Living di Oliver Hermanus

Immagine da web

Il remake del capolavoro di Kurosawa

Oliver Hermanus è un regista di origine sudafricana che dirige – è il quarto film della sua carriera  – Living, il remake del capolavoro del cinema giapponese di Akira Kurosawa. Il rischio maggiore di una fare un remake di una delle massime opere dell’artista nipponico era forse quello di una sua traduzione culturale in un diverso luogo e in un altro luogo.

Infatti, il film di Kurosawa era ambientato nel Giappone del dopoguerra. Quello di Hermanus nella Londra degli ani ‘50, ma è stato prodotto nel 2022, dunque necessariamente adattato alla sensibilità dello spettatore contemporaneo.

La trama è molto semplice. Il protagonista, Mr. Williams, è il serissimo capo di un ufficio municipale di Londra che si occupa della gestione dell’affidamento di suolo pubblico. Dopo avere scoperto che ha un cancro terminale, rivede i valori della propria vita. Si lascia prima andare ad una vita più rilassata, poi s’avvicina ad una giovane ragazza che aveva lavorato per lui per un mese, come per scoprire il segreto di una esistenza quotidiana vissuta nel buonumore.

Il film di Kurosawa è quello che forse più di altri si avvicina a quel realismo umanistico che avvicina la sensibilità culturale del regista a quella latamente occidentale. Hermanus, nel riproporre questa pellicola nel 2022, si avvale dei Kazuo Ishiguro, che ne firma la sceneggiatura. Quest’ultimo è di origine giapponese ma vive in Inghilterra. Lo stesso regista è di origine sudafricana ma vive in Regno Unito; sicché sembra crearsi un complesso sistema di traduzione di valori, artistici e culturali, dell’opera di Kurosawa. Il film non cade nel citazionismo né sembra avere l’ambizione di emulare l’opera modello – sarebbe probabilmente impossibile creare un prodotto artistico di eguale qualità rispetto a quello di Kurosawa, riprendendo il suo film Vivere.

Hemmanus riesce dunque nell’impresa di fare un film-remake di un capolavoro indiscusso, mantenendone il significato di fondo, una sensibilità umanistica che si rispecchia in una esistenza quotidiana e nella comprensione delle piccole cose della vita.

Il film di Hemmanus non è naturalmente un capolavoro, e in alcune parti, soprattutto nel finale, rischia di divenire stucchevole o noioso; ma l’impresa di riproporre la sensibilità di Kurosawa era appunto difficilissima. Il maggior supporto viene al regista dalla scrittura di Ishiguro e dalla superba interpretazione di Mr. Williams fatta da Bill Nighy, prolifico attore britannico che nell’interpretazione di questo uomo inglese d’altri tempi, dà forse la prova migliore della sua lunghissima carriera.

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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