Parole in libertà e poetiche visive

Janis kounellis, titolo Z-44 del 1960,attualmente nella collezione della galleria nazionale di Roma

Nel 1909 veniva pubblicato su Le Figaró il primo manifesto futurista, dove Filippo Tommaso Marinetti inneggiava alla modernità, alla velocità e ad una cesura con il passato, spesso tradotto in visioni dinamiche di oggetti, animali e paesaggi.

Questa positiva avanguardia storica, la prima in Europa, non si fermó solo alla descrizione di un nuovo modo di fare arte, ma il decantato gusto per le nuove forme della velocità e di quanto la tecnologia innovava, venne esteso praticamente a tutto gli ambiti di tendenza dell’estetica borghese: moda futurista, architettura futurista, cucina futurista, musica, teatro etc.

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L’11 Maggio del 1912 esce il Manifesto tecnico della letteratura futurista, i dettami seguivano la medesima linea delle altre arti: rottura polemica con la classicità e con l’antico, dove coloro che ancora mettevano attenzione alla costruzione sintattica del periodo come alle sfumature del linguaggio, erano considerati “passatisti”. La nuova arte era fatta di sensazioni forti, come la velocità e la guerra, e sotto la spinta euforica di queste esperienze tutto andava slegato per arrivare in modo diretto a chi leggeva: all’interno del manifesto veniva teorizzata e descritta la nuova forma espressiva della poesia futurista, ovvero le Parole in libertà.

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Abolita ogni ricerca di senso, punteggiatura o legame sintattico, le parole andavo disposte liberamente sul foglio dove prendevano spesso la forma visiva del loro significato, il moderno poeta doveva creare “Manate di parole essenziali senza alcun ordine convenzionale. Unica preoccupazione del narratore rendere tutte le vibrazioni del suo io”.

Questa forma poetica mixata all’arte visiva con la sua innovazione non resterà un fatto storico chiuso al periodo del ventennio: nonostante il processo di demistificazione del futurismo dall’ombra fascista sia stato lento e forse non ancora del tutto riuscito, in molti artisti del dopoguerra si ritrovano ricerche verbo-visive che ricordano e forse qualcosa devono, alle avanguardistiche poesie marinettiane.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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