitando il prologo. Non mi dimenticherò mai l’affetto che riceveva ogni sera. E poi la sua generosità: mi ha insegnato a stare sul palco come nessuno avrebbe mai potuto.

Giulietta è un po’ il sogno delle giovani attrici, un personaggio che cattura anche la fantasia di molti, chi è per te Giulietta?

La storia di Romeo e Giulietta porta con sé significati universali: è la storia di due innamorati costretti ad affrontare ostacoli imposti dalla società. Giulietta per inseguire il suo sogno d’amore, rifiuta un matrimonio combinato e viene ripudiata dalla famiglia. Mi vengono in mente le storie di tante ragazze che purtroppo ancora oggi vengono promesse spose a sconosciuti e si ribellano con terribili conseguenze. Per me sono loro le Giuliette contemporanee. Per fortuna in Italia restano casi isolati, ma nel mondo è cosa di tutti i giorni.

Come ti sei preparata ad interpretare questo ruolo?

Per riuscire a mettermi in sintonia con Giulietta ho dovuto ricordare cosa vuol dire innamorarsi per la prima volta, ricordare l’emozione assoluta del primo bacio e la passione incontrollata dei primi incontri.

Cosa ami e/o detesti del tuo personaggio?

Per essere un personaggio si deve amare tutto di lui e non giudicare nulla: è l’unico modo per accoglierlo in sé e provare ad avvicinarsi con la propria anima. Amo Giulietta con tutte le sue ingenuità e la ammiro per il coraggio grandissimo che ha di sfidare ogni convenzione.

Foto di Matteo Nardone

I giovani sono protagonisti di questa tragedia, come sono cambiati nei secoli, se lo sono? E com’è cambiato il senso della famiglia?

I giovani sono cambiati nella società occidentale con possibilità di maggiore libertà e accesso alla conoscenza illimitata attraverso la tecnologia, ma innamorarsi, combattere per il proprio futuro, il legame con i genitori è rimasto lo stesso. Io credo che tutto dipenda dai singoli individui: si può essere famiglie serene e piene d’amore anche se i genitori non sono sposati o si è famiglia allargate o lgbt. La vera sfida del nostro tempo è comprendere cosa voglia dire amare.

Nella pièce non solo reciti, ma canti anche un tuo brano. Cosa o chi ti ha ispirata?

Nella pièce canto un brano, durante la festa dei Capuleti di cui ho scritto la melodia, mentre Gigi Proietti ha scritto le parole. Fu un’idea del regista e ne sono davvero onorata. Lo spettacolo è costruito in modo che ci sia un passaggio dal contemporaneo all’epoca Shakespeariana. Giulietta è una ragazzina appassionata di rock e durante la festa dopo che gli invitati hanno ballato “Video Kill the Radio Star” improvvisamente lei intona un’aria misteriosa che potrebbe arrivare dal passato: così la vicenda entra nel vivo e i costumi di scena si trasformano in un sogno Shakespeariano.

La musica sempre più spesso, si lega al teatro, non solo in commedie, tragedie come queste, ma in più vesti. Che sinergie scaturiscono tra queste due forme d’arte?

La contaminazione secondo me è la cifra della nostra epoca. Musica e teatro sono la coppia perfetta: assolutamente complementari e ottima unione per la sperimentazione creativa. Sono autrice di due dischi da cantautrice come “La Terza guerra” e “Hurrah”: dischi rock che abbiamo portato sia nei locali sia in forma teatrale, ma anche di opere considerate classiche come il melologo “Madame Tosca” che ha visto leggere Laura Morante e me al pianoforte al Macerata Opera Festival.

Non hai composto solo il brano per Giulietta, ma sei anche l’autrice delle musiche originali de “La dodicesima notte” per la regia di Loredana Scaramella che andrà in scena dal 28 luglio. Com’è stato collaborare con la regista e quali sono stati i suggerimenti che hai ricevuto da lei, se te li ha dati, naturalmente!

Loredana Scaramella voleva il rock e io le ho dato il rock! La sfida è stata comporre dei brani pop/rock usando le parole di Shakespeare tradotte in italiano. Così un canto celebre come “oh mistress mine” è diventato “Signora bella” con la chitarra elettrica e la batteria. Ho scritto anche un brano totalmente inedito per Carlotta Proietti che si chiama “Torna”. Emozione grandissima.

Da anni collaboro con il batterista Duccio Luccioli; un fenomeno in grado di spaziare in tutti i generi musicali che ha girato il mondo. Sono orgogliosa ed emozionata di dire che dopo Giulietta, sul balcone ci sarà la sua batteria rock. Prima volta assoluta di una batteria rock su quel palco.

Prima di lasciarci, ti chiederei di fare un augurio a Mimosa artista e uno a Mimosa donna.

A me stessa farei l’augurio di essere felice e agire sempre in armonia con me stessa.

Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per la tua carriera e la tua vita!

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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