Assessore alla cultura? No, grazie

“L’assessore alla cultura? Nessuno vuole farlo, si guadagna poco” sono queste le parole del sindaco Ignazio Marino ad una domanda precisa fatta in occasione delle dimissioni di Flavia Barca proprio per l’assessorato alla cultura.
Notizia importante, soprattutto nel periodo in cui la cultura è il fulcro della città di Roma, ricca di manifestazioni, iniziative e mille altre occasioni che si offrono ai turisti o ai romani stessi. Teatri, parchi, ville, musei, spazi, si animano tutte le sere per dare alla città la possibilità di godere anche di eventi culturali. Non a caso la domanda della giornalista de “Il Messaggero” è diretta: “Può attendere Roma per la cultura?”
Altrettanto provocatoria è la risposta del sindaco Marino che non nasconde le difficoltà riscontrate per assegnare il posto a qualcuno. Il guadagno mensile è “minimo”, poco più di 3.000 euro al mese, l’impegno grande, sette giorni su sette. Certo, i nomi il sindaco non li fa, ma sicuramente se ha cercato nei grandi nomi della cultura, a meno che non ci siano persone che amino destreggiarsi tra le reti della cultura e della politica e che guadagnino abbastanza da non voler far pesare lo stipendio offerto, chissà forse alla fine qualcuno si troverà.
Sarà, ma credo che a molti, invece, farebbe comodo lo stipendio offerto dal Comune di Roma per occuparsi della cultura, senza per questo scomodare i grandi nomi che sicuramente il suo staff ha tirato fuori. Chi vuole dedicarsi alla città, al servizio al cittadino e in questo caso alla cultura, lo fa con piacere e sicuramente non disdegnerebbe nemmeno quei 3.000 euro. Forse Marino non ha cercato bene fra le persone che sarebbero interessate a lavorare per quella cifra.
Poi mi chiedo ancora, ma lo stipendio degli assessori, al di la del loro settore, non dovrebbe essere uguale per tutti? In questo modo, molto probabilmente, non ci sarebbero defezioni nell’assegnazione degli stessi. In fondo un assessore è un assessore, come un operaio è un operaio e l’impiegato è un impiegato, ma si vede che la mentalità della politica, è diversa, ingiusta.
Si, proprio non si riesce a dialogare con chi ha senso di uguaglianza, o meglio, nel dialogo tutti sono pronti a dirsi d’accordo, ma nei fatti nessuno si adopera affinché le parole diventino realtà.






