Debutto con successo per Quattro minuti e dodici secondi

Chiara Becchimanzi regala un’ottima interpretazione su un testo intenso

Debutto nazionale al Teatro del Lido di Ostia per Quattro minuti e dodici secondi, il dramedy, thriller psicologico dell’inglese James Fritz, portato in Italia da Giancarlo Nicoletti che ne cura la regia e che ha come interpreti Chiara Becchimanzi, Claudio Vanni, e i giovani Flavia Lorusso e Samuel Ghiani, coprodotto da Altrascena & Goldenart Production in accordo con Arcadia &Ricono Ltd per gentile concessione di Berlin Associates LTtd.

Siamo di fronte a un testo inglese che ci pone davanti ad una storia attuale, dai risvolti tragici. Quattro minuti e dodici secondi infatti, è la durata del video hard che ha come protagonista il diciassettenne Tommy, dalla famiglia irreprensibile e pronta a prendersi cura di lui, a difenderlo. Non solo, ma per la mamma Diana (Chiara Becchimanzi), Tommy è ancora piccolo, è il suo bambino. Ma quel video di cui si cerca il responsabile della pubblicazione, e del quale Tommy giura la sua estraneità alla stessa, è stato visto da mezzo milione di persone. Così Diana e suo marito David (Claudio Vanni) che cercano di distinguersi tra gli abitanti della periferia di una grande città, che resta anonima, si chiedono come il loro irreprensibile figliolo possa essere incappato in una situazione simile.

La prima scena vede Diana tornare a casa da lavoro e trovare la camicia sporca di sangue. Chiedendo spiegazioni al marito, lui, con riluttanza, le dice che all’uscita di scuola Tommy è stato picchiato dal fratello della sua ex fidanzata Lara (Flavia Lorusso), incitato dal padre. La madre vuole denunciare il giovane che è maggiorenne, rivolgersi alla polizia, denunciare Lara che da sempre non vede all’altezza del figlio, ma David si oppone con tutte le sue forze. Per calmarla David spiega che tutto è partito da un video che gira in rete. Questo mostra delle scene di sesso tra Tommy e Lara. Con il passare del tempo si scopre che queste hanno qualcosa di violento.

Diana non crede ancora alla colpevolezza del figlio e cerca in ogni modo di trovare una ragione, di aggrapparsi al dubbio, di salvare suo figlio che crede assolutamente innocente, ma mentre continua a lottare, lentamente comincia a dubitare di tutto e di tutti, anche di suo figlio. Così Diana si ritrova a dover scegliere tra l’amore che prova per il figlio e il rispetto che si deve ad una donna, in questo caso una giovane che si ritrova vittima di un uomo, anche se ragazzo.

Lo stile british di questo spettacolo resta evidente in ogni parte. Il testo, che ha un forte impatto emotivo, è un continuo dialogo veloce tra i protagonisti, che si scambiano accuse, rimproveri, giustificazioni. Si comincia credendo ad una versione e man mano si cambia idea, si riflette insieme ai dubbi di Diana che diventano i nostri.

Temi attualissimi e sempre tra le prime pagine dei giornali, che raccontano di tecnologia e video personali che girano in rete, a disposizione di tutti. Non solo, ma si parla anche di video che riprendono scene personali e intime, che, una volta caricati sulla rete, diventano una ingiusta condanna, in particolare per le donne. Lara, infatti, si sente violata non solo nell’aspetto e nel suo essere donna, ma anche intimamente.

Grande importanza hanno gli atteggiamenti di una società, che vede nel condividere scene personali, un modo per affermare il proprio status o dimostrare di essere più “fighi”, furbi, accettati nei confronti degli altri, a discapito dei più deboli e in questo caso delle donne. La società, che vive di immagini, video, all’interno della rete, è pronta a giudicare e a condannare. Tutto si riflette sugli spettatori che, almeno per una volta, sono così presi dal testo e dalle interpretazioni degli attori che sembrano vogliano condividere i propri pensieri con gli attori sul palco.

Se il testo è un atto di assoluta potenza, la regia di Giancarlo Nicoletti, non è da meno. I cinque personaggi interagiscono tra loro. Parlo di cinque perché anche se Tommy non compare mai, la sua presenza si sente costantemente. Nulla sembra lasciato al caso e tutto si muove in sintonia. Ancora un plauso va fatto a Nicoletti che in questi ultimi anni ha regalato al pubblico teatrale regie stupende, guidando attori di intensità emotiva non da poco.

Vittima e carnefice si alternano man mano che il racconto prosegue e non mancano nemmeno i colpi di scena. Ciò che resta nell’aria è l’affermazione della madre: “Mio figlio è sempre stato un bravo ragazzo”, quasi a condannare non lui, ma gli amici come Nick (Samuel Ghiani), la ragazza, la società, la tecnologia, non lo stesso autore dei fatti. Evidente anche la forma mentis dei genitori che proiettano sui figli i propri sogni, desideri, aspettative che non possono essere disilluse.

Chiara Becchimanzi, per chi come me, l’ha vista sul palco solo nelle sue interpretazioni di stand up, dove comunque riesce a catalizzare l’attenzione, in un testo drammatico, di prosa, è una grande scoperta. Togliendo forse quei primi minuti di incertezza, dovuti alla prima nazionale, al debutto, alla tensione, la Becchimanzi regala una grande prova attoriale. Nei panni di Diana è credibile e coinvolgente, la si odia, ama, la si sente vicina e lontana, in particolare quando non se ne condividono le scelte e questo fa dell’interpretazione un vero successo. C’è intesa sul palco con Claudio Vanni, con il quale lo scambio di battute è intenso. Bella prova anche per i due giovani Flavia Lorusso e Samuele Ghiani.

Le scenografie sono di Alessandro Chiti e ci portano ora dentro la casa di Diana e David e ora fuori a incontrare Lara o Nick, l’amico di Tommy, tutto grazie ad una parete oscurante che si apre e si chiude nel cambio scene. Le musiche originali sono di Mimosa Campironi, il disegno luci, molto importante per le scene, è di David Barittoni.

Per le prossime date, lo spettacolo sarà in scena a Roma anche al Teatro Belli alla rassegna TREND e all’Off Off Theatre, lo consiglio vivamente.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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