L’inizio del Marconi Teatro Festival

Un esordio confuso

Il Marconi Teatro Festival 2022 inizia il primo luglio e finisce il 31 dello stesso mese. Si tratta di un festival organizzato dal direttore artistico Felice della Corte e dal Teatro Marconi di Roma, durante il quale vengono presentati più di trenta spettacoli, sia fuori dalla sala sia dentro.

Il primo luglio è stato il giorno inaugurale del Festival e, presentati dalla Compagnia Atacama, sono andati in scena due progetti, riuniti sotto il titolo Start Dancing. Il primo è della compagnia Uscite di Emergenza, intitolato Jar Project. Quest’ultimo si svolge fuori dal teatro.

L’intento è chiaro, ovvero quello di fare una performance che metta in relazione il pubblico e i performer, cercare una cooperazione tra i vari performer, tra i performer e il pubblico. Infatti, i danzatori si muovono e giocano tra di loro e col pubblico. Ad esempio, sono vestiti con costumi da bagno e hanno sulla testa dei barattoli di vetro. Il pubblico, cooperante, deve fare canestro.

Tuttavia, al di là di questa teoria cerebrale, e forse è il caso di aggiungere che è più di mezzo secolo che i teorici discutono della cooperazione tra artista e pubblico, e del fatto che l’arte (letteratura, teatro, filosofia) si possa produrre collettivamente senza imporre un significato da parte dell’autore (non solo è morto l’autore, è morto pure Barthes!) bisognerà pure attendersi un risultato concreto.

E questo “gioco”, invece, dura forse mezz’ora. Il pubblico deve fare canestro sulle teste dei performer e divertirsi. Va benissimo, ma non si dichiari che Attraversando diversi concetti e sensazioni in una prova di abilità, i danzatori, si compiono verso un percorso di cooperazione come unica risoluzione al gioco. E’ necessario prendersi così sul serio?

Il secondo spettacolo si svolge in sala, ha il pomposo titolo di Ingratitudine e, non dopo la proiezione di un video che dà al popolo una lezione su concetti di civiltà (come se ci fosse Vittorio Alfieri redivivo che parla agli italiani del nuovo secolo), finalmente entrano in scena i danzatori. La performance indaga appunto il concetto di Ingratitudine, certamente fondamentale nella società civile, ma di certo non era fondamentale vedere un video che parla di Assange, prodotto da Amnesty.

Lo spettacolo è dedicato a lui, ma con tale spiegazione si dà per scontato un umiliante analfabetismo funzionale del pubblico che, inebetito, deve ascoltare la lezioncina prima di assistere finalmente allo spettacolo. In sé, quest’ultimo è godibile, e i performer riescono a rendere il concetto del problema di non essere grati a chi ci ha dato qualcosa.

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Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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