Prigionieri della libertà, per raccontare il bullismo

Prigionieri della libertà o coraggiosi guerrieri: lo spettacolo di Fabio Giorgi che interroga ciascuno di noi

Al Teatro Tor Bella Monaca di Roma, venerdì 6 febbraio è andato in scena Prigionieri della libertà, uno spettacolo molto significativo scritto e diretto da Fabio Giorgi per il progetto Arte Vs Bullismo.

È la vigilia delle vacanze di natale e il solito bulletto della scuola ha condotto nei locali semi deserti della mensa scolastica l’altrettanto solito ragazzetto preso di mira. Si accorge della dinamica il custode e collaboratore scolastico egiziano che cerca di intervenire coinvolgendo il professore di religione per calmare l’animo dei due ragazzi. L’imprevisto vuole però che la porta della mensa si chiuda alle spalle dei quattro protagonisti senza apparente soluzione di riapertura dall’interno. In questo scenario fra l’assurdo e il tragicomico, si svelano le vite, le difficoltà, i sogni e le speranze dei quattro che si vedranno costretti ad improvvisare persino un pranzo di natale isolati dal resto del mondo e senza nessuno che si possa (pre)occupare nell’immediato della loro momentanea sparizione.

La storia è semplice e lineare ed il primo punto di forza dello spettacolo al quale ho assistito è esattamente questo: una narrazione che arriva diretta al tema del bullismo facendo riferimento ad esempi semplici. Perché la verità è proprio questa e cioè che il bullismo si nasconde, e anche molto bene, nelle trame della quotidianità delle quali non ci accorgiamo per pigrizia, disattenzione e anche tanta cattiva informazione. Tutti e quattro gli interpreti, Alessandro Giorgi, Gennaro Della Rocca, Daniele Messina, Lorenzo Armellin sono credibili e simpaticissimi nei ruoli a loro affidati. Ruoli che strizzano l’occhio a riferimenti e modelli facilmente codificabili il che rende le loro performance ancor più efficaci da seguire e permette di immedesimarsi nella scena senza troppe difficoltà.

C’erano moltissime famiglie in sala e tanti studenti incuriositi e ascoltare le loro risate, ma anche il rispettoso silenzio nei momenti più emozionanti della drammaturgia proposta, è il termometro del buon funzionamento del testo proposto. Prigionieri della libertà è un titolo difficile, sfidante. Rivolto decisamente agli adulti, al mondo dell’educazione. Siamo prigionieri di un modello sociale e culturale nel quale il confine fra lecito, possibile e illecito sembra essersi perso. Ma dietro a questo disagio, al grido di aiuto che molte volte ignoriamo, cosa si nasconde? L’incapacità di ascoltarci realmente, come ci ricordano sia il prof di religione, in scena, sia lo stesso Fabio Giorgi al termine dello spettacolo.

Il Teatro Tor Bella Monaca si distingue da anni per la capacità di accogliere spettacoli inclusivi e con un taglio sociale prezioso come lo è stato Prigionieri della Libertà. Questo circuito virtuoso di narrazione ha bisogno di essere nutrito e condiviso perché dar voce al disagio e alle emozioni dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze è lo strumento più efficace per smettere di avere vittime e carnefici che cercano un posto nel mondo troppo spesso loro negato.

Lo spettacolo si conclude con un colpo di scena molto carino: la porta si apre in realtà molto facilmente. Destino, coraggio, strana coincidenza? Non importa molto questo ma il fatto che ogni occasione può trasformarsi in uno spazio di intervento e dialogo educativo importante. Basta non perdere l’attimo, l’occasione. Molto interessante la scelta di affidare il compito di mediazione al professore di religione, figura che si trova spesso nelle scuole italiane ad essere sottovalutato nel suo potenziale educativo. Speriamo di vedere ancora in giro, nelle scuole e nei teatri, questo spettacolo e che la voglia di raccontarci insieme questa controversa prigionia non si esaurisca in fretta.

«Il progetto ARTEvsBULLISMO attraverso la rappresentazione teatrale della commedia “Prigionieri nella libertà” si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica, rispetto al problema evidenziato, attraverso il coinvolgimento delle realtà istituzionali e la promozione delle espressioni artistiche territoriali (la danza, il teatro, la musica) utilizzate per contrastare il fenomeno in oggetto.

La proposta teatrale dà voce ai ragazzi utilizzando nuove forme dinamiche e di impegno creativo, in una sinergia tra le parti avverse stimolate a reagire, ad “urlare” le loro insicurezze, ansie, problematiche manifestandosi in un luogo ove vittime e carnefici sono facce della stessa medaglia. La rappresentazione teatrale viene seguita da un momento di discussione/dibattito tra i ragazzi alla presenza di esponenti politici, sanitari ed educatori rivolto alla sensibilizzazione e risoluzione della problematica sociale in oggetto, seguito da un momento interattivo con gli studenti presenti. All’interno dell’incontro potranno dare la loro testimonianza diretta ragazzi con esperienze di comportamenti legati al bullismo.» (dalle note di regia)

Raffaella Ceres

Pedagogista, Dottore in Scienze dell’Educazione con Perfezionamento in Pedagogia Interculturale presso L’Università degli Studi Roma Tre. Socia del Coordinamento Nazionale Pedagogisti e Educatori (Co.N.P.Ed) è anche formatrice per i docenti presso il Centro Phronesis, ente accreditato al MIUR. Redattrice e collaboratrice in diverse webzine nazionali e ragionali, unisce la sua formazione umanistica ad un costante lavoro di ricerca e di approfondimento attraverso le forme d’arte teatrale, musicale e museale di matrice sperimentale. Ha conseguito nel 2019 il certificato 101 Analisi Transazionale. Nel 2020 ha terminato il percorso di formazione come Mentore presso IKairos e ha conseguito il Master in Didattiche e Strumenti innovativi – Dinamiche relazionali e Gestione del Burnout, presso Università degli Studi Niccolò Cusano. Ha seguito i laboratori e i percorsi di studio ufficiali sul Metodo Bruno Munari presso ABM (Associazione Bruno Munari). È socia del Circolo Legambiente e ha svolto attività in outdoor con lo stesso come supervisore e formatore. Pedagogista per il Sistema Giocalcio ideato e registrato da Gianluca Ripani. Supervisore familiare e tutor dell’apprendimento è ideatrice di un progetto laboratoriale e creativo originale: IL LABORATORiO DELLE iPOTESi ®.

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