Luigi Bandiera: Palestrina 1809-2019

La storia di Palestrina nelle parole e ricerche di Luigi Bandiera

Lo storico Marc Bloch scrive nel suo testo più famoso del 1949 “Apologia della Storia”: “l’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato”.

Oggi la politica al seguito dei tanti pifferai magici tra cui quelli “dell’uno vale uno” tende a sporcare le acque, a rendere opache le responsabilità, come quelli che portano avanti la tesi che “sinistra e destra non esistono più”, “fascismo e comunismo non esistono più”, rendendo vera l’affermazione di Hegel “la notte nera delle vacche nere”, ovvero quella notte nera dove tutte le vacche sono nere, tutto è indistinto, i contorni si perdono, tutto sembra uguale.

Lunedi sera presso la sala Convegni dell’Hotel Stella di Palestrina si è svolta la presentazione dell’ultimo libro del professor Luigi BandieraPalestrina 1809-2019. Amministrazioni comunali, politica e vita civile dai Francesi di Napoleone alla Lega”, dedicato alla storia di Palestrina. Luigi Bandiera è uno storico locale che, in 270 pagine, ripercorre gli ultimi duecentodieci anni di storia di questa cittadina a 30 km da Roma, una cittadina carica di memoria e cultura.

Sono state due ore di storia politica ed economica locale, in cui però non si è dimenticato la dimensione “globale”. La ricerca di Bandiera, ovvero la ricerca storica, si basa su fonti (documenti, foto, verbali, liste elettorali, ecc.) che vanno trattate e soppesate con un opportuno metodo storico. Lo storico è come un giudice che nella sua indagine deve valutare attentamente i suoi testimoni. Ha detto nell’introduzione Bandiera che la “storia ha una sua legge: non dire il falso, non tacere il vero e non dare il dubbio di favorire o odiare qualcuno”. Per Bandiera la storia è racchiusa in questa massima di Cicerone la Storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera dell’antichità“.

Oggi, come ha sottolineato Paolo Bandiera, figlio dell’Autore, il mondo è racchiuso nel palmo di una mano in cui viene a mancare una “prospettiva storica e la sua profondità”. Il libro di Bandiera, di un intellettuale, come a me piace definirlo, dimostra invece che c’è ancora bisogno di storici per ancorare la nostra fragile società ai principi democratici e ai suoi valori più profondi, per ritrovare le sue radici che stiamo lentamente perdendo. E le radici di Palestrina, almeno quelle raccontate nel libro, sono quelle di una comunità, e non di un “non luogo” per usare un termine in gran voga fino a qualche anno fa. I racconti su Carchitti, dei suoi uomini e donne, di quello che sono state “le capanne”, ma anche il riscatto portato avanti da contadini che hanno fatto di quelle terre una eccellenza di alcuni prodotti della terra: le fragole, le nocciole. Palestrina che è passato da essere un feudo prima dei Colonna e poi dei Barberini per trasformarsi in un Comune, come tanti comuni italiani, dove potere civile e potere religioso si confrontavano e scontravano, il tutto con la presenza delle “famiglie” che ancora oggi, in condizioni politiche ed economiche mutate, mantengono ancora quel potere locale che poi prende forma dentro i “partiti politici moderni” o a quello che ne rimane.

Bandiera nella sua prolusione ha ricordato una fase della politica prenestina definita “milazzismo”, un termine che per molti, soprattutto i più giovani, dei presenti era sconosciuto.

Il milazzismo fu quell’ibrida coalizione che trovò in Silvio Milazzo, un agrario esponente di spicco dell’ala conservatrice del partito cattolico, il proprio cavallo di Troia, necessario per espugnare la fortezza democristiana: una coalizione destra-sinistra che si affermò per breve tempo. Purtroppo oggi, vista la crisi dei partiti ideologici, con la proliferazione di “liste civiche” che finiscono per essere una melassa senza sapore, che servono solo a “raccogliere voti” intorno al leaderino del momento. Che differenza di stile e comportamenti di quegli uomini in grisaglia (nelle tante foto del libro) e gli attuali politici spesso venuti su dal nulla, dove, in molti casi, vediamo “forme di milazzismo” dentro una lista in cui confluiscono esponenti provenienti da aree opposte!

Una buona parte del libro di Bandiera (pagg. 141-243) è dedicata alla vita politica della città, con i suoi personaggi, i volantini, le liste elettorali, i vincitori e i vinti. Da queste pagine emerge un paese pieno di vitalità politica, fino a quando la politica era scontro ideale, di visioni politiche che poi diventavano realtà vissuta non solo nelle parole pronunciate, ma soprattutto nelle opere compiute: i ricordi di Filippo Bandiera, di “Angelina” Cingolani”, il ruolo “politico” della chiesa prenestina, come non ricordare che la Cassa Rurale nasce per volontà della Curia, come in molte altre parti d’Italia. Un luogo di potere “politico” reale, anche se vestito dall’abito talare. Con la crisi del sistema partitico seguito ai fatti del 1992 che ha portato ad una fuga dalle case politiche del novecento, la democristiana, la socialista, per la casa comunista si deve fare un discorso a parte, case che ritroviamo nei tanti uomini e donne ricordate nel libro di Bandiera, uomini e donne con un storia e che hanno fatto la storia di Palestrina. Nella introduzione fatta dal professor Bandiera abbiamo sentito tutta la nostalgia di un mondo che ormai non c’è più, ma che, e questa è una speranza di chi scrive, potrebbe rivivere per opera di uomini e donne legati a quei valori e che oggi ritroviamo nel dibattito sul ruolo dei cattolici in politica o in quello sui valori europei della socialdemocrazia, le due grandi famiglie politiche europee. Il libro di Bandiera ci restituisce un pezzo di storia di un luogo, che solo se si attraversano le sue strade ci fa rivivere un storia di secoli, un ponte ideale fra un passato glorioso e un presente incerto. Di particolare interesse le interviste richieste ai Sindaci ancora viventi (Marchetti, Dolce, Diacetti, Lena, De Angelis). Bandiera ha fatto notare, con una certa amarezza, che l’attuale Sindaco, espressione di una giunta a trazione leghista, da cui il titolo del libro “da Napoleone alla Lega” non ha ritenuto di concedere l’intervista.

Questo libro, il 43o scritto dall’autore, cade a quasi 50 anni dal primo del 1972 “Palestrina ieri e oggi” edito dalla Cassa di Risparmio di Roma. Conoscere la storia del luogo dove si vive è un modo per amare il proprio Paese, ma è anche un invito, soprattutto alle giovani generazioni ad impegnarsi, ognuno nel suo campo, per renderlo migliore. E ieri alla presentazione ha partecipato un bel gruppo di giovani “millennials” della costituenda “Associazione 360 gradi”, guidati dal futuro Presidente Matteo Pellegrini.

Il professor Bandiera, un intellettuale a Palestrina, merita tutta la nostra stima e gratitudine per la pregevole opera che ha composto. E attendiamo la sua prossima opera, perché come diceva il suo amato Cicerone “Nessuno è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno”.

Luigi Bandiera, professore di lettere, giornalista e scrittore, ha al suo attivo molte pubblicazioni che spaziano dalla storia alla letteratura, dall’archeologia all’arte, alla musica, alla narrativa, che gli hanno valso, tra gli altri riconoscimenti, il Cimento doro dell’Arte e della Cultura del Centro Letterario del Lazio, il premio Lazio Antico e Moderno dell’Ente Provinciale del turismo di Roma, il Premio Nazionale della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Premio Letterario Internazionale dei Monti Lepini.

Per chi fosse interessato al volume (prezzo 15 euro più costo di spedizione) può farne richiesta al Circolo Culturale Prenestino “Roberto Simeoni” di Palestrina, inviando una email al seguente indirizzo: ritadibiase@hotmail.it.

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Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

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