L’antologia artistica di Giovanni Palmieri

La personale di Giovanni Palmieri al Centro Culturale Artemia di Roma

Parlare di arte, di visioni, di quadri è entusiasmante. Girare per mostre e immergere gli occhi nei colori, nelle pennellate che gli artisti lasciano sulle proprie tele, lasciarsi guidare dalla loro visione che poi può diventare la nostra, è un modo piacevole di vivere l’arte. esplorarla, osservare le modifiche e i cambiamenti che essa apporta all’artista stessa, la crescita, la conoscenza di sé, impressa nella propria opera.

Giovanni Palmieri ha voluto presentare una Mostra Personale Antologica, curata da Andrea Alessio Cavarretta, che racchiuda la sua evoluzione artistica presso il Centro Culturale Artemia, gestito con impegno da Maria Paola Canepa. Novembre ha ospitato nelle sale del centro le opere dell’artistfashionerd e gli spettacoli della prima rassegna “ARTEMIA+” a tematica LGBTQ+ tema molto sentito.

Partecipando alla visione di uno degli spettacoli messi in scena, ho scambiato quattro chiacchiere con Giovanni, autore delle opere, rivolgendogli alcune precise domande.

Raccontami la scelta della location per la tua personale

La scelta è un bellissimo ritorno perché ho già esposto da Maria Paola. E l’occasione per la mia prima antologica era questa bellissima rassegna sulla tematica lgbt e, come penso, visto che l’arte in tutte le sue forme è assolutamente inclusiva, ho accettato molto volentieri di partecipare anch’io con la mostra.

Tra i quadri esposi c’è il tuo primo lavoro poi andato venduto…

Sì, diciamo che è nato da solo, nel senso che è nato così, ce l’avevo in testa da tanto. È stato poi l’ispiratore di tutta una serie di quadri che mi hanno portato alla mia prima personale, come tanti altri. Poi ha preso una strada diversa e sono contento perché, ovviamente, arreda un posto che, non è un posto espositivo, ma arreda un quotidiano di qualcuno. Di questo ovviamente sono contento. A malincuore me ne sono separato, però sono stato contento di farlo. Se me lo chiedessero adesso direi di no.

Qual è il quadro, tra quelli esposti qui, a cui sei particolarmente affezionato?

È una domanda complessa perché essendo una mostra antologica racchiude un po’ tutto il percorso espositivo e di produzione che ho fatto fino ad ora. Diciamo che in ogni fase della mia produzione artistica, ovviamente, mi sono affezionato a un’opera diversa. Mi piacciono tutte, ognuna ha un significato particolare e un valore per me. Detto questo il quadro che più mi rappresenta gli occhi degli altri, forse più rispetto a quello che poi è il valore che io posso dare alle opere, è Vesuvium, perché è quello che poi mi viene accostato e con cui la gente mi identifica.

C’è un percorso che rappresenta questa mostra, c’è un filo conduttore?

il filo conduttore e ovviamente il mio percorso artistico. Non è un reale fil rouge, semplicemente perché il fil rouge è la mia espressione artistica. Io dipingo per serie, nel senso che ogni tipologia di quadro rientra in una volontà. Ci sono i contenuti, i mosaici e riquadri. Ci sono le gioie, queste sono arrivate con quest’ultima mostra. È difficile che ci sia un solo percorso. Sono tanti percorsi che si intersecano, un po’ come una pianta che cresce.

In questo momento a che livello di crescita sei? Quale periodo artistico stai attraversando?

Dopo due anni di fermo, dopo tanto tempo di stop produttivo, mi sono dedicato a dei piccoli tesori, delle cose preziose, delle piccole perle. Ecco perché gli ultimi dipinti sono piccoli, ma sono ovviamente gioie. Sono delle cose che hanno un contenuto, hanno una volontà. Poi bisogna vedere se vengono recepiti in tal senso da chi le guarda. Di loro, intanto, hanno un valore interiore molto forte.

C’è un quadro che rifaresti in modo diverso?

Ce ne sono stati tanti è, lo ammetto, non sono mai stati esposti. C’è stata una volta che mi è stato chiesto di riprodurre un quadro che ho fatto e che non avevo più. L’ho fatto, lo rifarei forse. Però non sono in grado riprodurre in serie i miei lavori. I miei quadri sono collocabili in serie ma non riesco a lavorare in serie. La riproduzione per me, di un quadro che faccio, è molto difficile perché essendo una sensazione, essendo arrivata all’interno di questo quadro, è difficile poi riprodurla in un altro momento.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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