Giuda, il monologo sul discepolo traditore

Giuda

Al Teatro Lo Spazio andrà in scena Giuda, un monologo sulla figura dell’apostolo traditore

Sarà in scena dal 29 ottobre al 1 novembre, al Teatro Lo Spazio, lo spettacolo Giuda, monologo di Raffaella Bonsignori a cura di Maximilian Nisi, che racconta la versione di quello che è considerato tra gli uomini più cattivi della storia, il traditore di Gesù.

Abbiamo rivolto alcune domande allo stesso Nisi che interpreta il personaggio di Giuda e all’autrice del testo, Raffaella Bonsignori. Prima di tutto benvenuti sulle pagine di CulturSocialArt.

La prima domanda che le pongo è personale: Maximilian, come si affronta un personaggio così complesso e direi anche scomodo?

Maximilian – Senza pregiudizi. Si affronta tendendogli una mano, cercando di portarlo a sé, parlandogli nel silenzio di una stanza o di un camerino. Bisogna cadere con lui verso l’alto. Con i personaggi bisogna anche sapersi elevare. È una festa continua in cui si rischia di uscire ubriachi e spesso cambiati.

La storia ci ha riportato un Giuda che da uno dei dodici discepoli di Gesù, portatore di pace e amore, diventa il traditore, per poi relegarlo nel dimenticatoio, tanto che sulla parte finale della sua vita ci sono diverse teorie. Qui come viene presentato questo personaggio?

Giuda

Raffaella – Innanzi tutto, grazie per questa domanda, molto profonda e particolare. In effetti, Giuda non è un personaggio facile sul quale scrivere. La sua è una figura più volte doppia. È un uomo e un discepolo e questo è il suo primo dualismo. Marcia in bilico tra la fallibilità umana, la tendenza al peccato e il desiderio di seguire gli insegnamenti del Messia. Ma è anche un discepolo ed un traditore e questo è un secondo dualismo. Combatte contro se stesso, contro la propria natura e le proprie convinzioni che lo avvicinano allo zelotismo, nutre il sogno di un nuovo regno, una nuova Israele libera, è posseduto dalla voglia di specchiarsi nella verità di Dio. Ecco, questo testo cerca di non dimenticare le sue tante facce. Il bacio, che lo rende traditore, che lo fa scendere negli abissi, è solo una parte di lui. Non c’è condanna o salvezza, a teatro. Non è questo il compito di una pièce. C’è la rappresentazione di un uomo visto dal mondo grigio che lo circonda e che lo permea, dove tutto ha un significato, un risvolto psicologico, un senso narrativo; tutto è parte della sua verità, una delle tante verità. Questo è un Giuda che non deve fronteggiare solo il tradimento, ma è un “colpevole perfetto” che, dalla prigione in cui la storia e la religione lo hanno relegato, vuole parlare e lo fa senza aspettarsi niente; lo fa per dissipare le nebbie del superfluo e, come insegna la Baba Jaga a Vassilissa in una antica fiaba russa, lo fa per separare i sentimenti buoni da quelli cattivi, le intenzioni e le azioni buone da quelle cattive. In questo modo prende coscienza di sé e, sotto il profilo psicanalitico, si uniforma a quanto insegnato da Gesù nell’ultima cena, quando annuncia la propria morte come conditio sine qua non affinché lo Spirito Santo raggiunga tutti loro. Uno Spirito che, illuminandoli, darà loro la consapevolezza del proprio ruolo nel mondo, nella vita e nel progetto divino.

Quale potrebbe essere il maggior rammarico di Giuda? E il rammarico della “visione storica”?

Raffaella – Sicuramente il rammarico che noi tutti ci figuriamo al solo pronunciare il suo nome, come se cinque lettere potessero scolpire un gigante potente e crudele, è quello di aver ucciso il Figlio di Dio, Dio egli stesso. Inimmaginabile la profondità di un simile rammarico. Ma ho preferito andare oltre e immaginare la sua anima colpita da uno sciame di meteore emozionali. Tanti rammarichi, alcuni dei quali concernenti le scelte fatte e quelle evitate; l’esilio sentimentale cui ha condannato se stesso; l’amore provato. Ecco, l’amore. Il mio Giuda è un uomo che ha amato moltissimo. Non sempre nel modo giusto, è chiaro. Ma l’amore è una macchina irrefrenabile che non sempre conduce nel luogo dove si vuole andare. Il suo era poco? Era troppo? Era giusto ma espresso nel modo sbagliato? Si dice che sia meglio avere rimorsi che rammarichi. Il mio Giuda è ricco di entrambi.

Preparandosi a interpretare lo spettacolo, è cambiata la sua visione di questa figura storica? E, se sì, in cosa?

Maximilian – L’interpretazione produce quasi sempre un’osmosi con il personaggio, uno scambio. Scrutare un’anima dall’interno azzittisce molte critiche e lascia dormire gran parte dei giudizi e dei pregiudizi. Sì, la mia idea di Giuda è cambiata, non in modo radicale, sia chiaro, ma ho raggiunto con lui i luoghi di alcuni perché. Mi sono ritrovato a provare simpatia per lui, nel significato greco del termine, ho sentito partecipazione, attrazione, affinità. Il suo lato oscuro, la sua moralità dubbia, i tratti incerti della sua personalità mi hanno affascinato. Credo che in tutti noi ci sia una parte nera, una parte quasi inconfessabile, occuparsene, anche se indirettamente, alla fine può gratificarci.

Guardandosi attorno, nella società moderna, ci sono personaggi che potrebbero somigliargli?

Raffaella – Ognuno di noi! Giuda è insito nel gioco di luci e ombre che forma la nostra esistenza, che sostiene la nostra anima. Nessuno è solo buono o solo cattivo. In Giuda si compone il dissidio del “doppio”. La letteratura e il teatro ne fanno tesoro da sempre, ma se dovessi pensare ad un personaggio contemporaneo oserei dire “Il Politico”. A prescindere da colori e fazioni ideologiche: quando si cerca di mediare, si rischia sempre di tradire qualcosa o qualcuno.

Giuda

Cosa ha trovato in questo testo che l’ha attratta?

Maximilian – Questo testo nasce da un mio desiderio. Nel corso di un’intervista rilasciata a Raffaella due anni fa, le confidai che avrei tanto voluto interpretare un cattivo biblico nel quale potessi profondere istanze peccaminose ma anche sentimenti. Le chiesi se fosse disposta a scrivere un testo per me sul personaggio di Giuda: avevo letto alcuni suoi articoli e il suo stile lirico e rigoroso mi piaceva molto. E così è stato. Dopo la prima lettura abbiamo poi lavorato assieme, era necessario tagliare alcune parti, limare alcuni aspetti per adattare il tutto all’idea di rappresentazione che avevo in mente. Sicuramente, di questo testo mi ha subito attratto la non finitezza della storia e della verità del personaggio; il volo costante tra il suo mondo interiore e gli accadimenti; l’intreccio del privato e del pubblico, dell’ignoto e del noto, del voluto e del subito. È un testo fatto di domande. Le domande che tutti noi ci poniamo e non solo su Giuda ma anche su noi stessi.

C’è qualcosa che si porterà dietro del personaggio e qualcos’altro, invece che ha dato di Maximilian a Giuda?

Maximilian – Il rapporto tra attore e personaggio è sempre molto complesso. A volte diventiamo due facce di una stessa medaglia, sconfiniamo l’uno nell’altro. Di Giuda credo mi abbia appassionato il fatto che amasse profondamente la vita. Sembra una contraddizione visto che le Scritture lo riportano suicida, ma non credo che abbia mai agito se non per un’ incontenibile voglia di vivere, a partire dalle passioni, anche quelle peccaminose, fino ad arrivare al tradimento, che ha delle ragioni che lo sostengono, non condivisibili o, comunque, storicamente dubbie, ma delle ragioni precise che hanno a che fare con l’essenza vitale. Cosa abbia dato Maximilian a Giuda, invece, vorrei farlo dire al pubblico. Per quanto mi riguarda posso solo dire che nel periodo delle prove, durante il lockdown, gli ho donato la mia anima e oggi in scena gli presto felicemente il mio corpo e la mia voce.

Vi ringraziamo per essere stati con noi e vi auguriamo un grandissimo in bocca al lupo per lo spettacolo!

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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