“Le parole sono importanti”: gli artisti contro la violenza sulle donne
Un video contro la narrazione giornalistica che tende a sminuire il ruolo dell’uomo nelle situazioni di femminicidio
Da un’idea di Viviana Colais, Alessia Francescangeli, Claudia Ferri, Carolina Gonnelli, Ludovica Bei, Lorenza Giacometti è nato un video per sottolineare come la narrazione giornalistica teda a sminuire il ruolo dell’uomo nelle situazioni di femminicidio. Al progetto ha preso parte un gruppo di attori. Oltre alle ideatrici del progetto ci sono Valerio di Benedetto, Luca Basile, Simone Giacinti, Massimo Genco, Riccardo Giacomini, Matteo Montaperto, Lorenzo Balducci, Bebo Storti, Massimiliano Vado, Sabrina Paravicini, Alessio Chiodini, Mirko Cannella, Enrica Pintore, Elena Perrone.
Tanta è la strada da fare per cambiare il pensiero, delle persone, la percezione che le donne non sono oggetti o proprietà di altre persone, ma esseri consenzienti, pensanti e libere.
L’arte, il mondo dello spettacolo, da sempre particolarmente sensibili sull’argomento, sono uniti contro la violenza sulle donne. Si producono film, libri, canzoni, opere, come si organizzano dibattiti, tavole rotonde, meeting, incontri. Si parla nelle scuole, nei teatri, nei consigli, con personalità che si occupano di temi così impegnativi. Si mettono in tavola e spesso in evidenza proposte, intenzioni, bozze di soluzioni. Lo si fa in particolar modo oggi, 25 novembre, ma gli iter da seguire per eliminare questa forma di violenza, che con la pandemia del Covid19 ha aumentato anche gli omicidi delle donne, sono sempre troppo lunghi, a volte gli interventi arrivano troppo tardi, anche se le donne hanno seguito tutto l’iter burocratico per denunciare le violenze subite.
A questo si aggiunge, molto spesso, la descrizione che si fa delle persone che commettono femminicidi, quasi a giustificare il loro gesto, definendolo un atto di follia momentanea, ripercorrendo la loro “esemplare vita” come accadeva fino al 1981, anno in cui fu abrogata la legge 544 sul delitto d’onore. La stampa mantiene ancora attiva, per fortuna non tutta, quell’idea che le donne che subiscono violenza, se la sono cercata, che la colpa sta nel loro modo di vestirsi, di comportarsi e per questo possono subire un trattamento che, fino al 1996, era considerato delitto contro la moralità pubblica e il buon costume e non un delitto contro la persona. la stampa giornalistica dovrebbe ricordarsi, ogni giorno, del proprio compito e delle sue responsabilità.
Oggi continua ad essere importante la lotta e la diffusione di messaggi sempre attenti alla giusta descrizione della violenza, senza per questo, aver paura di usare le giuste parole.






