Stefano Messina ci parla di La luna di Parmos

Al Teatro Vittoria di Roma un testo di impegno sociale La luna di Parmos Piazza Fontana con Stefano Messina

Dal 28 settembre al 3 ottobre il Teatro Vittoria attori&tecnici sarà il palcoscenico sul quale salirà Stefano Messina con lo spettacolo La luna di Parmos Piazza Fontana, 12 dicembre 1969, un testo di Gianni Clemente. Insieme a Messina sul palco ci saranno anche le musiche del Maestro Pino Cangialosi, sul palco insieme a Livia e Flavio Cangialosi. Un racconto tra parole e musica, suggestivo e incentrato su una delle pagine più discusse e crude della storia italiana, la strage di piazza Fontana, che ha sconvolto l’Italia.

Di questo ne abbiamo parlato insieme al regista e interprete Stefano Messina a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Il tema che lei affronta in questo spettacolo ha una variante di argomenti che possono essere sviscerati in tomi di libri attraverso i quali potremmo raccontare la storia dell’uomo, dei suoi vizi e delle sue virtù. La cultura è fondamentale per un popolo che si ispira alla democrazia, alla giustizia. Quanta valenza ha il teatro in campo sociale e culturale?

Direi molta visto che il teatro nasce insieme all’uomo “sociale” e che quindi ha accompagnato sempre come elemento culturale e sociale preminente e insostituibile la vita dell’uomo. Direi che la religione o meglio le pratiche religiose e il teatro vanno di pari passo, si contaminano. Per poi prendere strade diverse. Il mistero della fede da una parte e la consapevolezza della finzione dall’altra. Per questo trovo nel teatro una sorta di spiritualità, di condivisione unica nel mestiere delle arti.

Lei porterà in scena un “racconto”, non cronaca, di ciò che è stata la strage di Piazza Fontana. Perché scegliere un testo del genere?

Il progetto nasce da una mia proposta a Gianni Clementi. Ci conosciamo da molti anni e ho chiesto a Gianni di lavorare a questo progetto perché condividiamo molti interessi comuni, tra i quali proprio le tematiche affrontate in questo spettacolo.

Non racconta la storia della strage, ma quella di un impiegato, Giovanni. Chi è e cosa rappresenta il protagonista?

Giovanni è il prototipo del qualunquista che poi si redime e inizia un suo personalissimo percorso di impegno civile. Grazie soprattutto all’incontro che ha con un poeta: Pier Paolo Pasolini. Si imbatte in Patmos, il poema che Pasolini scrisse il giorno dopo la strage e da lì cambierà la sua vita. Inizierà con il suo impegno a riempire di significato la parola democrazia.

Sono passati cinquant’anni dalla strage, ma anche nella vita di Giovanni, il protagonista. Non ci sono colpevoli, come vive questa situazione il protagonista e come la vive lei da regista e italiano?

La vivo come la vive il protagonista. Impegnandomi a ricordare, a non dimenticare, un impegno che non deve finire finché tutta la verità non sarà svelata. Portare in scena questo spettacolo è la mia testimonianza a non voler dimenticare.

Da regista come ha lavorato per amalgamare il tutto, tra racconto e musica?

Mi sono incontrato con il maestro Pino Cangialosi al quale ho spiegato cosa mi serviva dalla musica in questo spettacolo. E come sempre Pino con la sua sensibilità mi ha fatto delle proposte che non sono solo un commento ma una parte fondamentale della drammaturgia.

E da attore, quali sono stati i suoi pensieri studiando testo e personaggio?

Essendo un monologo di circa 80 minuti la mia prima preoccupazione è stata quella di riuscire ad impararla tutta! Il personaggio è scritto così bene che non è stato difficile dargli voce e corpo e pensieri.

Cosa le ha lasciato questo testo?

La voglia di fare sempre di più, come impegno civile e politico. E arrivare al maggior numero di spettatori.

Cosa vorrebbe che lasciasse lo spettacolo negli occhi e nella mente degli spettatori che verranno ad assistere alla pièce?

La speranza che possa accendere, soprattutto nei più giovani o in chi questi fatti li ha sentiti o vissuti solo distrattamente, una scintilla, l’impegno alla partecipazione politica attivi. Dobbiamo riappropriarci della politica. È uno spettacolo che pone domande, che offre stimoli a poter pensare con i propri occhi e vedere con il proprio cervello. E sapere soprattutto che la strategia della tensione ad opera dei fascisti, che ha minato la nostra democrazia, ha avuto obiettivi e scopi precisi. Dobbiamo continuare a vigilare. È uno spettacolo costituzionale ovvero antifascista. 

Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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