Alla Sala Umberto al magia di Teatro Delusio

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Floz è uno strato geologico contenente preziose materie prime

In scena al teatro Sala Umberto, uno spettacolo veramente speciale: Teatro Delusio un’opera di Familie Floz, di Paco Gonzalez, Bjӧrne Leese, Hajo Schuler e Michael Vogel. Con Andreas Angulo, Johannes Stubenvoll, Thomas Van Ouwerkerk. Maschere Hajo Schuler. Costumi Eliseu R. Weide Regia di Michel Vogel.

Lo spettacolo in questione è fuori dalle idee che si hanno di spettacolo teatrale. Tre attori, ventinove personaggi. Con le maschere, senza dire una parola. Due ore di divertimento, poesia e altissima recitazione.

La storia narra di 3 tecnici di un teatro, che lavorano dietro le quinte, da qui la scenografia che riproduce le quinte di un teatro; fili della luce, scale che vanno e vengono, un baule per prendere cose o per nascondersi. La paratia che separa dal palcoscenico. I tre tecnici, portano nel loro lavoro, il loro carattere, i propri sogni, le proprie emozioni. C’è il capo, che tiene tutto sotto controllo, o almeno così vorrebbe; c’è chi cerca la felicità nella letteratura e ogni momento è buono per leggere. E c’è chi, invece di vivere alle spalle del palcoscenico, vorrebbe stare davanti, avere successo, farsi applaudire.

Alle loro storie si uniscono e si intrecciano le storie degli spettacoli in scena: il concerto, i cui maestri d’orchestra e lo stesso direttore, passano dietro il sipario, per un caffè, perché si sono persi, o perché non ci vedono più. E poi il balletto, e l’etoile, forse non proprio in forma o forse un po’ in là con gli anni, che, passando dietro le quinte, si lascia andare ad un piccolo sogno con un tecnico, che probabilmente non avrebbe mai avuto il coraggio di avvicinarla. E poi, il classico spettacolo da teatro, con l’attorone, bello, capace e arrogante che detta legge, decide, impone, ma che poi, si scontra, dietro il suo palcoscenico, con un sogno di ribalta molto forte.

L’opera in scena, raccontata così, sembra essere tre spettacoli in uno. E già così sarebbe incredibile, ma occorre ancora aggiungere che gli attori sono tre. Solo tre. Tre ragazzi. Eppure sul palco ci sono donne e uomini e tanti! Un intero corpo di ballo, una etoile, una cantante, un direttore di orchestra, un’orchestra intera! E ancora, tre spettacoli, più tutto il dietro le quinte. Non solo, si esce dal teatro convinti di aver sentito recitare dei copioni. Eppure, non è stata detta neanche una parola.

La recitazione, strabiliante, è data tutta da una mimica gestuale e corporea, aiutata dai costumi, studiati fin nel più piccolo dettaglio; vedi il fiocco della ballerina, il laccio delle scarpe di un moschettiere, costumi che vengono cambiati più e più volte. Ripeto, 29 personaggi, tre attori. E come se non bastasse,gli interpreti hanno una maschera. Non possono usare la mimica facciale. Ma qui, subentra la bravura di Hajo Schuller, tra l’altro anche autore, che ha creato queste maschere. Semplici, ma talmente particolari che, grazie anche allo studio delle luci di Reinhard Hubert, sembrano parlare, esprimere emozioni, sembra quasi di vederle muoversi.

All’inizio dello spettacolo, i tre ragazzi entrano in scena con un pupazzo vestito di bianco, sembra una bambina. Viene animata prima da un solo attore e poi anche dagli altri due, in una sintonia di movimenti che fa quasi paura. La sua presentazione e le sue apparizioni durante lo spettacolo e poi alla fine di questo, sono, a mio parere, poesia. Credo si presti ad essere interpretata come ciascuno sente. Pertanto non mi dilungherò oltre, ma è da vedere. I tre attori sono eccezionali, si muovono, recitano, dialogano tra loro, e anche con il pubblico, con ogni mezzo, tranne la parole. Si percepisce la loro intesa, globale, unica. Una piccola curiosità: Floz è il nome di uno strato geologico contenente preziose materie prime. Nome perfetto, materie preziose e aggiungerei, rarissime.                  

 

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