L’ombra di Mazzini e la sua lotta per gli ideali

Figura di spicco della storia italiana, Giuseppe Mazzini rappresenta la coerenza e la Repubblica moderna

In occasione del 150° anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, torna in teatro lo spettacolo “L’ombra di Mazzini” Romanzo di un’Italia mai nata, scritto e diretto da Emanuele Cecconi, con Valerio Palozza, Giuseppe Renzo, Federico Mastroianni, Salvatore Cuomo, Fabrizio Bordignon, Cristiano Leopardi, Mauro Ascenzi, Francesca Baragli, Laura Sellari, Emanuele Cecconi e la voce fuori campo di Daniele Di Matteo. Il 10 e l’11 marzo lo spettacolo è andato in scena al Teatro Ghione di Roma.

Giuseppe Mazzini rappresenta sicuramente una delle figure cardini del Risorgimento italiano, ma anche un grande conoscitore delle dinamiche politiche e sociali del suo tempo. Era anche un grande sognatore e quello che può essere definito, il padre della Repubblica italiana.

Mazzini fu anche il padre della Giovine Italia, colui che già nell’Ottocento, sognava la Giovine Europa, in modo da unire libere nazioni europee che condividessero ideali di libertà, unità, uguaglianza, umanità, indipendenza, gli stessi che oggi si cerca di applicare nell’Unione Europea. Un patriota, un politico che durante la sua vita ha lottato per realizzare questo sogno e ha girato l’Europa come esule, insieme a tanti altri giovani europei che, come lui, provavano gli stessi sentimenti per la patria e per la società.

Lo spettacolo racconta la figura dell’eroe italiano, costretto a sfuggire alla polizia che ha avuto l’ordine di arrestarlo. Carbonaro, rivoluzionario, repubblicano, Mazzini è costretto a nascondersi dalla polizia restando sempre presente sulla scena politica attraverso incontri segreti con altri esuli, i suoi scritti e l’aiuto di chi, da sempre, ha creduto nelle sue idee. Una vita trascorsa tra pensiero e azione, cercando di avviare l’educazione morale di un popolo. e nonostante la Repubblica romana, i continui contatti con Giuseppe Garibaldi, le lettere a Vittorio Emanuele e Carlo Alberto, passando per Camillo Benso conte di Cavour, attualmente di questa figura si ricorda poco.

Lo spettacolo vuole far emergere la figura dell’uomo che non ha mai gettato la spugna e che ha cercato di modificare il concetto di ribelle, ponendosi come colui che porta diritti, doveri, unità e libertà a tutti, indistintamente. Dietro a Mazzini una serie di persone che hanno seguito, controllato e cercato di arrestare il Mazzini. Spie, controlli, carcere, esilio, rivoluzione, tutto documentato dallo stesso eroe, o dalla corrispondenza sua e dei suoi persecutori. Gli amici e i nemici che hanno condiviso e ostacolato il tutto.

Il cast porta in scena alcuni degli episodi di vita del Mazzini, o meglio, di chi gli ha dato la caccia per anni, cercando di spegnere il suo animo indomito e deciso, e chi, d’altro canto, ha cercato di aiutarlo e sostenerlo. Tra questi appare in evidenza, anche grazie alla sua interpretazione, Giuseppe Renzo che nel ruolo del cattivo poliziotto, si riscopre, nel finale, antagonista rispettoso di un uomo che non ha mai rinunciato al suo essere rivoluzionario. Lo stesso dicesi delle due attrici che appaiono nel mentre della Repubblica romana, decise a lottare fino alla fine. E poi lui, Mazzini, che compare alla fine, ma la cui presenza si è sentita prorompente dalle prime battute, ricercato negli sguardi e nei gesti dei protagonisti.

Uno spettacolo che dovrebbe essere consigliato alla moltitudine di studenti che si ritrova a studiare la storia del nostro paese e dell’Europa perdendo, spesso, dei pezzi importanti del grande puzzle storico che ha composto l’attuale Europa.

Inoltre va ricordato che Lo spettacolo è patrocinato dall’Associazione Mazziniana Italiana, dal Touring Club Nazionale – Club di Territorio di Roma e dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

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Sissi Corrado

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