Specchio, specchio delle mie brame al Teatro Le Sedie di Roma

Un testo difficile da portare in scena e una donna nei panni di un uomo, tutto questo al Teatro Le Sedie

Al Teatro Le Sedie è andato in scena lo spettacolo Specchio …. Specchio delle mie brame, liberamente tratto dal romanzo Mirror, Mirror in the Wall di Stanley Ellin, abile narratore del novecento. Adattamento e regia di Andrea Pergolari e in scena Gioia Montanari.

Lo spettacolo ha aperto le porte del teatro dopo il lungo lockdown causato dalla lunga pandemia di Covid-19 che ci ha obbligati al distanziamento e alla rinuncia ad attività ricreative quali il teatro, il cinema, lo sport, ecc. Ritornare in presenza, in particolar modo per il teatro, è stata un’esperienza intensa per gli addetti ai lavori e per gli spettatori che hanno atteso con ansia ti potersi riaccomodare tra le poltrone, nell’atmosfera del teatro, che conserva una particolare magia e ambientazione.

Così, insieme ad alcuni amici, ci siamo ritrovati in quel di Labaro, presso il Teatro Le Sedie, che ho rivisto per la prima volta dopo che ha cambiato sede, ma che non ha modificato lo stile, peraltro particolare, dalla diversità delle sedie che accolgono gli spettatori. Tante sedie diversi come lo sono le diversità delle persone che si siedono, insieme, ad osservare lo spettacolo.

Ma parliamo dello spettacolo che è andato in scena. Si parte da un fatto tragico: una donna è morta e il suo corpo si trova all’interno del bagno di un uomo rispettabile, Peter Hibben. Lo spettacolo parte dal buio attraverso il quale si sentono delle voci, delle frasi che ci immergono nell’atmosfera. Le voci registrate sono di Valentina Conti, Alessandro Giova, Gianluca Greco, Manuela Lomeo, Giovanna Martinuzzi, Massimiliano Pazzaglia.

Poi in scena, per circa due ore, Gioia Montanari, nelle vesti di un uomo che esamina la sua vita, le sue scelte, le sue azioni. L’affido della parte di un uomo a un’attrice, è una delle particolarità dello spettacolo. Non ci sono molte donne che si ritrovano a calcare sul paco, le vesti maschili e sono pochi i registi ad affidare loro questo compito. Eppure, come in passato, ma ancora oggi, sono molti gli attori che si ritrovano nei panni delle donne, è sempre più interessante vedere le attrici che si misurano con un personaggio così tanto diverso dalla propria anima. Quindi sì, questa scelta, come l’inizio dello spettacolo mi ha colpita e non poco. Un altro punto a favore dello spettacolo e la capacità mnemonica di Giorgia Montanari. Ci sono pochi attori/trici capaci di ricordare il proprio testo con la certosina memoria della Montanari. E sì, nonostante le quasi due ore di rappresentazione lei non ha dimenticato le battute e se lo ha fatto, nessuno se ne è resto conto.

Quello che forse non ha espresso, per la tensione, per il ritorno in scena dopo tanti mesi, sono le movenze e i ritmi delle battute. Troppo meccanica, troppo statica, troppo poco coinvolta nel personaggio. Il testo era ricco di nozioni, di spunti, ma troppo ricco per un monologo. Così tanto che, se esteso in questo modo, fa perdere la concentrazione e il filo della storia: immaginatevi una spiegazione di due ore senza interruzione, è difficile riuscire a seguirne il filo per tutto il tempo!

Gli oggetti scenici. Indicativi quelli delle scarpe che sono utilizzati come simbolo per ricordare le donne uccise da mariti, compagni o ex, per gelosia, per inadeguatezza, per ripicca, sono un punto focale per farci immaginare la donna morta e ritrovata a casa del protagonista. Meno indicati sono gli oggetti che indossa la protagonista, attraverso i quali non appare in una vera e propria trasformazione mascolina, penso al trucco del viso e alla parrucca. Mancano di potenza e concentrazione del personaggio che vacilla tra uomo e donna.

Effetti luce, suoni, non sempre coordinati, ma ci teniamo a sottolineare che era una prima delle prime che ha visto la riapertura del teatro. C’è chi direbbe che c’è stato molto tempo per prepararsi, chi, invece, che l’emozione fa sempre parte della natura umana, ma chi va in scena deve conservare il suo sangue freddo e la sua arte. Di poco impatto anche le sagome, a rappresentare la società che ci circonda, le chiacchiere, le dicerie…

Un lavoro che potrebbe migliorare, facendo un lavoro sul testo, che va prosciugato, sui costumi che vanno inseriti all’interno del contesto e del personaggio e sull’interpretazione, rendendola più sciolta e decisa.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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