Lo stile surrealista del pittore spagnolo Dalì

Tele e sculture di Salvador Dalì esprimono il pensiero dell’artista

L’11 Maggio ricorre la nascita di Salvador Dalì, uno degli artisti spagnoli più conosciuti del 900, nato nel 1904 a Figueres, città della Catalogna in cui morì nel 1989.

Le sue tele surrealiste sono sicuramente tra le sue opere più famose, dove da abile pittore riesce in modo fluido e realistico ad unire oggetti, soggetto umano ed animale: in una nuova dimensione, dando vita a paesaggi onirici e al mondo dell’inconscio. Dalì realizza opere come Il grande masturbatore (1929) o Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio (1944), dove il desiderio sessuale si sublima in raffigurazioni nuove che vedono la figura della donna centrale.

Il suo essere presente nel movimento surrealista, lo vede partecipe anche all’esposizione di scultura, e una parte importante della sua produzione, seppur meno conosciuta dal grande pubblico, è fatta proprio di oggetti di varia natura assemblati, o di nuove forme scolpite, spesso duplicate. Anche in queste opere l’inconscio, la pulsione erotica e il sogno, si mescolano in una sottile ed inquietante ambiguità. La figura della donna è naturalmente presente: sia tramite fantocci che ne riproducono il volto, oppure evocata tramite oggetti feticcio che ne ricordano la presenza/assenza (Oggetti a funzionamento simbolico, come li definirà lui stesso in un articolo sulla Rivista surrealista).

Un esempio è la famosa scultura Oggetto scatologico a funzionamento simbolico (la scarpa di Gala) del 1932, dove Dalì espone una scarpa di donna rossa con dentro un bicchierino, pezzi di marmo, alcune fotografie, un’opera che è un omaggio a Gala, la donna amata ed ammirata musa, di cui spesso si trova rimando anche nelle opere pittoriche.

Foto di Carolina Taverna

Una riflessione non dissimile, porta invece Dalì a realizzare la Venere di Milo con cassetti, una copia del celebre marmo antico che mostra sul corpo dei cassetti con pomelli: allusione all’interiorità, e da interpretare in linea con molta della ricerca surrealista, come ‘cassetti dell’inconscio’ che custodiscono i misteri e le pulsioni segrete, considerate da Dalì come originario valore di bellezza presente in ogni donna.

La prima Venere, viene realizzata nel 1936, l’originale è attualmente esposta all’Art Institute di Chicago. Esistono ovviamente numerose copie e varianti che arrivano fino alla tarda produzione, un esempio è la Donna in fiamme, realizzata nel 1980. La figura femminile rappresentata è percorsa da un moto che la fa torcere all’indietro, come in un gesto di estrema vanità o in una tensione pulsionale involontaria in cui a mala pena riesce a coprire il volto.

Il desiderio inconscio e il suo mistero sono rappresentati celati, nei cassetti chiusi che si vedono sul corpo scolpito, e manifesti, nelle fiamme che salgono come a voler divampare lungo il dorso della figura. Dalì non dà volto a questa figura, lasciandola icona di tutta l’universo femminile. Una copia dell’opera, è un ammaliante bronzo di 3,60 metri ora esposta al Moco di Barcellona.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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