Non cadrà più la neve

Un lucido incantamento
Non cadrà più la neve è il nuovo, ispirato film della regista polacca Malgorzata Szumowska; è un film potente, visivamente forte senza alcuna aggressività, di una vaghezza di toni così come di significati da risultare sfuggente e proprio per questo poetico. Non è un film perfetto, non presenta una univoca chiave di lettura per interpretarne la trama e neppure l’estetica, che è abbastanza fredda con i suoi colori monotoni che riallacciano i film al filone del cinema d’autore.
Ma Non cadrà più la neve ha una delicatezza d’insieme e un candore disarmanti, proprio nella non interpretabilità della sua trama e nella figura “calorosa” del suo protagonista, interpretato da Alec Utgoff.
Il film è ambientato a Varsavia, il centro economico e forse culturale della Polonia, ma la regista sembra prendere la capitale polacca a simbolo impersonale d’una città europea senza calore. Il protagonista è approdato in città dopo il disastro di Chernobyl e si guadagna da vivere facendo il massaggiatore per molte persone che abitano in un anonimo quartiere borghese.

Impersonali, tristi, depresse, esse trovano calore e umanità nella persona di questo massaggiatore. E tuttavia, non c’è alcuna indulgenza moralistica, nessun giudizio politico e neppure etico, e proprio qui sta il valore dell’opera. Il protagonista preserva il suo calore e la sua specificità non perché diverso in senso sociale, bensì perché ha in sé un qualcosa di magico, incantato e indefinibile, o di poetico.
Infatti, egli diventa un oggetto di lusso, di desiderio, presso le varie persone alle quali presta i suoi servizi, lui che è capace di collegare il linguaggio del corpo con quello dello spirito e della mente, creatura affascinante perché anteriore, ma non sciocca e nemmeno idiota in senso dostoevskiano, ma proprio creatura unica poetica in senso etimologico, rispetto al cerebralismo di una società occidentale in cui lo spirito è cosa separata dal corpo.





