Le coniugazioni del Potere

Diceva Fabrizio de André: “I potenti rammentino che la felicità non nasce dalla ricchezza né dal potere, ma dal piacere di donare”

La lettura del libro di Daniela Tagliafico, “Le coniugazioni del potere” edito da Mazzanti Libri, mi ha richiamato alla memoria una donna che potente lo è stata davvero, tanto da essere soprannominata la Lady di Ferro, Margaret Thatcher: Essere potente è come essere una signora. Se hai bisogno di dirlo, non lo sei.”

Vittorio Valenzano e Corinna Banchi, i personaggi del libro “Le coniugazioni del potere” rappresentano il potere senza doverlo manifestare. Valenzano è il potente capo del protocollo del Quirinale e Banchi è la potente anchorwoman del telegiornale degli anni 90.

Valenzano, come dicevamo, capo del protocollo del Quirinale il cui potere rimane intatto nonostante i presidenti cambino. “Si sedevano sulla punta della sedia, davanti alla mia scrivania, con il corpo proteso in avanti e iniziavano a parlarmi dei loro problemi, delle ingiustizie subite. Se il Presidente potesse intervenire… mi chiedevano. Io inclinavo la faccia, mi stampavo sul volto un interessamento affabile. Li congedavo che erano gonfi di deferenza e ricominciavo coi successivi, con la stessa crudele attenzione”. Valenzano esercita il suo potere, un potere per certi versi crudele, perché da lui dipende la sorte di uomini e donne, il potere di ammettere o escludere dal Potere. Appunto un potere crudele. E lei, Corinna, la donna che usa il fascino, curato da ore di palestra, massaggi, trucco, abiti eleganti, sorriso che affascina per “bucare lo schermo” usa la parola come esercizio di potere.

Un uomo e una donna, due potenti, che quel giorno maledetto, il giorno della pensione, perdono improvvisamente tutto questo e diventano “invisibili”. Sono pensionati, che se non fosse per la lauta pensione che ricevono, sarebbero come i tanti anonimi uomini e donne che magari incontriamo a passeggiare nei giardini. Sono invisibili perché hanno perso la loro identità, la pensione è come la livella di Totò, azzera le differenze fra un alto burocrate di stato, una cassiera del supermercato, un operaio metalmeccanico.

In una “scala degli eventi della vita”  la pensione è considerata uno degli eventi più stressanti che si possa sperimentare, dopo la morte del coniuge, il divorzio o una pena detentiva. Se poi questo evento, che di per se possiamo considerare fisiologico, capita a due persone di enorme potere non solo in ambito lavorativo ma anche di potere mediatico (sono sempre sotto gli occhi di tutti) e pubblico (sono spesso paparazzati) allora è come andare in crisi di astinenza. Non per niente Henry Kissinger diceva che “il potere è l’afrodisiaco supremo”.

La storia di Vittorio e Corinna però non è solo la loro capacità di elaborare il lutto di andare in pensione. È una storia a più livelli: c’è una storia d’amore, anzi di amori, ci sono intrighi, c’è un passato nella vita dei due che ritorna e che finirà per condizionare la loro vita, c’è un epilogo inatteso e che non svelerò, per lasciarvi il gusto della lettura del libro. C’è una storia che Vittorio e Corinna si costruiranno dopo la pensione perché come dice Vittorio: “Ma guai a suscitare anche il solo vago sospetto di essere dei pensionati nei giardinetti del potere”. E ancora Vittorio: “La socialità, la fama, quando ce l’hai si moltiplicano da sole. Quando cominci a sentire il bisogno di trattenerle è l’inizio della fine”. Solo chi ha attraversato o solo annusato il “profumo del potere” sa cosa significa la sua mancanza.

Come Aureliano Buendia, in Cento anni di solitudine: “Il colonnello Aureliano Buendía smarrito nella solitudine del suo immenso potere, cominciò a perdere la rotta”. Perdere il potere è come perdere la rotta. E il libro di Daniela ci mostra il/la potente che questo potere non solo possiede per ruolo, ma che lo esercita in una fitta rete di relazioni, dalla più banale, quella con la sua segretaria o domestica a quelle peculiari del ruolo, come la disposizione dei posti a tavola dei potenti del mondo.

Poi una mattina ti svegli e senti che ti manca la mazzetta dei giornali, non sai prendere la metro, non sai come si prenota un aereo. E ti scopri un uomo qualunque. Quell’uomo che tu non vedevi attraverso il vetro oscurato della tua macchina blu e con il quale ora ti devi mischiare solo per prendere una metro.

Esci dal palcoscenico sempre sotto la luce dei riflettori ed entri nella zona buia della vita, della vita qualunque. Un palcoscenico che per Vittorio erano le ovattate sale del Quirinale e per Corinna lo studio Rai del telegiornale. Esci dal palcoscenico di “lustrini e paillettes” ed entri nel palcoscenico di tutti i giorni. Ti spogli dei tuoi abiti di scena per indossare quelli dell’uomo e della donna qualunque alle prese con i biglietti della metro, tu che la metro non l’hai mai presa, o con la fila al supermercato, tu che tra pranzi di lavoro e cene eleganti non sei mai entrata in un supermercato. Prima stavi dentro le cose del mondo e sarebbe bastato un tuo gesto, una tua mancanza, o solamente una tua parola fuori posto per creare una crisi diplomatica o magari far crollare una quotazione di borsa. Ora il tuo telefono non squilla, non c’è la macchina blu ad aspettarti sotto casa. Ora finalmente camminando a piedi tra la folla riconosci l’umanità e forse puoi anche fermarti a parlare con Remigio, l’uomo stravagante di Piazza Barberini, tante volte incrociato mentre ti recavi, sulla macchina blu dai vetri oscurati, al Quirinale.

E, ora che sei in pensione, nuovamente ti ritrovi a cercare un posto nel mondo… Vittorio e Corinna quel posto nel mondo lo fanno da pensionati (i più si dedicano agli altri nella forma del volontariato, come Vittorio nella cura verso un tetraplegico, che la paura del cancro alla prostata gli aveva fatto incontrare), o Corinna che mette su una Onlus per promuovere “iniziative ispirate da sentimenti di solidarietà e assistenza… Noi ci occupiamo anche dei ricchi. Guadagneremo su una cosa che non c’è sul mercato: la paura della solitudine, il bisogno degli altri di essere capiti, amati, cercati. Ascoltati soprattutto…”.

I vecchi potenti vogliono mantenere così un posto nel mondo. Così come i giovani di oggi quel posto nel mondo fanno fatica a trovarlo. Ma tutti e due, vecchi o giovani, sono presi dalla paura, come Vittorio: “Ho paura…paura che la vita mi crolli addosso”. E allora mentre Vittorio, è un personaggio nato dalla fantasia di Daniela, Asia, è una giovane amica, una ragazza in carne ed ossa e che è all’inizio del suo percorso di vita e che descrive la sua paura:

La paura

Angoscia panico e terrore,

Di cadere proprio in quell’errore,

Sì, sto parlando della paura,

Quella vera, quella pura.

Quella che ti divora quando,

Il dolore ti sta annientando,

Quella che bussa alla porta

E con se ti trasporta.

Ti porta in basso, sempre più giù

Fin quando non ce la fai più,

Ti annebbia e ti logora dentro

Nasconde le emozioni come un filtro.

Ti uccide, ti massacra,

Fino a quando sei sfinito.

E dentro di te speri solo,

Che presto tutto questo sia finito.

E allora ad Asia vorrei dire con le parole di Martin Luther King: “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”. La paura che oggi colpisce Asia, così come nel romanzo colpisce Vittorio e Corinna, è quella di non affrontare la vita guardando al futuro come a una promessa ma lasciarsi schiacciare dal presente. Vittoria e Corinna dal loro stato di pensionati, e Asia, come tanti altri giovani, da una crisi di cui non vedono prospettive di uscita.

La paura è un “ospite inquietante”, ce lo dice lo psicanalista Galimberti, che si impossessa della mente e prende la forma di assenza di progettualità e futuro. La risposta? I giovani stordendosi con la musica, le droghe e l’alcol. Vittorio e Corinna andando alla ricerca di nuovo potere che li perderà.

Concludo con una frase di un potente di oggi: “Il tempo del potere può essere sprecato nella sola preoccupazione di conservarlo”. Chi lo ha detto? Mario Draghi (17 febbraio 2021).

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Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

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