Pubblicato il: 15 Maggio 2016

La bottega del caffè al teatro Arvalia

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Foto Sissi
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La Bottega del caffè, una delle più note e fortunate commedie di Carlo Goldoni datata 1750, viene rappresentata al teatro Arvalia di Roma per la regia di Massimiliano Milesi. Una sfida per la compagnia che vede la commedia in costume, così difficilmente rappresentata, oggetto di attenzione in una rappresentazione che si dimostra un’idea divertente e ben riuscita.

La storia racconta di una piazzetta dinanzi ad un caffè veneziano, dove Ridolfo, il proprietario, lavora con impegno con i suoi garzoni. Il suo caffè è frequentato da Eugenio, un nobile figlio del suo ex padrone, sposato ma dedito al gioco e del quale Ridolfo si occupa per rispetto del padre. La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di ravvedere il marito, ma lui è disposto a vendere anche i suoi gioielli per tornare a giocare. L’uomo perde con un altro nobile Flaminio, che vince barando e che ha una relazione con la ballerina che abita sulla piazzetta. Ma Flaminio nasconde un segreto, perché è sposato e ha lasciato la moglie Placida, cambiando il proprio nome e questa, disperata va a cercarlo a Venezia travestita da pellegrina. Tra questi vigila in modo ossessivo un vecchio nobile napoletano, don Marzio, il quale è un ficcanaso, pettegolo, sempre a mettere zizzania tra le persone, a raccontare bugie e che non ha mai una parola buona per nessuno.

Foto Sissi
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Tra questi girano personaggi minori, ma altrettanto importanti, come Trappola, il garzone della bottega, che ascolta e che non riesce a mantenere un segreto con nessuno. Incanta l’interpretazione particolare di Trappola di Fabrizio Mischitelli, in un continuo vezzo tra serio e faceto.

Questa la storia che dura tre atti e si dispiega in una sola giornata, dalla mattina alla sera di un intero giorno, tra bugie, di don Marzio, l’impegno di Ridolfo a salvare i due giovani giocatori, le divertenti battute di Trappola e le esasperazioni amorose delle donne goldoniane.

Il personaggio che più caratterizza la commedia è proprio quello di don Marzio, colui che fa esplodere le situazioni e che le esaspera proprio a causa del suo carattere, una grande invenzione del Goldoni, che qui, in questa versione, viene interpretato da Mimmo Valente. La sua è un’interpretazione ben riuscita, ottima nella recitazione e nei tempi, così tanto da non esasperare, ma divertire anche nei momenti più difficili, dove si dovrebbe detestarlo.

Sul palco Carla Aversa, Paola Bardellini, Vlassis Chrisikopoulos, Anna Cirulli, Andrea Cotrone,

Foto Sissi
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Gianpiero Cricchio, Mauro Manni, Fabrizio Mischitelli, Angelo Moriconi, Domenica Vincenzo Tufano, Mimmo Valente che offrono una buona prova del testo veneziano. Diretti da un preciso e attento Massimiliano Milesi, che offre la visione di un Settecento non molto lontana da quella contemporanea, con il gioco d’azzardo, le mistiche prese in giro della nobiltà, che per noi possono essere i ricchi borghesi moderni, le donne che nel loro essere testarde, vogliono sempre avere l’ultima parola, e poi ci sono la passione, l’amore, l’inganno, sentimenti che non finiscono mai di sorprendere.

La scenografia, minimale, è adatta all’ingresso e uscita degli attori in modo funzionale e semplice, che pare ampliare lo spazio stesso del palco abbracciandolo in un insieme di colore bianco e panna.

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