Manuel Ferreira autore e interprete di Stabat Pater

L’autore e interprete di Stabat Pater ci racconta lo spettacolo che parla di padri e figli

Stabat Pater viaggio tra padri combattenti, è lo spettacolo che ha animato le serate dell’MTM Teatro Litta di Milano dal 21 ottobre al 6 novembre. Scritto da Elena Lolli e Manuel Ferreira, per la regia di Claudio Orlandini con in scena, Manuel Ferreira e Gioele Cosentino. Lo spettacolo è un progetto di inclusione sociale a cura di Alma Rosé in collaborazione con Sanpapié, è nato per dar voce a quei padri che convivono con figli che non parlano, non camminano, non ridono come tutti gli atri. Un tema che tocca i padri e i figli, ma si riflette sulle famiglie e in egual misura sulla società moderna, tesa sempre più alla perfezione, all’eccellenza. Il rapporto padre-figlio che qui viene raccontato, vuole dar voce a chi ogni giorno “combatte” per il suo ruolo trasformando il proprio dolore in un nuovo progetto di vita.

A parlarci di Stabat Pater viaggio tra i padri combattenti, uno degli autori e interpreti dello stesso, Manuel Ferreira, a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Lo spettacolo andato in scena all’MTM Teatro Litta di Milano è uno spettacolo che prende in esame un argomento di cui adesso si parla ma che prima era tenuto un po’ in disparte. Lo si comprende dal titolo dello stesso Stabat Pater viaggio tra padri combattenti: com’è nata l’idea di vedere la disabilità dal punto di vista dei padri?

Eravamo partiti da una trilogia sulla genitorialità ed è venuto fuori il tema dei papà e per diverse esperienze personali ho voluto parlare proprio del dolore paterno, Di quei padri che accompagnano i figli e trasformano il proprio dolore in luce

Dicevo che la disabilità, in passato, era tenuta nascosta, come una colpa che la società era pronta a dare ai genitori. Oggi per fortuna se ne parla, i bambini e i ragazzi, con le dovute assistenza, cercano di integrarsi nella società, ma è difficile. Come affrontano i genitori questi momenti di aggregazione, in particolare i padri?

È un mondo tutto da scoprire il mondo della disabilità, per fortuna esistono tante realtà fantastiche come associazione di sostegno ai genitori. Playmore, L’abilità, Fondazione Benedetta Dintino, Dynamo Camp, Cascina Biblioteca, ecc
Si cerca di dare al proprio figlio tutto quello che un padre desidera per un figlio, quindi le lotte dei genitori spesso sono per cercare una vera inclusione, che si trova come dicevo spesso più facilmente nelle associazioni e nella realtà che lavorano affiancando le famiglie

Nell’accudimento dei figli la figura predominante è quella della madre, oggi si fa sempre più esigenza anche quella del padre, in particolare in quelle famiglie dove la presenza di entrambi i genitori è più che un’esigenza. Dalla vostra esperienza, come avete visto questi padri?

I padri che abbiamo intervistato, sono appunto padri combattenti e luminosi. Spesso i padri quando nasce un figlio disabile spariscono, si mettono da parte.

Per tradizione e spesso anche per necessità biologica quando i bambini sono neonati hanno il bisogno assoluto della mamma, il ruolo del Papa si costruisce piano piano man mano al figlio cresce. Questi sono papà “accompagnatori” presenti, che costruiscono la propria vita insieme al figlio

Non si è mai pronti dinanzi alle avversità della vita, in particolare quando è un figlio ad avare esigenze particolari, perché non è autonomo, autosufficiente e spesso nemmeno consapevole di ciò che lo circonda. In questo caso la fragilità dei figli come si rispecchia nei padri?

Con la stessa intensità con cui si rispecchia un qualsiasi figlio che può trovarsi in una situazione avversa. Un genitore e sempre pronto a lottare per il proprio figlio disabile e non.

C’è solidarietà tra padri che vivono la stessa esperienza? Come si manifesta?

Sì, soprattutto nelle associazioni e nella realtà che lavorano sulla disabilità, come quando vai al parchetto con tuo figlio incontri delle affinità con altri papà.
Tanti genitori dopo l’esperienza della disabilità decidono di partecipare alle associazioni oppure fondarne addirittura una per la lotta alla malattia del proprio figlio.

E tra padri con esperienze diverse?

Non è diverso delle altre situazioni se c’è affinità c’è, e se ci sono esperienze diverse che possono stare insieme possono nascere amicizie e collaborazione tra famiglie.

La famiglia come vive questo nuovo atteggiamento dei padri? Come vive le sue ansie e le sue paure?

Bene è un elemento positivo, e un genitore che partecipa, che non lascia alla mamma il compito dell’accudimento totale, per cui condivide i lavori le fatiche le gioie le ansie e le paure.

Un “padre combattente” cosa si aspetta dalla famiglia? E dagli amici?

Non lo so. Quelli che ho intervistato manifestavano sicuramente il desiderio di più condivisione con il resto della famiglia oltre moglie e fratelli. Ed agli amici non saprei, sicuramente cambiano le amicizie e le frequentazioni, questo succede sempre anche con la nascita di un figlio non disabile, però sicuramente un padre che accudisce al figlio oltre l’infanzia è un padre impegnato che ha meno tempo per gli amici.

In particolare cosa può chiedere alla società?

Di essere veramente inclusivi e cioè di mettersi in discussione un po’ di più di fronte a qualcosa che può essere diverso. Nelle scuole spesso i genitori vogliono che i bambini siano accolti all’interno della classe del programma e non tenuti come dei visitatori che se la passano a pascolare tutto il giorno nei corridoi con l’insegnante di sostegno.

La società, invece, cosa dà loro? E lo Stato quanto si interessa di padri combattenti e di persone con gravi disabilità?

C’è tanta strada da fare ancora! Lo Stato non si interessa abbastanza delle gravi disabilità. Prova ad inquadrarle, non ci riesce, e i genitori vengono travolti dalla burocrazia e cercano soluzioni nella comunità appoggiandosi su tante splendide realtà sociali, associazioni, fondazioni che accolgono in diverso modo le problematiche familiari.

Voi invece, cosa cercate di trasmettere al pubblico che viene in sala?

Cerco di trasmettere una storia universale tra un padre e un figlio, un padre luminoso ma che si stanca si arrabbia e ride insieme a suo figlio.

Quali sono le risposte che avete avuto dalle persone che hanno assistito alla rappresentazione, in particolare le persone che non vivono una situazione simile?

Le famiglie con figli disabili hanno manifestato di provare spesso un grande orgoglio quando vedono lo spettacolo, mentre gli altri sono colpiti dalla positività del padre e del rapporto tra padre e figlio e spesso si sentono identificati anche loro.

Sensibilizzare la società, le istituzioni, i ragazzi fin da piccoli, è un compito importante, quali sono i suggerimenti che dareste voi alla luce della vostra esperienza?

La cosa migliore è avere delle esperienze. Quindi il mio consiglio è frequentare le associazioni, dove si trovano situazioni spesso molto intense e divertenti, emozionanti. Di portare i nostri figli a giocare in questi centri dove si gioca tutti insieme, e poi di parlarne di parlarne sempre.

Augurando sempre più impegno da parte di tutti verso questo tema, vi ringrazio per essere stati con noi!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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