Pubblicato il: 3 Giugno 2016

Rappresentazione della violenza sulle donne al teatro Spazio Formiche di Vetro

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Foto di scena - Nardone
Foto di scena – Nardone

Uno spettacolo particolare e sicuramente duro come la violenza descritta in questa rappresentazione, quello andato in scena al Teatro Spazio Formiche di Vetro. “Le sante e sedute stanti” in scena il 28 e 29 maggio nella caratteristica Trastevere, scritto e diretto da Luca Trezza, che parla di violenza sulle donne.

Sulla scena sono presenti cinque sedie e altrettante borse, che, nella rappresentazione, si scopriranno contenitori di oggetti delle protagoniste interpretate da: Raffaella Anzalone, Eleonora Bucci, Elisabetta Carpineti, Ilaria Fantozzi, Sara Meoni.

Poi il buio, per permettere alle attrici di entrare in scena, tutte vestite di nero, come se fossero a lutto. Sulla scena si alternano cinque storie di donne: la violentata, la spogliarellista, la pisciasotto, la borsarola, la schiaffeggiata. Storie di donne violate nel corpo e nell’anima, piegate dalla vita, ma che hanno ancora la forza di sorridere alla vita stessa, rifugiandosi nei dolci ricordi, in quello che appare un dolce ricordo, una salvezza contro la tristezza del loro presente.

Storie di donne percepite come sante? Sì, perché vittime di violenza, perché hanno subito e subiscono a volte con “stoicità”, prima di trovare il coraggio e a volte il sostegno per uscire da una situazione violenta come quelle raccontate dallo spettacolo.

Sono fondamentali i gesti delle attrici, che rendono importanti le parole, ma soprattutto le visioni e il corpo delle stesse: la violentata trasportata come in un funerale, la pisciasotto che da inizio al gesto del limone, così agro e amaro, che rappresenta la propria pipì, intesa come “acqua benedetta” e quindi, alla fine bevuta per santificare il proprio corpo e la propria anima. Il gesto del fare pipì è così naturale che non appare indelicato. Lo stesso appare nella scena in cui la spogliarellista mostra il proprio lavoro al pubblico. Parrebbero trasgressioni, ma alla fine sono solamente la rappresentazione di una realtà che spesso continuiamo a negare.

La musica è parte integrante dello spettacolo ed incide sulle sensazioni ed emozioni che arrivano dal palco agli spettatori. Le canzoni scelte per rappresentare le emozioni, si sposano con ciò che avviene in scena. Il linguaggio sulla scena, a volte, rispecchia la normalità delle vicissitudini, come, per esempio la frase “affettata come la mortadella“, facendo interagire dolore, violenza e quotidianità. Il corpo diviene espressione fondamentale di emozioni e nei suoi movimenti è fondamentale per riprodurre ed emanare verso il pubblico sensazioni emozionanti.

Le attrici sono tutte brave, espressive, coinvolgenti, riuscendo a trasmettere quelle che sono dure e violente emozioni. La differenza d’età fra le protagoniste è solo un supporto maggiore che rende migliore la rappresentazione. Non si parla di gioia, ma di disperazione, di sconfitta, di dolore violento, perché la violenza sulle donne è questa. Corpo, musica, recitazione, sono un tutt’uno per rappresentare la violenza in questo spettacolo, “Le sante e sedute stanti” così ipnotico, così sapientemente diretto.

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