Andava tutto bene in mostra al Necci di Roma

Prendere il caffè con i miti della dolce vita? Al Necci oggi è possibile
I musei sono chiusi, le mostre anche, e se vogliamo andare alla ricerca dell’arte, per ora, causa pandemia, dobbiamo ricercare quei siti all’aperto, oppure prenotare in quei pochi, rari edifici dove è possibile partecipare alla visione di opere artistiche, andando a respirare l’aria della cultura.
Appare quindi di fondamentale impatto l’installazione “Andava tutto bene”, esposizione al Necci 1924 di Roma, dal 7 dicembre 2020 e fino a che il Covid ci separerà. Non possiamo sederci ai tavoli del bar in compagnia, né stare seduti vicini, la distanza è diventata il mantra della nostra vita. Ci vengono in aiuto Agathe Jaubourg e Massimo Innocenzi, i curatori dei Separè Fotografici che ci permetteranno di stare accanto ai protagonisti della cultura del ‘900, facendoci sedere al tavolo con Marcello Mastroianni, Giorgio Gaber, Marlene Dietrich, Claudia Cardinale.
Abbiamo incontrato Massimo Innocenti e Agathe Jaubourg che ringraziamo di essere qui con noi a parlare di quella che può essere considerata una vera mostra fotografica.
Quanto ci manca il rapporto con le altre persone? Il caffè preso in compagnia, la chiacchierata al bar?
Ci manca tantissimo, soprattutto all’avvicinare delle feste di Natale, dove tutti abbiamo per abitudine di salutarci e farci i auguri andando al bar o al ristorante.
Ad essere esposte sono le fotografie della “Dolce vita”, il periodo in cui i grandi della comunicazione, del cinema, dello spettacolo, vivevano Roma e nei suoi salotti. Come si viveva allora e come si vive oggi questi luoghi?
Gli artisti e gli intellettuali di quel periodo incarnavano un paese che aveva tanta voglia di vivere e divertirsi e soprattutto di farlo con garbo, con ironia e forse con una dose di ingenuità. Oggi la “verve” dell’élite sembra un po’ sopita e anche garbo e ironia sembrano aver lasciato spazio a un po’ di ipocrisia. La differenza sta forse nel fatto che allora le élite artistiche e intellettuali erano ammirate e non suscitavano invidia. Oggi siamo su un altro pianeta e tutti sembriamo ambire ai 15 minuti di notorietà Warholiana. Al di la dei salotti penso che in alcuni luoghi, specialmente in certi bar, l’autenticità e la romanità siano ancora vive.
Le foto sono state riprese dal vasto archivio “Archivio Dufoto” e posizionate al posto dei plexiglass, la loro forma è a grandezza naturale. Quali emozioni esprimono le foto e quali sono quelle che hanno suscitato in voi?
I pannelli fotografici hanno la primaria funzione di barriera anti contagio ma ma secondariamente hanno una funzione di gioco degli specchi. Si sta seduti davanti a icone che sembrano osservarti o tenerti compagnia in un periodo di isolamento. I personaggi ritratti sono come convitati di pietra che risvegliano la nostra coscienza e ci ricordano l’importanza del dialogo con l’altro che oggi purtroppo è assente. La loro vista suscita una suggestione che ha il sapore di una sorpresa estraniante.

Quali personaggi avreste voluto aggiungere, ma non avete avuto la possibilità di farlo per mancanza di spazio?
Per un soffio non sono stati “invitati” Jane Fonda e Robert Mitchum. I posti erano limitati. Sarà per la prossima.
Ci sono artisti e artisti, quali sarebbero, secondo voi, artisti che meriterebbero gli scatti de “La dolce vita”?
Tra gli artisti di allora dico “Franca Valeri”. Mi sarebbe piaciuto averla come ospite e magari sentirmi dare del “cretinetti”. Tra quelli di oggi dico Pierfrancesco Favino (attore straordinario e persona squisita) perché in realtà lui il Necci lo frequenta, anche se è da un po’ che manca.
A chi avete dedicato l’intera mostra?
Al quartiere, ma soprattutto al nostro staff, che è il cuore del nostro locale.
Come vivono i visitatori quest’esperienza di immersione in una mostra?
Mi sembrano un po’ sorpresi ma soprattutto divertiti. Spesso succede quello che speravamo: i visitatori si scelgono il personaggio a cui sedersi accanto.
In passato nei bar, nei locali, si potevano incontrare persone che parlavano di tutto, di politica, di spettacolo, di letteratura, oggi il mondo è cambiato. In meglio o in peggio?
Non crediamo sia cambiato tanto. Si parla ancora di politica, di calcio, e quando erano ancora aperti di cinema, di concerti e di teatro. Il bar è proprio il luogo della conversazione e dello scambio di idea.
I social sono lo specchio della vita moderna, come si rapportano le persone più giovani, con i luoghi che hanno caratterizzato le epoche dei rapporti sociali reali?
Per fortuna anche loro frequentano luoghi reali che magari, chissà, passeranno alla storia. Certo non mancano di condividere il loro piatto o drink su Instagram, ma hanno anche un rapporto di affetto con il loro bar. Per alcuni ragazzi del quartiere questo luogo è storico semplicemente perché è lo stesso bar che frequentava loro nonno. Proprio qualche giorno fa uno dei nostri fedeli clienti mi ha fatto notare notare un corrimano delle scale e mi ha detto: “pensa un po! L’ho fatto io 40 anni fa per un vecchio che non je la faceva più a sali’ ‘sti quattro scalini. Adesso pensa un po’, me ce reggo io!”
Grazie per aver risposto alle nostre domande e in bocca al lupo per tutto.
Crepi il Virus e in bocca al lupo a voi.





