Punta sacra: il documentario sull’idroscalo di Ostia

Film notevole di Francesca Mazzoleni

Con il suo secondo lungometraggio Francesca Mazzoleni, indubbiamente una delle giovani registe più promettenti d’Italia, centra perfettamente il bersaglio. Punta sacra è un documentario che racconta la storia di uno sgombero di case ad Ostia, a causa di un’ordinanza del comune di Roma del 2010. Circa 500 famiglie, dunque, si ritrovano senza casa, a dover lottare per l’appartenenza.

Un tema sociale, dunque, e uno dei fili conduttori che viene in mente a qualunque spettatore – probabilmente soprattutto quest’anno, con qualunque s’intende davvero qualunque, perlomeno nel territorio romano – è quel Pier Paolo Pasolini, odiato e amato, ucciso a Ostia. Ma, in uno delle battute più interessanti del film, si precisa che l’intellettuale non fu ucciso a “Punta sacra”. Punta sacra è il nome del luogo dove vivono le 500 famiglie. Sono loro a denominarlo così, loro che – dice uno dei personaggi – ne sono i custodi. E ancora: “Essere custodi di un posto è diverso da essere proprietari di un posto”.

Quel posto assume così valenze molto più ampie, quasi religiose (non nel senso istituzionale del termine), in ultima analisi, diventa “bello”. Si peccherà forse di snobismo, ma viene in mente su questa linea Le ceneri di Gramsci pasoliniane, con tutti i distinguo del caso: attratto da una vita proletaria/a te anteriore, è per me religione/la sua allegria, non la millenaria/sua lotta. Ma è quella la linea dell’umanità del film. Intendo dire che Punta sacra coglie l’umanità di ciò che narra e poco importa quella che sembra essere la lotta politica militante di gran parte della produzione artistica contemporanea in Italia.

La regista riesce a veicolare temi sociali mantenendo uno sguardo umano ma soprattutto personale, creando qualcosa di artistico; entrando in contatto con le famiglie per le quali l’idroscalo è bello, più di Roma, più del mondo. E portando alla luce uno dei problemi (mi si conceda di dire, di gran lunga il primo problema sociale agli occhi di chi scrive) non tanto dell’istruzione, ma del non comprendere a che cosa serva un’istruzione.

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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