1917, un racconto della prima guerra mondiale

 

un racconto di guerra

Si potrebbe dire che il senso del film e anche il suo stile sia suggerito dal titolo, “1917”, che, con la sua fredda laconicità si inserisce forse nel solco di una tradizione che (ci si augura) è stata inaugurata da “Dunkirk”, opera partorita dal genio di Christofer Nolan. Il paragone non è certamente casuale, se non altro per la nazionalità di appartenenza dei due registi, Nolan e Mendes, entrambi britannici. A sua volta, quest’ultimo dato pare non essere ozioso perché, se il film di Nolan riscriveva le regole per realizzare un film sulla Seconda guerra mondiale, quello di Mendes pare avere l’ambizione di rivoluzionare le regole per realizzare un film sulla Prima guerra mondiale.

Punto in comune pare debba essere cercato, in primis, su di un livello stilistico sobrio, che si distacca dall’esuberanza delle rivisitazioni in chiave epica di fatti bellici, presenti nei blockbuster americani, e che fanno leva su facili effetti e virtuosismi tecnici (anche gli stessi film di Steven Spielberg). Il rischio potrebbe appunto essere quello che si crei una retorica (auto)celebrativa britannica, sulla falsariga di quella americana che, nel bene o nel male, ha veicolato per lungo tempo messaggi patriottici tramite il mezzo cinematografico. Questo pericolo, tuttavia, è evitato da Sam Mendes, già dalla scelta dei due protagonisti del film, semisconosciuti: George MacKay e Dean-Charles Chapman, sottoposti ad un tour de force non indifferente. Infatti, il film consiste in un unico piano-sequenza, se si eccettuano suture digitali quasi impercettibili e una sorta di blackout che giustifica il passaggio della notte.

Oltre ai due protagonisti, che sono ovviamente sempre il centro dell’attenzione dello spettatore, sono in stato di grazia gli attori secondari, Colin Firth, Mark Strong, Benedict Cumberbatch, Andrew Scott. I due protagonisti, interpretati appunto da George MacKay e Dean-Charles Chapman, ricevono dal loro superiore l’incarico di portare un messaggio presso alcuni alleati allo scopo di ordinare loro di evitare un attacco che si suppone incoraggiato dai tedeschi, i quali avrebbero teso una trappola. In questo modo, i due salverebbero 1600 vite umane, tra le quali quelle del fratello di uno di loro. La missione è tuttavia suicida nelle premesse perché richiede l’attraversamento delle linee nemiche.

La trama è, come si vede, esile, così come è semplice la sceneggiatura; ciò, tuttavia, non disturba lo spettatore che, anzi, anche in virtù dell’unico piano sequenza, è chiamato ad avere una parte “attiva” nell’azione filmica. Inoltre, la perizia tecnica non scade mai nel vuoto esercizio di stile o virtuosismo retorico; anche se c’è una certa differenza tra la prima parte del film e la seconda: quest’ultima presenta, infatti, maggiori momenti vuoti, riempiti da accadimenti piuttosto superflui. L’operazione, comunque, risulta riuscita, anche se non perfetta.

Riuscita per la perizia tecnica e il significato ideologico che si concretizza in uno stile sobrio e “pulito”, ma non perfetta, appunto per alcuni momenti banali nella seconda parte del film. 1917, comunque, merita un posto particolare nella cinematografia moderna, se non altro per la coerente consapevolezza con la quale porta avanti un progetto ideologico che si incarna in uno stile animato da grande virtuosismo (quasi mai retorico) tecnico.

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Antonio Sanges

Antonio Sanges

Mi chiamo Antonio Sanges, ho 28 anni e attualmente vivo a Roma. Ho studiato e vissuto tra Perugia, Roma, Parigi, Londra, e amo la lettura, la musica, il teatro, gli animali. Ho scritto due libri, che sono stati pubblicati: Penne d’oca e Poesie in itinere.

LEGGI ANCHE