Cosa farò da grande?

Il mercato della moda ha bisogno di nuove figure specialistiche, dal designer allo psicologo del consumatore, al manager stratega del brand. Si stanno cercando novità, nuove figure, un nuovo modo di fare moda, un nuovo modo di vendere moda, adeguandosi ai cambiamenti tecnologici, cercando di accontentare una clientela stanca e stufa della solita minestra.
Ora è vero che si nasce con il talento, ma il talento senza la giusta formazione lo si può considerare aria fritta.
E allora se oggi un giovane vuole per il suo futuro lavorare nel mondo della moda, che scuola deve frequentare? Ci sono università specifiche, o vale ancora la regola della gavetta e quindi la formazione sartoriale e, non solo, in laboratori?
Intanto dovete sapere che le migliori scuole si trovano in Italia, cosicché da attrarre ‘studenti’ provenienti da ogni parte del mondo.
Chi oggi, decidendo di diventare stilista, inizia un corso universitario, un’ accademia si rende conto presto che la moda è un sistema complesso che produce business, cultura e comunicazione, non basta solo disegnare e/o realizzare tendenze, ma bisogna sapere e capire il mercato, i costi, la psicologia dell’acquirente. Questo stanno facendo le scuole.
A Venezia esiste uno dei pochi corsi di Laurea in Design di Moda statale, vale a dire non si paga, ma non per questo non è valido. Vengono selezionati solo 80 allievi che verranno formati e seguiti attraverso laboratori, corsi di sociologia, pratiche curatoriali, cultura visuale, progettazione, affinché una volta laureati, avranno una capacità di adattamento ad ogni cambiamento.
A Milano c’è la Marangoni, qui la retta è altissima, parliamo di un costo che va dai 20 mila ai 30 mila euro, ma la formazione è mirata garantendo all’80% degli iscritti un lavoro di altissimo livello.
Tra l’altro proprio l’Istituto Marangoni, assieme all’accademia di Belle Arti di Milano e la Domus Academy sta creando un polo di formazione che dovrebbe accogliere otto mila studenti provenienti da tutto il mondo. Il progetto è eccellente, ma è ancora fermo su carta.
Ancora in Italia possiamo citare lo Ied, l’Accademia di Costume e di Moda (mi sono laureata nel 1992!), corsi di laurea privati che cercano di portare avanti il concetto di sapere e il sapere fare.
Ma è sufficiente la formazione scolastica nonostante, come dicevo, ci sono discipline che formano su tutti i fronti le figure? O vale ancora la gavetta, dico dopo lo studio?
I laureati sono davvero in grado a 22/25 anni di gestire o avere la leadership di un famoso brand?
In sostanza, possono già essere pronti a gestire produzioni, produttori, sfilate, dipendenti, mercato, campagne pubblicitarie, o vale ancora il motto ‘ognuno con il suo mestiere’?
Anche perché pensare un capo, disegnarlo, crearlo solo per essere venduto, mi fa tristezza, si perde lo spirito creativo, muore l’Arte.
Lo stilista è un artista, non può, disegnando, pensare ‘a che prezzo venderò questo capo?’
Ripeto ‘ognuno con il suo mestiere’: lo stilista, crea, disegna, il modellista attua la tridimensionalità del grafico, il sarto lo realizza. E poi manager, venditori, pubblicitari, distributori, facciano il loro lavoro con la loro preparazione.
A questo punto ci sarebbero più figure lavorative, più scuole di formazione.
Questo lo ha capito bene chi la moda la conosce davvero, il nostro Brunello Cucinelli, il più grande e importante produttore di cachemire che tutto il mondo ci invidia. Lui ha a cuore per i valori del passato, le tradizioni e il concetto del tramandare. Sicché dopo aver recuperato e riqualificato un borgo umbro, dopo aver lanciato il messaggio che l’anima dell’azienda è il personale, dall’artigiano, alla donna delle pulizie, dal manager al tintore, ha anche pensato intelligentemente di formare sarti, maglieriste, creando una vera e propria bottega 2.0, in cui si impara facendo e in cui oltre ai corsi si lavora cinque ore al giorno, remunerando gli ‘allievi’. Chapeau a Cucinelli.
E quindi adeguiamoci ai cambiamenti, al repentino sviluppo della tecnologia, ma limitiamo la formazione alla concentrazione di una singola figura: il manager vada a scuola di management, il sarto in bottega, lo stilista in Accademia.
‘Senza tradizione, l’arte è un gregge di pecore senza pastore. Senza innovazione, è un cadavere’. Winston Churchill





