La Russia invade e l’Europa risponde

L’Ucraina è il banco di prova di movimenti militari russi a cui l’Europa non vuole e deve cedere

L’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina spinge a ripensare con attenzione agli orrori della guerra e ai racconti di quello che è l’orrore di un campo di concentramento, che può essere anche un campo di prigionia, il vivere in un luogo attaccato, bombardato, tra due fazioni che si oppongono con le armi. Rivivere quegli eventi, immedesimarsi in situazioni e sentimenti, che forse, oggi, sentiamo molto più vicini a noi, di quelli che, in questi anni, abbiamo provato ascoltando i racconti delle altre guerre, penso alla Siria, alle tragedie africane, alle lotte delle donne curde, di combattimenti ce ne sono davvero troppi. Vedere video, film o leggere di storie di guerra, persecuzione che ci giungono dall’Asia, dall’Afghanistan, ma anche alla Somalia, ci rattristano, ma ci fanno pensare che sono eventi che accadono in parti del mondo molto lontane da noi, con delle culture molto diverse e democrazie che si sono evolute seguendo le dinamiche dei luoghi e delle culture.

La guerra della Russia contro l’Ucraina, invece, nel cuore dell’Europa, mina la consapevolezza che il nostro sia una porzione di mondo che, dopo la seconda guerra mondiale, ha ripudiato ogni guerra, consapevole delle grandi difficoltà che questa ha provocato nel mondo, in particolare nei rapporti sociali tra le varie fazioni. Mina anche la certezza che i trattati firmati, che gli accordi presi, non possano essere infranti, spazzati via da un capo di stato che si sente in dovere di riprendere possesso di territori del passato. Sarebbe come se le nazioni colonialiste, ad un tratto, decidessero di riprendersi quelle nazioni che per decenni, alcune per qualche secolo, sono stati possedimenti degli stessi, alludendo a qualsiasi ideologia, dalla necessità di portare ordine in uno stato, con o senza motivazione, ma in realtà solo per mera esigenza economica.

Le cronache internazionali, oggi, ci raccontano un’altra storia. Ci raccontano della delegittimazione di un governo, di uno stato democratico che attraverso le sue libertà e il consenso del suo popolo, non può esprimere i suoi desideri e le sue aspirazioni, diventando il pomo della discordia di chi, per forma mentis, non riesce ad avere una visione diversa, legata ad un secolo scorso, molto più totalitarista di ciò che voglia far credere. Non è un caso che la Russia abbia affibbiato al suo presidente il titolo di zar, ricordando forse quegli imperatori, capi assoluti della Russia. Ma non possiamo nemmeno dimenticare la forte repressione degli oppositori del regime russo, cominciata non ieri, non una settimana fa, ma anni fa, tra semplici condanne del mondo occidentale, mentre sul territorio continuava e continua ancora oggi la repressione, evidenziano uno stato che di democratico lascia davvero poco anche solo all’immaginazione. Ciò non toglie che anche in altri paesi siano presenti errori e sbagli commessi in passato e oggi. Ma credo che delegittimare la libertà di uno stato democratico e libero delle sue scelte, mina fortemente tutte quelle convinzioni che coinvolgono la nostra società che si fa forte dei diritti inviolabili dell’uomo e delle libertà che troppo spesso sono state soggiogate al denaro e all’economia.

Lottare per i nostri diritti e libertà, per i valori che ci hanno contraddistinti è un dovere che dovremmo sentire prepotentemente esplodere dal nostro petto. Vedo le tante migliaia di persone che si stringono accanto all’Ucraina, scendono in piazza, riempiendo le piazze d’Europa, del mondo, nella loro richiesta di pace. Vedo i cittadini ucraini scendere per le vie e fronteggiare i carri armati russi a mani nude. Sarebbe bello poter spostare quelle intere piazze all’interno dell’Ucraina, di fronte ai militari, piazze disarmate e alla ricerca di pace: “offrire fiori al posto dei cannoni”, immagine di quella che fu la lotta contro la guerra in Vietnam. E proprio in ricordo di quegli errori, di quelle manovre non congeniali, vorremmo che oggi il mondo, più consapevole, più attento alla storia e ai suoi disastri, riuscisse a vincere questa battaglia, condannando un atto di guerra che è un sopruso delle libertà di uno stato. Non ci sono giustificazioni che tengano dinanzi all’invasione di un popolo pacifico con le armi e alla dimostrazione, peraltro televisiva, di come avvengano le decisioni in Russia: se Putin cercava di intimidire il mondo mandando il video del modo in cui tratta il suo staff, ha solo evidenziato che l’invasione e la guerra è decisione sua, che ha costretto tutti a seguirlo in questo folle piano di distruzione di massa.

Unanime è la condanna del mondo verso un atto che rasenta la pazzia, in un momento in cui, a causa del Covid, abbiamo già attraversato un momento di grande crisi umanitaria.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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