Erasmus in Gaza, il documentario

Il primo studente Erasmus di Gaza: Riccardo Corradini

Erasmus in Gaza è il documentario diretto da Chiara Avesani e Matteo Delbò che racconta l’esperienza di Riccardo Corradini a Gaza, per il progetto Erasmus, presentato al BIOGRAFILM FESTIVAL.

Riccardo Corradini è stato il primo studente Erasmus che ha deciso di svolgere la sua esperienza nella striscia di Gaza. Il primo studente straniero a scegliere l’Università di Gaza come luogo di scambio culturale. Una decisione non presa a cuor leggero. Prima di partire il giovane conosceva la situazione, però questa combaciava con la sua scelta lavorativa, infatti lui voleva specializzarsi in chirurgia d’emergenza e lì avrebbe potuto fare esperienza diretta. Inoltre desiderava dare il suo piccolo contributo anche al dialogo tra le civiltà, tra i popoli per la pace.

Il documentario lo segue dalla partenza da Siena, dove viene salutato da compagni e amici. Qui si intrecciano felicità e preoccupazioni che si riversano anche sul giovane. Il viaggio, però, è ciò che il giovane desidera e nessuno è riuscito a farlo desistere.

Le prime difficoltà il giovane le riscontra all’arrivo. Entrare a Gaza non è semplice perché quasi nessuno è ammesso, tranne giornalisti e organizzazioni umanitarie. Gli stessi amministrativi si trovano in difficoltà difronte alla richiesta di uno studente. Lo scoglio viene superato il giorno dopo e il giovane viene accolto da Meri Calvelli, una donna che lavora in un’organizzazione ONG, che gli spiega come muoversi all’interno di Gaza e che gli ha trovato un alloggio presso un giovane giornalista palestinese.

La Palestina è un luogo quasi d’altri tempi, qui l’ospitalità è sacra e lui viene accolto come una star. Sarà anche per il fatto che è il primo giovane che entra per imparare qualcosa, non per raccontare o aiutare. L’accoglienza all’università lo dimostra. Ad accoglierlo ci sono le alte cariche della stessa e c’è la stampa. In breve tempo diventa davvero una star per la Palestina. Accade lo stesso anche fra i colleghi. Qui scopre un modo di imparare diverso da quello italiano. Gli studenti vengono messi subito a contatto con i pazienti e molte cose le imparano sul campo.

A lui viene affiancato uno studente, il migliore del corso, con il quale lega subito, in particolare per ciò che riguarda la medicina e il lavoro di medico. Aprendosi i due studenti scoprono, però, di non avere le stesse affinità culturali, che affiorano quando i due parlano di fidanzate e di donne. All’università, infatti, uomini e donne studiano in classi differenziate, non incrociandosi mai. Questo, però, viene superato dal rispetto che entrambi mostrano per le culture diverse.

Riccardo stringe amicizia anche con il giovane che lo ospita. Non solo, ma lega anche con i suoi fratelli formando un gruppo unito, quasi una famiglia, come la considererà successivamente lui stesso. Il legame che nasce tra loro sarà evidente in particolare dopo che Riccardo, a causa delle bombe sulla striscia di Gaza, viene invitato a lasciare la casa. Lui va via, ma in quei giorni è preoccupato per la sorte dei suoi amici e colleghi.

Le esperienze del futuro medico non si fermano qui. Nel secondo attacco con i razzi lui deciderà di restare insieme ai suoi amici, condividendo la tensione e la paura di quella “guerra psicologica” che riempie i giorni e le notti. Incontrerà le ragazze che studiano medicina, stringendo amicizia con Jumana, ragazza solare, decisa e che gli permetterà di conoscere e lavorare, anche se per poco, in un pronto soccorso.

Seguire Riccardo Corradini in questa esperienza umana rappresenta un toccasana per la conoscenza e il rispetto delle diverse culture. In particolare dovrebbe essere un monito per la società occidentale e per i tanti giovani che, ogni giorno, non sono costretti a vivere in mancanza della libertà, della serenità. Sarà lo stesso amico a dirgli che ottenere un visto per lasciare la Striscia di Gaza è paragonato a vincere una lotteria, perché si è consapevoli di aver vinto la libertà.

L’esperienza, in particolare quella dei giovani medici, ma anche delle infermiere, nonché di qualsiasi persona, in un mondo in cui alcune sicurezze sono per noi fondamentali, ma per altri no, dovrebbero farci apprezzare maggiormente ciò che abbiamo. Confrontarci con chi continua a lottare per i più elementari diritti di libertà potrebbe invogliarci a difendere, con la giusta cognizione di causa, quello che abbiamo e aiutare a far comprendere ciò a chi vive in paesi in cui questi sono totalmente assenti.

Esperienza diretta sarebbe la cosa migliore e la più intensa, ma, in mancanza di questa, fanno anche tanto effetto documentari come Erasmus in Gaza, che ci immergono in una vita ben diversa dalla nostra.

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Sissi Corrado

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