Isola, l’intimo film di Elisa Fuksas girato con il cellulare

Isola

Il lockdown e la malattia nel racconto personale e intimo di Elisa Fuksas

Isola è il film della regista Elisa Fuksas, presente alla manifestazione “Notti veneziane – L’isola degli autori” alla selezione delle Giornate degli Autori, per la 77a Mostra internazionale del cinema di Venezia, interamente girato con il cellulare.

Siamo alla vigilia della pandemia e del lockdown che colpirà l’Italia e la farà restare isolata per tre mesi: la giovane regista Elisa Fuksas scopre di avere un tumore e non sa  come affrontare il tutto. O meglio, ha paura, ma non vuole cedere alla paura stessa. Poi accade che arrivi anche la pandemia e in particolar modo l’isolamento derivato dalle norme restrittive per impedire la diffusione del Covid19, che al nord causerà la morte di tante persone. Ma siamo a Roma, un po’ distanti dall’epicentro, eppure la paura serpeggia tra i volti delle persone che si rinchiudono in casa. La città eterna si svuota, sono sempre poche le persone che attraversano le vie e vanno a lavorare. Così la regista decide di girare dei video con il suo cellulare, per farsi coraggio, per non cadere nella solitudine più totale. E le domande che si pone, sono quelle che si sono poste tante persone: fa più paura il nuovo virus o fa più paura un tumore? Come si affronta la solitudine per chi è abituato al caos della grande città? E come si fa a stare lontano dagli affetti, in particolar modo dal contatto fisico con amici, parenti, conoscenti o soli passanti?

Isola

Così, tra una corsa in centro, un momento per la spesa, una video chat o una semplice telefonata, tra l’organizzare la sua operazione, rimandata più volte perché non è possibile entrare negli ospedali, non con la pandemia. A questo si aggiunge la scoperta che anche una sua più cara amica si ammala e le due donne si ritrovano a condividere molto di più.

Poi c’è la lenta ripresa, quella dei rapporti umani, accompagnata dalla paura dell’altro, dalla paura delle persone e del virus che non è stato debellato, ma con il quale dobbiamo imparare a convivere, e la ripresa delle attività, con l’operazione imminente.

In tutta questa situazione, Elisa Fulsas si confronta con la sua vicinanza alla fede cattolica, avvenuta un anno prima, quando si è fatta battezzare. Il rapporto Dio – umanità, diventa sempre più intenso, tanto che seguire papa Francesco in TV, in ogni suo intervento: è un appuntamento fisso, come quello che la lega alla preghiera. Pregare e continuare ad essere attivi diventa un tutt’uno. È un momento delicato, è avvicinarsi lentamente ad una nuova realtà, è guardarsi dentro, reinventarsi, ricercarsi, comprendersi, riformulare le proprie mete, stabilire i propri pensieri.

Il lockdown rappresenta un’occasione di rinascita, di ripresa, la possibilità di fermarsi e riflettere e di ripartire con maggior decisione, con uno sguardo più attento all’altro, almeno è questo che vorremmo sperare dopo i segnali di solidarietà che si sono vissuti.

Elisa Fuksas gira un film che è un racconto e che all’inizio serve lei “il primo racconto l’ho fatto a me stessa: in un momento storico e personale molto difficile, ho cercato il modo di ironizzare ed elaborare quello che succedeva. Riprendere, riprendermi con l’unica cosa che avevo a disposizione: il mio cellulare, non è stata una scelta stilistica ma di sopravvivenza. Con spontaneità, immediatezza ho ripreso tutto nello stesso momento in cui accadeva, in cui lo vivevo, dimenticando il pudore e la convenienza estetica o formale. Quello che sembra, che sembro, viene dopo: ho provato a scegliere la verità, che non è tutto ma è già qualcosa”.

Nelle immagini che seguono la regista, sempre in movimento, a volte fin troppo, si vedono passare momenti della nostra quarantena. Immagini forti che ci riportano alla tristezza per la perdita di tante vite umane, per il lavoro degli infermieri e medici che, anche se stremati, non hanno mai mollato, ma sono anche cariche di speranza, di dedizione, di amore. È una finestra che apre a tante domande ma non ha un’unica risposta, com’è giusto che sia, perché è la storia di una persona, che in alcuni momenti è simile alla nostra, e, come tale, riesce a lasciare un segno in noi.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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