“L’ineffabile sapore della dignità”, romanzo candidato al Premio Campiello 2021

Intervista ad Anna (Susanna) Giancontieri Mele autrice de “L’ineffabile sapore della dignità” 

È candidato al Premio Campiello il libro “L’ineffabile sapore della dignità” di Anna (Susanna) Giancontieri Mele edito dalla Pegasus Edition. Un libro che parla di Sicilia, Liguria e di rapporti umani. CulturSocialArt ha rivolto alcune domande all’autrice, già scrittrice di Un mattino di Luglio e Candidato a sindaco.

Prima di tutto benvenuta sulle nostre pagine. Passo subito a farle delle domande sul libro che mi ha incuriosita molto. Perché il suo ultimo libro s’intitola “L’ineffabile sapore della dignità”?

Il titolo a questo romanzo è stato da me cambiato più volte. L’attuale titolo è opera del mio editore che ha voluto, dopo avermi informata, trovare un titolo che fosse modulato con l’immagine di copertina di sua competenza.

Dal momento che io ero stata tentennante sul titolo, ho voluto accogliere tale sua idea. Ho cercato, tuttavia, di darmi una spiegazione e l’ho trovata nel concetto di “dignità” intesa come “rispetto che ciascuno deve a sé stesso e che deve pretendere dagli altri”. Questa, ovviamente, è la mia spiegazione che potrebbe non coincidere con quella dell’editore né con quella di altri che mi accoderanno il piacere della lettura.

Nel libro si parla della Sicilia, di Genova e se ne sentono gli odori, i profumi, il passare del tempo e la modernità. Cosa hanno in comune queste due zone italiane e cosa di diverso?

In Sicilia ho passato gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza, a Genova, quindi in Liguria, tutto il resto della mia vita fino ad oggi. Amo entrambe le regioni: la prima perché vi sono nata ed è come se l’avessi nel sangue, la seconda perché ho creato in essa la mia famiglia e tutto ciò che ho di bello. Non posso, quindi, che esserne innamorata e dire che sono entrambe splendide nella loro diversità. La Sicilia offre sole possente anche d’inverno, spiagge bionde, campagne e collinette variegate, siti storici e città barocche, arcipelaghi e isolotti. La Liguria offre mare e montagna, panorami mozzafiato e borghi meravigliosi in stretta simbiosi con la natura circostante, storia (i suoi stretti carruggi) e modernità, le case colorate, clima mite nell’arco dell’intero anno.

Nel libro c’è una corrispondenza tra Leonardo e Denise, più moderna, perché si affidano alle mail, ma il linguaggio utilizzato resta legato ad un modo cortese, gentile, che sembra essersi perso. Cosa ne pensa lei?

Mentre scrivevo non mi sono accorta di questo. Ma, forse, è proprio come dite voi: il mondo, ma soprattutto le nuove generazioni, stanno perdendo ciò che di bello c’era in tutti noi fino ad alcuni decenni addietro. Parlo della cortesia, del garbo, del rispetto. Ricordo che, ancora giovane, giù in paese, entrando in un bar per consumare qualcosa, sentivo dirmi dal barista che aveva già pagato, per me, un amico; io mi giravo per ringraziare il conoscente che, a mia insaputa, aveva voluto usarmi tale galanteria. A Genova, studentessa universitaria, salendo sull’autobus mi vedevo cedere il posto a sedere da qualsiasi uomo, grande o piccolo che fosse.

Adesso, credo che non esistano più tali delicatezze ed è tutto molto triste. Il perché di tutto ciò? Non saprei; forse è colpa della tecnologia sfrenata che induce a soprassedere a certe sottigliezze. Ė più facile dire TVB, piuttosto che scrivere “Ti voglio bene”; eppure quanto più dolce risulta tale piccola fatica in più.

I due protagonisti hanno vissuto l’emigrazione. Come si viveva allora l’abbandono della terra natìa e come lo si vive oggi?

All’epoca si viveva l’emigrazione come cosa necessaria, almeno così è stato per me. Ora, credo che i giovani abbiano voglia di muoversi anche perché è maggiormente diffusa la voglia di conoscere più orizzonti e altre realtà sociali e/o economiche, agevolati in questo dai mezzi di trasporto di facile accesso anche dal punto di vista economico.

Un altro tema centrale del romanzo è quello legato alla relazione del figlio di Denise con una ragazza che era stata un uomo. Tema difficile da affrontare. Qual è lo stato d’animo con il quale ha affrontato questo argomento?

Mentre scrivevo non mi sono posta il problema di ciò che avrebbe potuto comportare la trattazione di tale argomento. Mi sono immedesimata nella situazione ed ho cercato di viverla dal di dentro senza ipocrisiaproblemi di immagine. C’è chi scrive di diete, chi d’amore, chi di delitti… Con questo non intendo dire che non mi sia resa conto di avere fra le mani un argomento importante e molto delicato, vuoi per i pregiudizi tuttora esistenti e vuoi per una legislazione ancora carente.

Cosa ha cercato di mettere in evidenza?

La lettura del romanzo credo che esplichi le finalità. Ho voluto mettere in evidenza che ciascuno deve vivere la propria vita nel rispetto del proprio modo di sentire, delle proprie inclinazioni, in poche parole in modo naturale e spontaneo, senza il timore di dover subire attacchi di qualsivoglia tipologia.

Come ha costruito la personalità dei suoi personaggi principali?

Non procedo sempre allo stesso modo. In questo romanzo, una volta costruita l’architettura e stabilito i personaggi che dovevano entrare in scena, mi sono messa, di volta in volta, nelle vesti di ciascuno cercando di indovinarne sentimenti e pensieri nelle varie situazioni. I personaggi evolvono col crescere della storia, e con esse anche le circostanze e, quindi, anche lo stato d’animo col quale ho vissuto ogni fase.

Lei ha lavorato all’interno della scuola. Quanto è difficile, a livello sociale, accettare la diversità, da parte dei giovani e degli adulti? Chi mostra maggiori diffidenze?

La mia attività lavorativa è stata variegata. Non posso dire che nei miei dieci anni di insegnamento (1972-1983) abbia assistito ad episodi di diffidenza o di intolleranza che abbiano potuto darmi un’esatta cognizione del fenomeno. Direi, pertanto, una inesattezza se mi pronunciassi su tale domanda limitandola alla mia esperienza scolastica. Posso, tuttavia, riferire che, in tempi non recentissimi, il direttore scientifico del Centro Studi “Minori e Media” ha elaborato un questionario che ha, poi, sottoposto ad un migliaio di studenti delle superiori di nove regioni delle varie parti d’Italia. Da tale studio è emerso che i giovani, pur ritenendosi meno discriminanti rispetto agli adulti, hanno mostrato di non essere poi così diversi rispetto a genitori e nonni.

Come potremmo “lavorare” affinché ogni persona possa vivere la sua vita senza doversi sentire, apparire in difetto verso l’altro?

Lo Stato è in ritardo nei confronti delle persone spesso oggetto di gesti di violenza e di discriminazione solo perché considerate diverse.

Per quel che concerne il tema principale del mio romanzo, la definitiva approvazione della legge Zan contro le discriminazioni, ancora ferma al Senato, potrebbe essere un’efficace risposta all’enorme ritardo dell’Italia in tema di diritti civili.

Ciò fermo, vorrei aggiungere che l’atteggiamento di vittimismo non aiuta chi vuole vivere la sua vita senza sentirsi in difetto verso l’altro, poiché tale atteggiamento impedisce qualsiasi tipo di evoluzione relazionale. Porto l’esempio di uno studente del mio periodo di docenza: era fortemente claudicante ed ostacolato molto nel camminare. Lui, però, sembrava non dare importanza a tale impedimento, e tale noncuranza portava i compagni a non accorgersi della sua invalidità al punto di invitarlo a fare parte della squadra di calcio. Lui si muoveva in lungo ed in largo per il campo e nessuno dei compagni, dico nessuno, ebbe mai a sollecitarlo a fare qualcosa di diverso.

Non è facile sollecitare chi si sente diverso, per qualsiasi motivo, ad abbandonare tale convincimento, ma bisogna “lavorare” affinché lui stesso sia il primo a non considerarsi tale.

Anche lei, da donna ha lasciato il suo paese d’origine per trasferirsi a vivere in un’altra città, lontana molti chilometri da casa. Cosa hanno in comune Denise e Anna?

Chi scrive riversa, spesso, nei propri personaggi sensazioni ed emozioni proprie. Potrei dire, quindi, che hanno in comune l’amore per la terra d’origine, nostalgia del suo calore e dei suoi colori, dei suoi profumi, anche se entrambe hanno trovato altrettanto calore e profumi nella terra che le ha ospitate da adulte.

Cosa, del carattere di Denise, vorrebbe per sé?

Finito di scrivere un romanzo, per quanto mi innamori dei personaggi creati, torno ad essere me stessa, conservando di loro solo quella parte del mio carattere e della mia personalità che ho concesso agli stessi in prestito.

Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per il suo romanzo!

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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