Una commedia nera e rock al Teatro Basilica di Roma

uno spettacolo diverso dal solito

In scena al Teatro Basilica, “ESSEREMME, ovvero, il sogno di Esse e l’Incubo di Emme” scritto, diretto e interpretato da Stefano Vona Bianchini. Con lui troviamo Simone Corbisiero, Valeria Romanelli, Giorgio Squilloni.

La storia si presenta come una “commedia nera, un po’ rock’n roll e sanguinaria”, dove si affronta il rapporto che esiste tra i gemelli. La trama potrebbe sembrare semplice , ma non lo è. Due gemelli, si ritrovano a vivere un triplo incubo, nel salotto della loro casa e precisamente l’uccisione della madre. Presenti e forse complici inconsapevoli, due strani vicini di casa. Sin dall’inizio ti chiedi se quello che stai vedendo è una presa in giro o no. Realtà, fantasia o fantascienza?

Ci vuole qualche minuto per entrare nel vivo dello spettacolo, e cominciare a capire qualcosa ma, comunque, fino alla fine, e neanche dopo, lo saprai. Come già detto la storia non è semplice, e tuttora non so se quello che credo io, sia la giusta interpretazione. La trama parla di un incubo che i due fratelli fanno e poi si raccontano, togliendosi le parole di bocca uno con l’altro. Sembrerebbe quindi vero, ma l’incubo si intreccia con quella che dovrebbe essere la realtà, dove i due, in perenne conflitto tra loro, da bravi fratelli, anzi, di più, gemelli, si trovano a passare un week.end nella casa di campagna, rivivendo l’uccisione della madre ad opera del padre. Un padre presente su uno schermo, ma assente nella vita dei figli, che nel loro immaginario (o forse nella realtà) viene visto come Satana.

I flash-back si alternano a ritmo sostenuto, lasciando lo spettatore sorpreso e a volte confuso. Nell’intreccio, poi, si parla di una prossima elezione a re di un regno misterioso, e di una lotta tra i due fratelli per chi debba essere il successore. La legge prevede il maggiore, ma in questo caso, 5 minuti possono fare la differenza? Allora forse il prediletto del padre? E chi decide chi sia costui, vista l’assenza dello stesso? Insomma, il tutto, pur avendo una sua linea, è caotico, è troppo strano per essere vero, ma anche alquanto vero in taluni momenti. Abbiamo la sete di potere, che va oltre tutti i sentimenti e le relazioni personali; il rapporto tra gemelli, da sempre studiato perché molto intenso e pieno di sfaccettature; riferimenti a trattati di psicologia, fratricidio, patricidio.

Ovviamente i due attori che interpretano i gemelli, Stefano Vona Bianchini e Simone Corbisiero, sono i bravissimi attori principali, ma senza gli altri due, i vicini strani, Valeria Romanelli e Giorgio Squilloni, potrebbero fare poco. Insieme si amalgamano, si passano la battuta, scrivono la storia. Sanno essere riflessivi, espressivi, ironici, odiosi, simpatici, alienati e serissimi il tutto nel giro di pochi secondi.

Tra l’altro, in alcuni casi, come per il teatro dell’assurdo, ed un po’ anche questo lo è stato, recitano su qualcosa che non c’è, sul nulla e sul tutto. Inoltre va detto che la loro bravura fa anche da scenografia, visto che il palco, pur suggestivo, data la location (dentro le mura della porta di San Giovanni) non ha mobili o disegni o proiezioni che possano aiutare la storia.

Al centro del palco solo due cubi. Il resto è affidato tutto alla mimica e alla recitazione degli attori e all’aiuto della musica originale di Giuseppe D’Amico. Come sottolineato nella brochure, lo spettacolo è stato ispirato anche da film come “Ritorno al futuro”, “Bettle Juice”, “i Goonies” e “La famiglia Addams”, ma, ci ho trovato dentro anche qualcosa di “Inception”, sogni che diventano realtà e viceversa. Che costruiscono vite parallele e alla fine non sai più dove è il sogno e dove la realtà.

Allo stesso tempo, i conflitti tra i due riportano alla mente La Bibbia, le leggende romane (i gemelli Romolo e Remo e la loro voglia di essere re con conseguente fratricidio) e tanti altri drammi letterali e culturali. Uno spettacolo diverso dal solito, giovane, ingarbugliato, sofferto e leggero allo stesso tempo. Può offrire ottimi spunti di riflessione o lasciare nello spettatore stupore e incredulità.

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Raffaella Monti

Raffaella Monti

48 anni, una vita con i bambini ... degli altri, a raccontare favole e a gustarmi film e letture. E se c'è il lieto fine ... meglio!

LEGGI ANCHE