Sun and Sea, artificialità e fine del mondo

foto @ di Carolina Taverna

il microcosmo della spiaggia ha invaso il parterre del Teatro Argentina di Roma

Sun and Sea (Marina) è la performance presentata nel 2019 alla Biennale d’arte di Venezia dalle artiste Rugilė Barzdžiukaitė, Vaiva Grainytė e Lina Lapelytė e curata da Lucia Pietroiusti.

Ha aperto la programmazione estiva del teatro argentina, venendo riproposta come spettacolo della durata di un’ora: 60 minuti di racconto lirico che ha valso alle artiste lituane il Leone D’oro. La performance si compone di un’azione scenica minima in cui viene riproposto il torpore di una giornata in spiaggia: chi gioca a racchettoni, chi resta steso al sole. Unita a musica e canto, la scena prende la forma di un’opera lontana dal canonico e monumentale.

Un coro di bagnanti senza mare su una spiaggia artificiale, lamentosi e in cerca di relax, danno voce a situazioni personali, malesseri, sogni ambigui: un vuoto interiore che accomuna i personaggi sembra allontanarli dalle loro stesse vite. La presa di coscienza che manca loro è quella che arriva allo spettatore, eppure l’immedesimazione è immediata: ci si rispecchia in quei vacanzieri alla ricerca di relax su qualche spiaggia, di una pausa meritata dalla vita frenetica che con la sua entropia alimentiamo. La visione apocalittica di qualcosa che sta per esplodere come un imprevedibile vulcano, la programmata fine del lavoro, delle vacanze, della barriere coralline e delle forme di vita.

Liricamente crudele e reale, il microcosmo della spiaggia, allestita a Venezia dentro gli spazi della marina militare di Venezia, ha invaso il parterre del Teatro Argentina di Roma, lasciando gli spettatori a guardare dall’alto la crisi umana e ambientale che si compie. 

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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