Norwegian Wood, da fenomeno di costume all’ingresso nel canone letterario

Il popolare romanzo di Murakami, classico contemporaneo

Norwegian Wood fu pubblicato in Giappone da Haruki Murakami nel 1987 e riscosse un enorme successo. Da allora, lo scrittore giapponese divenne una sorta di icona pop della cultura nipponica ed è ormai tra i più famosi scrittori del mondo. Criticato in patria all’inizio per l’allontanamento rispetto ai valori del Giappone e alla sua letteratura tradizionale; i libri di Murakami sono infatti palesemente intrisi di letture di autori occidentali, specialmente americani e, per sua dichiarazione, i suoi mentori letterari portano i nomi di Carver, Fitzgerald, Capote, Shakespeare, Balzac, solo per citarne alcuni.

Al di là del dibattito critico sull’ampliamento delle prospettive della letteratura che si apre ad un confronto globale in cui si annullino barriere Oriente-Occidente, Norwegian Wood è entrato nell’immaginario collettivo di intere generazioni tanto da divenire una lettura imprescindibile per la sua stessa forza iconica similmente, quasi, ad un Harry Potter oppure, se è per questo, all’omonima canzone dei Beatles da cui il romanzo di Murakami prende il titolo.

Il libro si apre con il protagonista, Watanabe, che sta atterrando in Germania e che, ascoltando la suddetta canzone, pensa a Naoko, la ragazza che aveva amato dopo che il suo amico Kizuchi si era suicidato. La ragazza non si era mai tolta di dosso questo sentore di morte tanto da risultarne emozionalmente compromessa per sempre, mentre pure Watanabe vede morte ovunque. Nel frattempo, incontra un’altra ragazza piena di vita, Midori, e il dilemma morale su quale delle due ragazze scegliere sarà il nodo tematico del romanzo.

Si vede come si tratti fondamentalmente di un romanzo di formazione, scritto in maniera semplice e scorrevole, in cui il tema della maturità e del non potere abbandonare i sogni della giovinezza, si lega inestricabilmente a quello della comprensione della propria sessualità e della giustezza delle scelte. Nel romanzo più commerciale di Murakami, nella scrittura godibile e scorrevole, i punti di morbosa sentimentalità e sensualità si mescolano ad una struttura che procede senza alcun intoppo di sorta e la semplicità della veicolazione del messaggio, della formazione del personaggio e della sua maturità non ne inficiano il merito letterario in nome di una presunta facilità di scrittura.

Nello sfondo degli anni ’60, poi, Murakami non manca di fare valere la sua personalissima opinione quanto ai moti rivoluzionari, fatti dell’ipocrisia dei giovani pronti a lasciare ideali che, forse, nemmeno avevano compreso, come è più che evidente dalle conversazioni (e dallo sguardo) di Midori e Watanabe che per le vie delle affollate città giapponesi si conoscono a vicenda e fanno conoscere al pubblico l’esperienza biografica dell’autore e quella estetico-letteraria.

Antonio Sanges

http://antoniosanges.com

Antonio Sanges (Tricarico, 1991) è poeta, saggista e studioso di letteratura e filosofia contemporanea. Ha studiato a La Sapienza, Paris 8 e University College London. Ha pubblicato libri di poesia, tra cui Distensione del destino (Ensemble, 2025), e il saggio Les jeux sont faits (Carla Rossi Academy Press, 2023), dedicato a Beckett e alla “cultura della superficie”. Collabora con diverse riviste e blog, tra cui CulturSocialArt. Vive a Roma.

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