Santo piacere raccontato da Giovanni Scifoni

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Santo piacere

L’esplosione più bella: la parte finale

Alla Sala Umberto di Roma, in scena fino al 27 ottobre Santo Piacere Dio è contento quando godo, di e con Giovanni Scifoni, con la supervisione artistica di Daniele Monterosi, regia di Vincenzo Incenzo, sul palco anche la danzatrice Anissa Beracchini.

Lo spettacolo racconta del rapporto tra sesso e amore, tra dubbi e desideri che la nostra educazione, ma anche la nostra religione, ci trasmettono. Cercare di conoscere quale sia la migliore soluzione, non sempre ci lascia liberi di riflettere e sapere a cosa si va incontro, non sempre aiuta nella scelta.

La difficoltà delle scelte mette sempre in contrasto la Fede e il Godimento, e Scifoni prova a riportare l’anima verso il corpo, facendola abbracciare all’amore puro, poiché in questo modo sarebbero in grazia di Dio. Lo fa ricercando, tra i dialoghi, un’ironia che dovrebbe essere particolarmente accesa.

L’uomo è visto, all’inizio dello stesso, come il primate, infatti appare sotto forma di scimmia, a sottolineare il primordiale senso di ricerca all’accoppiamento. All’inizio del genere umano, prima dell’avvento della religione, era un fattore naturale, che serviva a procreare e a dare piacere. La mente umana, nei secoli, ha modificato questa sensazione, portandola a confrontarsi con la più attenta analisi di un comportamento dettato dalla coabitazione tra molti simili e con le limitazioni della religione.

Chiacchierandone insieme al pubblico, perché è questo l’approccio dello spettacolo, appare semplice comprendere che, il godimento è schiavo di una percezione religiosa che esula dalla volontà divina, o no? Il confronto è continuo, come lo sono i quadri e le persone messe a confronto, mentre lo stesso attore si spoglia, lentamente, come a liberarsi di pregiudizi e luoghi comuni.

Sulla scena, ad intervalli, appare anche la figura femminile, interpretata da una brava danzatrice, Anissa Bertacchini. Nel suo abito bianco, con i capelli biondi che le incorniciano il viso, è una visione sempre più vicina a quella angelica: sarà lei la meta divina? Sembra chiedersi e chiedere l’attore in scena. Intanto lui la rincorre, la corteggia, la cerca, la desidera e la vuole.

Dovrebbe essere uno spettacolo molto ilare, divertente, che però, in moltissimi quadri, soprattutto iniziali, fa solo sorridere. Non si vedono quei momenti davvero intensi di comicità e ironia che un testo del genere dovrebbe far emergere. Spesso l’attore stesso sembra incatenato nel suo personaggio, tanto da perdere i ritmi.

L’esplosione più bella, sicuramente perché commovente, è quella finale, dove ci si avvicina alla vicenda tra uomo e donna, anche per la parte personale, ricca di affetti e ricordi che trasforma il quadro finale in una visione del vissuto di ognuno di noi. Questa è la parte, infatti, più sentita e partecipata anche dal pubblico.

Non uno spettacolo particolarmente esilarante, ma la visione di un racconto che potrebbe far passare una serata serena. Godimento degli occhi, grazie anche ai personaggi sulla scena, ma avremmo voluto sentire e vedere molta più ironia e un testo più appropriato all’argomento che si presta, sicuramente, a una interpretazione più ricca.

Scenografia scarsa, ma adeguata alla praticità e all’argomento, dove troneggia un letto matrimoniale al centro e alla cui destra appare la cultura, la scienza, con una montagna di libri, mentre alla sinistra un crocifisso per rammentare, in ogni momento, la fede religiosa.

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