Palestrina, un incontro sul velo islamico

Il velo islamico tra libertà e oppressione, in un convegno alle porte di Roma

A Palestrina, sabato 25 settembre alle ore 17 presso la sala convegni dell’albergo Stella di Palestrina, ci interrogheremo sul “velo islamico”: il velo è libertà o oppressione? L’occasione sarà la presentazione di due libri di Giorgia Butera e Tiziana CiavardiniHijab. Il velo e la libertà” e “Terra Promessa. Storie di civiltà e migrazioni”. L’incontro è promosso dall’Associazione Culturale Prenestina Roberto Simeoni di Palestrina, in collaborazione con i Ragazzi del Monte Ginestro di Castel San Pietro Romano.

Il Circolo pone molta attenzione alla “cultura” non intesa solo come sguardo rivolto al passato, ma avendo una profondità rivolta anche verso il futuro…argomenti che a prima vista possono sembrare lontani dalla nostra vita quotidiana in realtà hanno spesso un impatto forte quando entrano in contatto con la nostra vita.

Da qualche anno termini come “Hijab”, “Sharia”, “Islam” fanno parte, lo vogliamo o no, del nostro quotidiano: a scuola con i nostri figli, sui luoghi di lavoro, nelle nostre case, nei tanti luoghi di consumo e di svago. È anche per questo che il Circolo tratta argomenti, forse lontani da una “cultura territoriale Prenestina”, ma che fanno sicuramente parte del bagaglio culturale del nostro presente. La serata sarà anche l’occasione per soddisfare qualche curiosità.

Lo sapevate che il velo era un indumento usato in tutta l’area mediterranea, fin dal quarto secolo avanti Cristo?

Allora era un capo di abbigliamento delle donne delle classi elevate. Nessuna donna patrizia si sarebbe mostrata in pubblico senza velare il capo. Anche la Vergine è sempre con il capo coperto. E nei tempi recenti anche le nostre nonne e mamme soprattutto nelle aree agricole portavano il velo e in chiesa mai sarebbero entrate a capo scoperto Oppure che ogni paese ha un approccio diverso verso la “donna velata”?

In Francia, nel 2004, venne varata una legge con quale si vietava l’uso dei simboli religiosi a scuola, applicando in questo modo il principio di laicità. Le discussioni inerenti al velo proseguirono nello stato francese, tant’è che nel 2010 venne approvata la legge che vieta l’uso del velo integrale islamico nei luoghi pubblici.

In Italia non esiste una legge “anti-velo” come in Francia. Nel nostro paese fin dal tempo del fascismo esisteva il divieto previsto dalle leggi di Pubblica Sicurezza del 1931 “di comparire mascherato in luogo pubblico”. Nel 1975 venne promulgata la legge 152 per combattere il terrorismo che venne poi integrata con il decreto Pisanu (legge 155/2005), che prevede: “È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo…”.

Ed è proprio sulla base di quelle parole “qualunque altro mezzo” che la giovane avvocatessa Asmae Belfakir, nata in Italia ma di origini marocchine, si è opposta alla richiesta del giudice di togliere il velo durante un’udienza del Tar e ha lasciato l’aula in segno di protesta.

Insieme a Tiziana Civardini saranno presenti il giornalista Emilio Orlando, la studentessa di Giurisprudenza alla Sapienza Mariam Ali, di famiglia egiziana, ma nata e vissuta a Roma, figlia dell’Imam della Magliana Sami Salem. In collegamento video Arianna Briganti, vicepresidente dell’Associazione Nove Onlus un’associazione non-profit fondata da esperti di cooperazione internazionale che dal 2012 si occupa di aiuti umanitari, educazione e sviluppo socio economico portando aiuto a persone svantaggiate, in particolare donne, bambini e persone disabili.

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Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

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