Pizia e Tiresia affascinano e divertono

Al Teatro Belli uno spettacolo perfetto per la regia di Giuseppe Marini:

La morte della Pizia

Quando si va a teatro ad assistere ad uno spettacolo che presenta in cartelloni grandi nomi, ci si aspetta qualcosa di importante, ma spesso si rimane delusi. Questa volta no. La rappresentazione de La morte della Pizia al Teatro Belli di Roma, con in scena Patrizia La Fonte e Maurizio Palladino, diretti da Giuseppe Marini, non delude le aspettative, a partire da una grande interpretazione, quella degli attori che sono stati ben guidati nella loro interpretazione.

Il racconto è quello delle verità o delle bugie, o di quelle che oggi chiameremo fake news, che girarono attorno alla vita di Edipo, a cominciare dai suoi genitori e quindi dalla profezia che annunciava che egli avrebbe ucciso suo padre, sposato sua madre e generato con lei dei figli. Naturalmente il tutto all’insaputa di Edipo stesso, il quale, una volta venuto a conoscenza della stessa, cercò di evitarlo, ma alla fine tutto ciò si avverò. Oracoli e veggenti del tempo così, si riaffacciano nella società moderna e si rispecchiano tra le tante parole sparse attraverso i social che, più di qualsiasi altra cosa, sparlano e buttano a casaccio notizie e profezie.

Tornando alla storia in scena, Pizia, sacerdotessa di Delfi, alla fine dei suoi giorni, assistita da Merops Ventisette, sensale e cassiere, viene chiamata da Tiresia che cerca una profezia e un confronto sulle vicende che vedono protagonisti Edipo, Giocasta, la Sfinge, travolti da un destino al quale non sono riusciti a sfuggire oppure sono solo inermi pedine di decisioni divine. Non è bene comprenderlo perché sparirebbe quell’ombra di mistero che circonda il tempio di Delfi e, in contemporanea, verrebbero meno le profezie delle sacerdotesse. Inoltre su Edipo ci si ritrova ad ascoltare anche altre storie, leggende, notizie raccontate o profezie, che lo vedono, per esempio, figlio della Sfinge. Tante sono le “dicerie” che girano intorno alla leggenda, sarà per questo che la storia di Edipo è tra le più conosciute e studiate.

Uno di questi approfondimenti è legato a Friedrich Dürrenmatt autore di un testo che narra delle tante verità che arrivano da Delfi, di manipolazioni, di oracoli, accordi, un racconto che ha del grottesco e che si prende beffa di tutti i personaggi presenti sulla scena o solo nominati. È un confrontarsi con la storia antica, rispecchiandosi in quella attuale, sia degli anni in cui è stato pubblicato il racconto, erano gli anni ’70, sia oggi, che va in scena a teatro.

Ma questo è anche un testo che si presta all’attualizzazione della vicenda: in fondo il sentimento umano si rispecchia identico dal passato al presente. Marini, il regista della pièce, qui ha adottato alcuni accorgimenti portando il testo in una realtà molto più vicina alla nostra, intrecciando termini che spesso non sono molto conosciuti dalle nuove generazioni, con altri che invece, sono moderni. Lo stesso è stato fatto per alcuni gesti, quali, all’inizio, per esempio, l’accensione delle luci attraverso un interruttore, o facendo indossare ad alcuni personaggi, costumi più moderni. Questo mix di antichità e modernità rende lo spettacolo affascinante, come lo è, del resto, il testo stesso.

Sul palco i due attori non risparmiano nulla, raccontano con la voce sempre ben misurata e la mimica, sempre presente e attenta. Anche il passaggio tra un personaggio e l’altro avviene in modo deciso, attento, senza tralasciare nulla. Ogni spazio è utilizzato, come gli oggetti di scena che ci riportano in un tempio, al cui interno troneggia un’immagine del dio Apollo. Anche le luci sanno illuminare e apportare quel qualcosa in più alla scena e al racconto.

Ciò che ne viene fuori è uno spettacolo magnifico, nella forma, nel concetto, nella cura degli oggetti di scena, nella preparazione del tutto, nell’interpretazione degli attori, dove ogni cosa è limata al punto giusto. Si assiste ad una sintonia quasi musicale che accende interesse e partecipazione, offrendo anche applausi a scena aperta agli attori sul palco. Si esce dal teatro pienamente soddisfatti della rappresentazione della quale, durante la stessa, non si perde un solo momento.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

Leggi anche