Alla Sala Umberto Giorgio Colangeli ne “L’uomo, la bestia e la virtù”
Riparte la stagione della Sala Umberto di Roma e in scena anche lo spettacolo diretto da Giancarlo Nicoletti, L’uomo, la bestia e la virtù, con Giorgio Colangeli, Valentina Perrella e Pietro de Silva
“L’uomo la bestia e la virtù” è una delle commedie più rappresentate e forse più conosciute di Pirandello: Il signor Paolino (Giorgio Colangeli), è un professore che dà lezioni private ed è l’amante della signora Perella (Valentina Perrella), moglie del capitano Perella (Pietro de Silva) che è sempre in giro per mare e che ha un’altra famiglia a Napoli. Di solito torna a casa dopo mesi, si ferma una notte e riparte. E in quella notte fa di tutto per non avere rapporti intimi con la moglie. Il caso vuole però che la signora Perella sia incinta, ovviamente di Paolino. Pertanto il maestro dovrà fare di tutto per far si che quella notte, l’unica che il capitano passerà con la moglie, sia “feconda”. “L’uomo” dovrà salvare la propria dignità e “la virtù” della signora Perella convincendo “la bestia” ad assolvere ai propri doveri coniugali. A far da contorno ai tre personaggi principali troviamo: le cameriere, del signor Paolino e della signora Perella, buffe e impiccione, interpretate da Cristina Todaro, i due allievi del professore, il farmacista Totò che altri non è che il registra dello spettacolo e il fratello di questo, medico, che aiuterà i due amanti nel far si che “la bestia” si comporti da bravo marito. L’uomo la bestia e la virtù, commedia di Luigi Pirandello, in scena al Teatro Sala Umberto per la regia di Giancarlo Nicoletti, con Giorgio Colangeli, Valentina Perrella, Pietro de Silva, Diego Rifici, Alex Angelini e Giacomo Costa.
Come tutta la produzione di Pirandello, anche qui abbiamo un gioco di maschere: l’uomo, un professore perbene, che però è amante di una donna sposata. La virtù, la signora Perella, moglie “abbandonata”, che tanto virtuosa non è, visto il rapporto con il maestro. E poi la bestia, un uomo rude, aggressivo ed egoista. Però, le maschere cambiano, e, a seconda della necessità l’una può diventare l’altra; come per il professor Paolino, che per proteggere la virtù della sua amante, si trasforma in bestia, in un uomo rude, cattivo, che maschera (ed è proprio il caso di dirlo) la virtù della signora per darla in pasto alla bestia. Bestia che, nonostante il comportamento non dolcissimo, torna ad essere uomo, a fare l’uomo. Tutte maschere che indossiamo, e cambiamo, pur convinti di rimanere sempre noi stessi, un gioco ipocrita, come infatti spiega il maestro all’inizio della commedia ai suoi studenti: “Come si dice commedianti in greco?” “Upokrités”
La scenografia è essenziale, rappresenta alternativamente l’interno delle case del professore e della signora, e lascia spazio alla recitazione dei personaggi.
Il professore, Giorgio Colangeli, molto preso dalla propria parte è allo stesso tempo un calmo maestro, un disperato amante, un uomo sconvolto, un falso amico e forse altro ancora. Molto bravo, interpreta il suo personaggio con molto coinvolgimento. Valentina Perrella che interpreta la signora Perella ha una mimica incredibile. In particolare quando, nella seconda parte, si lascia comandare dal maestro che la rende in realtà grottesca, per poi, invece, innalzarsi nel corpo e nell’atteggiamento nella scena finale.
Il capitano, interpretato da Pietro de Silva, è aggressivo, cattivo, antipatico. E trasmette benissimo al pubblico tutti questi sentimenti. Le due governanti interpretate dalla bravissima e molto espressiva Cristina Todaro, sono simpaticissime. Abbiamo poi Giancarlo Nicoletti, ossia il regista che ha ritagliato per sé la parte del farmacista Totò, simpatico scroccone. E poi abbiamo gli altri attori, Alessandro Giova, Diego Rifici, Alex Angelini e Giacomo Costa nei panni del dottore, degli allievi del maestro e di Nonò, figlio di Parella, bravi, divertenti, calati nei loro personaggi.






