Disperazione e speranza nello spettacolo Tre giorni

Lasciarsi andare o continuare a combattere? Tre giorni per scegliere quale vita vogliamo

Cosa accade nella testa di chi, ricoverato in un ospedale, attende di essere sottoposto ad un’operazione, consapevole che non potrebbe sopravviverle? Quali sono pensieri e desideri di un uomo consapevole che arrivare a fine settimana è quasi impossibile?

Tre giorni, scritto e diretto da Federico Malvaldi, con Daniele Paoloni, Francesca Astrei, Veronica Rivolta e Renato Civello, andato in scena all’Altrove Teatro Studio di Roma, prova a dar voce a chi si trova in queste condizioni. Uno spettacolo che debuttato in prima assoluta nel teatro romano, dopo aver vinto il Premio “Pubblicazione” Silvano Ambrogi e il premio SIAD Calcante, aver ricevuto una menzione speciale al bando di nuova drammaturgia Prosit! istituito da Altrove Teatro, essere stato finalista al CENDIC Segesta, al bando di drammaturgia del Teatro Stabile di Catania e al premio PaT – Passi Teatrali.

Un testo che ha destato curiosità e interesse, e che ci porta nei tre giorni di un giovane, Rob ventottenne, con un tumore alla spina dorsale, ricoverato in ospedale, che deve affrontare un difficile intervento ed è certo di non superarlo. Sono tre giorni per porsi mille domande, tra cui quella più crudele, “perché proprio a me?”, cercando risposte che possono apparire banali, scontate ma anche assenti.

Sono momenti in cui tutta la vita passa davanti agli occhi: i ricordi di gioventù, trascorsa insieme all’amico più caro che, ancora oggi, passa in ospedale a trovarlo, la paura di confessare alla mamma che sta morendo, la paura, l’angoscia di dover lasciare il mondo senza aver fatto tutto quello che voleva, come racconta all’infermiera, pregandola di farlo scappare da quel luogo.

Ma si fanno avanti anche momenti di speranza, di voglia di vivere che proviene dalle persone che gli si avvicinano e che provano a risvegliare il suo desiderio di vita: l’amico di sempre, l’infermiera irreprensibile che nota il suo interesse per la giovane futura dottoressa Emanuela. Tre giorni sono sufficienti per innamorarsi, per scoprirsi, poi chissà.

Questo è il tempo in cui l’autore descrive l’animo umano, tra una risata e la disperazione, tra un sogno e la realtà. E lo fa con una scrittura pulita, decisa, restituendoci momenti difficili, senza essere pesantemente dolorosi, perché nei pensieri umani, non ci sono singoli sentimenti, perché dietro ogni tetra disperazione si nasconde la voglia di farcela sopravvivendo anche alla morte, che si avvicina e ti accarezza: ora ci sei, ora non ci sei più.

Il testo emoziona e restituisce sentimenti che si dovrebbero provare solo perché è possibile mettersi nei panni dell’altro, vivere, anche solo per un attimo, la vita di chi è costretto a stare in ospedale, chi deve affrontare a viso aperto la morte. Oltre alla drammaturgia si rivela un bravo interprete anche Daniele Paoloni che porta sulla scena la visione di un giovane che passa dall’essere rassegnato alla voglia di vivere.

Uno spettacolo che vale la pena di vedere, per emozionarsi e sorridere alla vita, quella che incontriamo accanto a noi e, a volte, ci sfugge.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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