“Non c’e’ pace” Un libro di Romina Perni e Roberto Vicaretti (seconda parte)

Guerra e pace

 

Pace e guerra di Roberto Papa

Io partirei da una frase del libro “Non c’è pace” (pag.34):

“Chi è per la pace oggi, ma io aggiungerei anche per l’ambiente,  lo è soprattutto per le idee che ha sedimentato nel passato e non per una analisi di quanto sta accadendo in questa epoca: a mancare sono i luoghi per capire, in un contesto mondiale che è oggettivamente più complesso”.

La parola chiave è “i luoghi per capire”, che per me uomo del 900 significano i luoghi della politica, principalmente i partiti, con le sue articolazioni, ma anche il sindacato radicato nei territori. Oggi questo mondo è entrato in crisi, ovvero è entrata in crisi la “politica”, cioè l’arte della convivenza della polis, quell’insieme di teoria e prassi che concorreva alla conquista del potere, alla egemonia, per amministrare nell’interesse generale.  Oggi si ha l’impressione che la politica che governa il mondo non è più nelle mani  di chi governa , ma venga gestita  da ristrette elite internazionali, da oligopoli finanziari che controllano attraverso un complesso sistema industriale e mediatico la vita dei cittadini. La politica si degrada, si trasforma in un mercato dove vengono scambiate non visioni del mondo, ma più banali “poltrone”, come oggi è diventato nel linguaggio corrente definire il potere, generando disaffezione nei cittadini elettori che sempre più disertano le urne. Nel cittadino si genera la sensazione che la politica non è più agita nel luogo “costituzionale” per eccellenza, ovvero  il Parlamento, ma in luoghi dove operano elite di potere e invisibili. La politica del ‘900 fatta di parole con i suoi riti (i congressi, i dibattiti, le mobilitazioni) ha lasciato il posto alla politica dei fatti (il mercato, soprattutto quello finanziario). Producendo nel cittadino quel senso di solitudine dentro la collettività  che si trasforma in individualismo.

Una società dove si afferma l’individualismo è una società che tendenzialmente vira a destra dove si affermano forze nazionaliste quando non esplicitamente fasciste. Noi oggi veniamo da oltre  un ventennio (anni ottanta, novanta) di politiche neoliberiste che hanno prodotto un aumento della disuguaglianza spingendo anche i partiti di sinistra “socialdemocratici” ad occupare almeno in parte il terreno che era della destra. Qui in Italia lo stiamo vedendo con i decreti sicurezza che dopo un anno di governo giallorosso ancora sono in vigore e addirittura la loro modifica viene rinviata a dopo le elezioni. Potremmo provocatoriamente dire che per governare la sinistra deve aderire al neoliberismo, pena la sua frantumazione.

Ora in questo scenario i movimenti, per la pace, per l’ambiente, per i diritti, anche se nascono come espressione ed esigenze reali di fronte alle catastrofi sia naturali che indotte dalla guerra, una guerra frammentata, quindi in mancanza di una forza politica con una sua capacità di analisi ed educativa, viene a mancare quell’analisi dei fenomeni che sono allo   loro base.

Guerra e pace

Noi che abbiamo partecipato al movimento per la pace degli anni sessanta (guerra in Vietnam, conflitto israelo-palestinese) e anni ottanta (tensioni USA-URSS, euromissili, nucleare, ecc.) dentro comunque un mondo bipolare, avevamo partiti di riferimento a cui indirizzare le nostre istanze. Oggi che quel sistema di riferimento è venuto meno, abbiamo partiti aideologici, liquidi, quando non liquefatti. I movimenti che pure nascono esprimono indubbiamente forza e capacità di aggregazione. Penso ai Friday for future, alle sardine, che, superato però il momento iniziale perdono la spinta propulsiva e, diciamo così, rientrano nei ranghi.

Eppure motivi per mobilitarsi ce ne sarebbero!

Senza andare troppo lontano: la crisi libica, il tentativo di ripristinare il califfato ottomano da parte della Turchia di Erdogan, le tensioni in Bielorussia, e il sempreverde conflitto israelo-palestinese, e ora il recente conflitto del Nagorno-Karabakh.

Abbiamo di fronte a noi una situazione allarmante che va dalla mancanza di sicurezza collettiva (prodotto da un terrorismo pronto a colpire), a intere generazione a cui è stato rubato il futuro, ad una caduta dei valori (contrabbandata con la morte delle ideologie) fino a temere per la stessa sopravvivenza per l’umanità che non sarà più messa in crisi dalla minaccia nucleare ma da una ben più possibile minaccia di distruzione ambientale.

Tutto negativo,quindi? Non proprio. Dalla società vengono segnali che ci invitano a ritornare nella “piazza pubblica”, a combattere quell’individualismo che anche complice l’epidemia ci ha rinchiuso in casa.

Ora la politica è necessaria. Però necessita di due momenti. Quello dell’analisi ossia il confrontarsi con la “verità effettuale della cosa” e quello di individuare una volontà politica unitaria a fronte di una pluralità sociale.

Faccio un esempio: un movimento per la pace oggi non può esimersi da un’analisi del sistema industriale militare sia pubblico che privato, non può ciò essere semplicemente contro la guerra (e mi verrebbe da dire: quale delle tante guerre) e quindi deve cercare un’alleanza con i lavoratori dell’industria degli armamenti, perché reclamare la pace significa lavorare per il disarmo e per la conversione dell’industria bellica in industria di pace, evitando la trappola pace-lavoro, come accade per l’Ilva di Taranto salute-lavoro.

Dicevo che la politica è necessaria e allora occorre ripartire dal basso, dalla politica dei piccoli gruppi. Un po’ come è nelle intenzioni delle sezioni Anpi, far rinascere la politica dalle realtà locali. Una politica salvata dai cittadini i quali difendendo i loro diritti alla pace, alla sicurezza, all’ambiente, difendono l’interesse di tutti.   Marx individuava nella classe operaia (allora chiamavamo il proletariato) la classe generale, oggi che la classe operaia come l’abbiamo conosciuta nel ‘900 non esiste più o quasi, forse la classe generale siamo tutti noi che rifiutiamo “lo stato di cose presente”,  che ci mobilitiamo per la pace, per l’ambiente, per la salute, per l’uguaglianza, per una informazione non asservita ai poteri economico-finanziari, per un mondo senza confini e senza muri.

Guerra e pace

E tutte queste cose, però, sono “ideologia”, visione di un mondo. Altro che morte delle ideologie o che destra e sinistra sono la stessa cosa.

La crisi globale che oggi stiamo affrontando ci spinge a riprendere insieme il senso tragico di una storia che minaccia di rovinarci addosso e il tentativo di mutare il trend catastrofico mettendo in campo forze intellettuali e forse sociali adeguate alla sfida. Ma queste forze si possono formare se siamo dentro lo scontro sociale e politico, e vi partecipiamo con una coscienza antagonistica e una pratica politica alternativa, un tempo avremmo detto rivoluzionaria.

E quello che noi oggi stiamo facendo, partendo da un libro che parla di pace, è quello di portare un piccolo mattoncino per ricostruire quella agora della Polis, ovvero il luogo della politica, che poi è il luogo per capire, che  oggi è non solo possibile, ma sicuramente necessario.

Gli autori:

Martino Darelli, vicepresidente sezione ANPI di Palestrina

Roberto Papa, membro direttivo sezione ANPI di Palestrina

Leggi la prima parte dell’articolo

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Roberto Papa

Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

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