Sembra Amleto al Teatro Lo Spazio

La versione del principe danese di Francesco Zaccaro
Francesco Zaccaro scrive e interpreta lo spettacolo Sembra Amleto, diretto da Ivano Picciallo, andato in scena al Teatro Lo Spazio di Roma. Le scene sono di Alessandra Solimene, le luci di Joseph Geoffriau.
Il principe Amleto è forse il personaggio di William Shakespeare maggiormente portato in scena e con sempre più reinterpretazioni. Lui è l’uomo che può rappresentare il buio e la luce, l’essere e il non essere, la vita e la morte. In questo scenario così contrapposto tra il bianco e il nero, si posiziona la pièce Sembra Amleto.
Sembra, perché in scena c’è solo il principe danese con i suoi dubbi, le sue lotte interne, il suo crescente desiderio di trovare una risposta alla morte del padre. Amleto è il principe che si deve confrontare con l’immenso dolore per la perdita di un genitore tanto amato, con la perdita dell’amore materno, almeno in apparenza, con i sentimenti di amicizia, di odio, con il tradimento. Tutto nella solitudine della sua mente, non riuscendo a fidarsi di nessuno.
Sarà per questo che in molti, in particolare attori che hanno maturato una certa dimestichezza con il proprio lavoro e quindi con la recitazione, si confrontano con lui. Tra i tanti attori, anche Francesco Zaccaro, ha deciso di prendere il personaggio e riportarlo al pubblico in una nuova veste. In primis in un monologo e poi in una versione che tocca varie corde.
Il palco allestito sembra un cimitero. In un angolo un mucchio di terra, con paletta e secchiello, che il giovane Amleto utilizza ogni volta, per seppellire uno dei suoi cari. Al centro dello stesso, sulla ribalta, vi è la tomba di suo padre al quale il giovane si rivolge con amore. Un trono e degli oggetti di scena, tra cui una corona, un libretto che l’attore tiene ben custodito in tasca.
Il primo a cui Amleto compone una tomba, è Polonio, che è anche il personaggio preso maggiormente in considerazione. È lui che rappresenta la politica. Si notano i vari riferimenti a politici italiani. Il personaggio viene raccontato anche comicamente. Poi via via, arrivano anche Ofelia, morta suicida, colpita dal grande dolore per essere stata abbandonata da Amleto, poi c’è Laerte, suo fratello con il quale Amleto si scontra in un duello che ferisce a morte entrambi.

Chi prende una parte della scena maggiore è la madre di Amleto, Gertrude, regina sposa in seconde nozze allo zio Claudio, che viene identificato dal giovane principe come usurpatore e omicida del padre. Il personaggio di Amleto ha con lei un lungo dialogo, tornando anche da morto, quasi a calcare le orme del padre che gli era apparso come spirito, per cercare una motivazione.
L’amore/odio che prova per la genitrice è grande, ed esplode in un soliloquio nel quale gli esprime tutti i suoi sentimenti e dubbi, tutte le sue paure e i suoi ricordi. Lo spettacolo si esprime in un linguaggio a volte dialettale, a volte forbito, ma tutto è riportato a un libretto dove tutto sta scritto e quindi tutto è predestinato e deve accadere in quel modo.
Sembra Amleto è una grande prova di attore, in un monologo che riesce a raccontare l’intera vicenda, mostrandoci e facendoci immaginare i vari personaggi che accompagnano la storia. Ognuno ben definito nel suo ruolo, mostrando una consapevolezza del testo di Shakespeare approfondita e ben studiata. Francesco Zaccaro è Amleto, ma anche Ofelia, Gertrude, Laerte, Polonio, i soldati che lo accompagnano, le guardie. Forse, nel mettere in scena i personaggi, potrebbe diminuire la prima parte con personaggi minori, e presentarci, con maggiore intensità quelli, su cui si è soffermato meno.
Bella la regia, attenta ai vari quadri presentati, non da meno la scenografia che ci porta in un cimitero all’interno del quale Amleto lascia andare i suoi amici e parenti, preciso l’utilizzo delle luci di scena che trasformano l’ambiente. Uno spettacolo che affascina in una particolare versione di Amleto.





