Intervista a Claudia Portale in scena al Festival Teatramm’

Foto di Paolo Lombardo

Il tema delle donne e della loro libertà in Tango maledetto di Claudia Portale

 

Tango Maleducato è lo spettacolo che andrà in scena il 2 settembre alle ore 21.00 nell’ambito del Festival Teatrale Teatramm’ in scena la Teatro Marconi di Roma. Lo spettacolo è scritto, diretto e interpretato da Claudia Portale, con la supervisione artistica di Maria Letizia Gorga.

Abbiamo incontrato la protagonista, regista e autrice di questo testo che parla molto al femminile, Claudia Portale.

Benvenuta Claudia sulle pagine di CulturSocialArt. Intanto le faccio una domanda che ho rivolto un po’ a tutti i partecipanti alla manifestazione: come ha vissuto questo periodo di forzata chiusura dei teatri italiani?

A dire il vero è stato un periodo che ha vissuto delle fasi per me.

La prima la riscoperta di me stessa e del valore del tempo che avevo dato un po’ per scontato: una rinascita vera e propria.

Successivamente quando ho rivisto la lenta apertura delle attività e la totale ASSENZA, per alcuni mesi, di citare nei decreti la parola “Teatro”, ho iniziato ad accusare il colpo.

Dover trovare altre soluzioni per arrivare a fine mese e vedere ciò che ami chiuso senza un reale e vero motivo.

Chiudere tutto ciò che dava la possibilità di pensare e di maturare un’opinione ha visto l’abbrutimento, sotto alcuni aspetti della nostra società. Ricordiamo che Musei, cinema e teatro sono i settori che ancora oggi, nulla togliere ai gestori dei negozi e ai ristoratori, che risentono ancora dell’“Assenza di Voce”.

Come è venuta in contatto con il Festival Teatrale Teatramm’? Cosa l’ha spinta a sceglierlo per il suo spettacolo?

Una mia cara amica mi ha suggerito questo festival.

Già precedentemente ne avevo sentito parlare da altri colleghi che ne avevano fatto parte e che in qualche modo aveva portato loro fortuna.

Io avevo l’esigenza di mettere in piedi questo spettacolo, essendo il suo debutto, in un luogo in cui potesse essere “tutelato”.

Parliamo di Tango Maleducato. Ho esordito dicendo che è uno spettacolo al femminile, poiché oltre a lei, tutte le persone che vi hanno partecipato sono donne. Come si organizza e lavora in un team al femminile?

Lo trovo stimolante e straordinario. Oltre una profonda amicizia che mi lega ad alcune di loro, trovo che l’unione tra Donne possa creare qualcosa che vada oltre. Ciò non significa che non riconosca il valore maschile, ma spesso nella nostra società si parla della figura dell’uomo. Basta solamente girarsi e vedere i team delle grandi aziende quanta percentuale femminile abbiano, i posti in politica per non parlare poi della gestione dello sport… e non mi dilungo, perché il discorso non finirebbe qui.

Lei ne è autrice, regista e interprete, ma ha avuto la supervisione di Maria Letizia Gorga. Cosa le ha suggerito e come ha modificato, se lo ha fatto, il suo lavoro? Su cosa avete puntato nello spettacolo?

Ho una tremenda paura, ho sempre amato essere un’attrice diretta. Questa è la prima volta in cui mi trovo nella “triade teatrale”.

Questo testo è stato scritto diverso tempo fa: nasce dall’esigenza di dissociarmi da alcune visioni che venivano imposte in quel dato periodo politico. Piuttosto che scrivere un post su Facebook, Instagram ho scelto di prendere carta e penna e seguire l’istinto. Diciamo che l’aiuto di alcuni racconti familiari hanno stimolato la creazione del testo.

Maria Letizia Gorga, senza dover sottolineare l’indiscusso talento e la sua stimata carriera teatrale, è stata una persona che ho incontrato qualche anno fa nel mio percorso artistico.

Vanto il privilegio di avere la sua supervisione artistica, dico ciò perché l’ho sempre stimata come artista. Ho sempre apprezzato le sue scelte lavorative, rischiando in primis: dando voce a grandi personalità femminili quali, Dalida, Mercedes Sosa, Amelia Rosselli, giusto per citarne alcune, tutte persone che hanno fatto la loro Rivoluzione.

Il lockdown mi ha insegnato a circondarmi di belle persone e lei una di quelle.

Il tema della situazione femminile apre a molteplici dibattiti, com’è giusto che sia. Lei in scena porta la storia di Maria, giovane donna degli anni quaranta che sfida la cultura del tempo. La cultura di oggi, facendo un resoconto della cronaca, delle amicizie, dei social, non è poi tanto diversa. In cosa è cambiato il tutto?

Bè diciamo che ora c’è “più cipria su tutto”. Mi spiego meglio. Sicuramente negli anni la condizione della donna ha subito dei cambiamenti, ma non del tutto. Non voglio basarmi sui fatti di cronaca che sottolineano quotidianamente il reato di femminicidio, anche se trovo assurdo che ci siano state delle varianti sul “reato di stalking”.

Maria è una donna che è nata libera e che sceglie di rimanere tale. Io credo che ci sia bisogno di dover sottolineare questo concetto: la libertà.

Ogni essere umano in qualsiasi parte del mondo può rivedersi nello specchio di Maria.

Sono le donne che possono cambiare la cultura, ma spesso vengono inghiottite, loro stesse, dalla cultura che le vuole oppresse. Un cambiamento è necessario. Lei come e cosa cambierebbe per migliorare il mondo femminile?

Verrebbero le solite frasi fatte. Io ho 32 anni e mi batto ogni giorno per quella che sono. Una donna carina, con un cervello che rimane anche simpatica e non nego il fatto che questo spesso, in alcuni ambienti di lavoro, anche in modo non limpido, dà noia. Avere personalità, a prescindere che tu sia uomo o donna credo che sia la sola via di uscita da una società che sta cercando di omologarci tutti. Non nego il fatto che io sia sui social, che li utilizzi e che abbia scelto un lavoro in cui l’aspetto fisico conta, non sono ipocrita in questo, ma senz’altro le scelte che ho preso in particolar modo negli ultimi anni mi hanno portata a preservare la mia unicità. Se ognuno di noi fosse a contatto con questo concetto non esisterebbe la futile definizione di “mondo femminile e mondo maschile”.

Nello spettacolo si parla di donne e anche di emigranti. Due temi importanti e molto attuali. Il teatro che funzione ha con i temi sociali? Cosa si aspetta della partecipazione al Festival Teatramm’?

Quando frequentavo il liceo ho avuto la fortuna di avere le mie docenti di lettere italiane e straniere che mi portavano a teatro. Ammetto che in alcune rappresentazioni ho allungato le gambe e chiuso gli occhi, ma con il tempo ho capito l’importanza di quel posto magico che mai avrei sospettato che diventasse il mio lavoro. Il teatro, come la televisione nascono in primis per educare. Io avevo l’esigenza di raccontare una storia, una storia di un amore, una storia di diritti, una storia di libertà.

Mi auguro che in qualche modo il 2 settembre dalle ore 21.00 in poi, qualcuno possa portare una parte di Tango Maleducato con se, non a caso il sottotitolo ribadisce il concetto cardine: yo soy mi libertad.

Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo!

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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