Daimon 4.0 il pericolo dei social

Tiziana Sensi porta in scena le difficoltà e le insidie dei social

Daimon, secondo Platone, è la guida interiore che aiuta l’uomo nella sua vita, qualcuno invece, lo identifica come lo spirito che mette in relazione gli dei con gli uomini. Queste definizioni, così filosoficamente spiegate e messe in relazione con la vita umana, sono lo spunto per aprire un dibattito e per analizzare lo stato delle coscienze sociali. A farlo è Tiziana Sensi che porta in scena lo spettacolo Daimon 4.0, un monologo scritto a quattro mani con Maria Grazia Aurilio, con la supervisione della regia di Caterina Gramaglia, la regia della stessa Sensi, andato in scena al Teatro Marconi di Roma.

La stessa attrice si presenta sul palco in abito bianco, lungo, nelle vesti del social, di quella realtà virtuale che si sta prendendo la realtà fisica. Sullo sfondo la proiezione di una sequenza di codici, che ricorda molto Matrix che ha segnato un punto di svolta importante nella comunicazione di ciò che non è reale e di quello che potrebbe diventare il virtuale.

L’attrice impersona il Daimon, trasportato all’interno della realtà virtuale e divenuto, per questo, il social. “Il sistema ha raggiunto il suo scopo, il sistema comanda le menti” sono le parole che “il social” pronuncia dal palco, consapevole del suo potere sulle menti, sulle scelte, sui gusti di chi ha fatto e continua a fare, dei social la propria vita.

Una volta spogliatasi dei panni del social, l’attrice comincia un dialogo con gli spettatori, facendo domande dirette, incitandoli a partecipare alla rappresentazione parlando direttamente delle loro esperienze con il cellulare. Quello strano aggeggio che è diventato indispensabile in pochi anni, per alcuni fonte di gioia, di vita e dal quale non si possono staccare nemmeno per un attimo.

Eppure in un recente passato, anzi recentissimo, tutto era diverso. Nessuno avrebbe mai immaginato che, in poco tempo, la sete di contatto con gli altri esseri umani si sarebbe spostata dalla semplice via, piazza, o luogo fisico di aggregazione, nella sala della camera o semplicemente nella scatoletta del cellulare. Quanto tempo si passa “avvinghiati” al cellulare, senza perderne una parola, una frase, un video, senza per questo sentirsi soli e abbandonati. Sono bastati pochi scrocchi delle dita per arrivare a rendere irrinunciabile una realtà irraggiungibile.

Ne inizia un confronto che evidenzia la parte negativa derivante dall’uso smodato del cellulare e quindi, di conseguenza, dei social. Un allontanamento dalla realtà, un rifugio che isola, un luogo capace di ingannare in particolare i più giovani, facendoli cadere nella rete di predatori o fra le grinfie del cyberbullismo.

Siamo arrivati a non riuscire a controllare un fenomeno che lascia interdetti i più adulti e senza soluzioni reali, i più giovani, che restano i maggiori fruitori ma anche i maggiori bersagli di questo mondo così diverso e ricco di contraddizioni che è la realtà virtuale.

Quello che l’attrice e autrice fa, è un momento di riflessione sulla società odierna, che ha trasportato in un mondo virtuale sogni, speranze, condivisioni, alla ricerca assoluta della perfezione, dell’impossibilità all’errore, dell’apparire sempre perfetti, alla ricerca delle lusinghe di chi guarda. Eppure mentre il mondo ci urla chi dobbiamo essere, il daimon cerca di farci comprendere cosa possiamo diventare.

Sono mille le domande che nascono da questo attento monologo, così tanto interessante, da lasciare senza fiato e da farci vedere con occhi e pensieri diversi quella piccola scatoletta che portiamo sempre con noi e di cui non potremmo fare a meno: il cellulare.

Il lavoro di scrittura e rappresentazione è tanto, perché il caso non è concepibile e la realtà è lì ad attenderci. Non bisogna tirarsi indietro, ma imparare a prendere il meglio di ciò che abbiamo fra le mani, lasciando che il daimon ci faccia capire cosa possiamo diventare.

Accanto a questo monologo anche l’associazione Penelope che si occupa di ricercare le persone scomparse. Tra queste in aumento sempre più giovani e giovanissimi che cadono nei tranelli della rete che, attraverso i social, rappresenta per loro uno dei maggiori pericoli.

 

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

Leggi anche